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  • Francesca
    L ARCA DI DON NICOLA HA BISOGNO DI NOI Oggi con Licia Colò in Cominciamo bene animali e animali in onda alle 9 e 55 su Rai Tre. 3 febbraio 2005 - In piena
    Messaggio 1 di 1 , 3 feb 2005
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      L'ARCA DI DON NICOLA HA BISOGNO DI NOI
      Oggi con Licia Colò in “Cominciamo bene animali e animali” in onda alle 9 e 55 su Rai Tre.
       

      3 febbraio 2005 - In piena emergenza freddo, Licia offre qualche consiglio su come aiutare gli animali selvatici a trovare il cibo ma anche i domestici quando escono a fare la passeggiatina. Daremo spazio alle storia di Don Valeri, un prete romano da sempre in prima linea nell’aiutare gli animali. Ed infine le storie dei nostri telespettatori e dei loro animali. Con Marinella Cozzolino si parlerà poi di pet therapy.

       
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      DON NICOLA, IL SACERDOTE CHE AMA GLI ANIMALI CHIEDE AIUTO
      3 feb 05
      Un appello da Roma, un aiuto per una persona eccezionale.
       

      3 febbraio 2005 - Don Nicola Valeri è sacerdote sempre affaccendato, un uomo umile e coraggioso. Al suo attivo vanta un curriculum eccezionale: 55 anni di sacerdozio, una laurea in lettere classiche nel 1952 presso l'Università di Roma, oltre 40 anni di insegnamento nei licei statali di greco e latino, e soprattutto 50 anni in borgata e nella campagna romana in mezzo alla gente e alle prese col randagismo.
      Dal 1973, Don Nicola ha cominciato ad occuparsi di randagi ritagliandosi spazi per Rifugi di animali abbandonati.
      Don Nicola è un sacerdote che riconosce negli animali delle creature di Dio da trattare come fratelli e sorelle, aiutandoli e rispettandoli con tenerezza. Oggi Nicolino - che ha 84 anni - gestisce un Rifugio per cani e gatti sulla via del Mare, che è in realtà un vero e proprio Parco. Oggi, Nicolino chiade a tutti noi un aiuto: cibo, denaro o qualcuno che possa proseguire la sua opera.

      Da cosa nasce questa sua passione Don Nicola?
      Passione in senso latino, per me vuol dire sofferenza… Sofferenza, cioè, nel vedere come stanno queste bestie. Basta avere un po’ di cuore, un po’ di cervello. Dinanzi alla sofferenza di queste povere bestiole uno non può rimanere insensibile… Ed è anche una questione di coerenza aiutare questi animali…

      Perché dice che è anche questione di coerenza aiutare cani e gatti?
      Perché se un prete va in giro predicando la parola di Dio, è pur giusto che la metta in pratica. E per me vuol dire anche aiutare gli animali.

      Quanto tempo fa ha iniziato ad occuparsi di animali?
      Direi da sempre, ma l’anno preciso è il 1973, quando ho visto un numero imprecisato di cani che sarebbero stati uccisi se non fossi intervenuto io… così li ho presi con me, e da allora non li ho più lasciati.

      Lei gestisce un rifugio che ospita cani e gatti sulla Via del Mare di Roma. Quanti animali ha nel suo rifugio Don Nicola?
      50/60 tra cani e gatti. Ma in verità non è un rifugio/canile…. E’ un vero e proprio Parco di 1500 metri quadrati dove questi animali possano vivere liberi… Hanno prato, hanno acqua. L’inverno dormono riscaldati.

      C’è qualcuno che la aiuta?
      La mia pensione, soprattutto, ma anche qualche volontario che viene a darmi una mano. Ho venduto una casa ai miei parenti, per mantenere gli animali. Vado avanti con tenacia e caparbietà, ma orami ho una certa età.

      Cosa le serve oggi? Cosa chiede Don Nicola?
      Sarei grato a chiunque volesse aiutare le mie povere bestiole. Cibo, o anche offerte in danaro… ma soprattutto ho la speranza di cercare qualcuno che possa proseguire la mia opera… Io oramai ho molti anni e non ce la farò per sempre.

       
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      BEPPE GRILLO PERORA CAUSA DEL CENTRO DI SALVAGUARDIA DEI COLIBRI'
      31 gen 05
      Iniziativa a Trieste.
       

      31 gennaio 2005 - Un Beppe Grillo scatenato ha perorato a Trieste la causa del 'Centro per la salvaguardia del colibrì', dove in serre tropicali si allevano questi minuscoli uccelli, che ha bisogno di sostegno .
      "Il colibrì - ha detto l'artista - è un animale che un po' impersona quello che è oggi l'economia e la politica: ha 1250 battiti, ahimè, è sempre in ipertensione". "Adesso stiamo aprendo un centro per il ricovero della colibrì femmina - ha aggiunto il comico genovese - perché avendo un rapporto velocissimo, una volta ogni sei mesi, più o meno come Buttiglione, ha degli stress molto emotivi. Quindi apriremo qui un centro per il recupero psicologico del colibrì che mi sembra, come problematica, mitteleuropea".
      Le serre sono situate nel parco di Miramare dove, a dare sostegno al direttore e creatore del Centro, Stefano Rimoli, si sono dati appuntamento tra gli altri il governatore del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, e il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza.
      Rimoli, triestino, 28 anni, nel 1997 aprì a Miramare un 'Parco delle farfalle', arricchitosi in seguito dei colibrì e di altri uccelli, di insetti e animali tropicali.
      Il giovane - che, ha ricordato Illy, andava all'asilo con sua figlia Daria - ha fatto tutto da solo, senza mai ricevere una sovvenzione. Ma ora il Centro, per potersi espandere, per essere in grado di esportare gli studi e le ricerche svolte in questi anni, "per creare un protocollo scientifico d'allevamento - spiega Rimoli - che manca a livello mondiale", ha bisogno di fondi.
      Rimoli afferma di essere disposto anche a cedere la struttura a Comune e Regione pur di farla vivere. Al Centro triestino è legata anche la sopravvivenza di numerose famiglie ecuadoriane: grazie a una collaborazione con i ministeri dell'Ambiente di quel Paese e italiano è nata in Ecuador una riserva naturale dove i colibrì sono protetti.
      Il sogno di Rimoli è che intorno a quella riserva si sviluppi l'ecoturismo.
      Il desiderio espresso da Illy è che il Centro, uno dei "tesori" della regione, entri a far parte di un'offerta turistica complessiva del Friuli Venezia Giulia.
      Durante la sua breve performance, Grillo ha raccontato tutta la tenacia di Rimoli nel convincerlo a fare da testimonial per la sua causa: "mi ha sfinito inseguendomi in camerino". In conclusione, "questi progetti alla fine vanno anche un po' sovvenzionati", ha detto il comico.
      Ma siccome "io sono contro ogni tipo di sovvenzione - ha concluso Grillo - stavo cercando di convincere il gestore ad aprire un bel posteggio di macchine di tre piani con relativa supermercato e un cineplex, in modo che il colibrì possa passarci anche un po' il tempo, sennò dove va?".
      Nelle serre tropicali di Miramare svolazzano più di una ventina di colibrì che hanno a disposizione parecchio spazio, perché sono uccelli che hanno bisogno anche di stare in solitudine.
      Tra pappagalli, iguane e altre specie ancora, tra la vegetazione lussurreggiante sono già nati sei piccoli colibrì.
      Per il Centro si profila un trasloco: dal Parco di Miramare dovrebbe trasferirsi nelle serre di Villa Revoltella. Il secondo sogno di Rimoli è fare di Villa Revoltella l'equivalente dell'Aquario di Genova. Intanto, è riuscito già a farsi sostenere, oltreché da Grillo, anche da Piero Angela.
      (Afv/Zn/Adnkronos)

       
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      FREDDO, NEVE PIACE AI CANI MA ATTENTI ALLE TEMPERATURE
      31 gen 05
      E per i piccoli selvatici possiamo essere molto utili.
       

      31 gennaio 2005 - La neve imbianca il Centro-Sud e arriva nelle citta'. Ma per chi possiede un cane nessuna barricata in casa. I proprietari dei fedeli amici a quattro zampe, infatti, non si devono scoraggiare e anzi l'appello e' a non disertare la passeggiata con fido. Ai cani, la neve piace molto e, quando è possibile, si conceda loro di divertirsi un po'. Attenzione pero' al freddo. Ecco qualche utile consiglio nei tempi di grande freddo dagli esperti.
      ''I cani si rallegrano quando vedono la neve. Di solito - ha detto Laura Torriani, veterinario specialista in clinica dei piccoli animali e Segretario ANMVI, Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani - si divertono molto a infilare il muso nella coltre bianca sbuffando e balzando qui e li', per cui se possibile i proprietari lascino scorrazzare il cane nella neve, in luoghi appropriati''.
      Ma attenzione al freddo. ''Non solo perche' il corpo dell'animale e' a contatto diretto con la neve, ma anche perche' spesso i cani la mangiano. Bisogna quindi fare attenzione affinche' non ne mangino troppa - continua la dottoressa Torriani - per evitare episodi di diarrea o vomito legati all' ingestione di neve gelata che puó avere effetti deleteri sull'intestino''. Da non dimenticare, poi, che spesso oltre alla neve viene ingerito terriccio o sporco, ''per cui se i segni gastroenterici diventano preoccupanti occorre rivolgersi subito al proprio veterinario''. Vanno inoltre asciugati bene al rientro a casa ed e' consigliabile controllare che sotto ai piedi non si siano formate 'pallin' di neve compressa, fatto che capita soprattutto ai cani con frange e zampe pelose''.
      E i cappottini? "Sono da utilizzare per i cani a pelo corto o quelli anziani - spiega Torriani - oppure se si passeggia con il cane a 'bassa velocita'' (a passo d'uomo) che non permette all'animale di riscaldarsi adeguatamente con il proprio movimento''. Ricordarsi anche che di solito i cappotti per questioni anatomiche lasciano scoperta la zona ventrale del cane che è anche quella fornita di pelo piú rado, per cui questa regione deve essere accuratamente asciugata anche se il resto del cane è protetto.
      Piú prudenza con i cuccioli. Per Laura Torriani ''i cuccioli soprattutto se molto piccoli, data la minore capacità di termoregolazione, dovrebbero peró essere tenuti alla larga dalla neve, se non per brevissimi periodi''.
      Cibo 'calorico', invece, per aiutare i piccoli animali a sopravvivere in questi giorni di freddo intenso. Lo sta somministrando il centro di scienze naturali di Galceti (Prato) ai piccoli ospiti, ma e' comunque l' invito che viene fatto ai cittadini dalla direzione del Centro per aiutare gli animali che vivono in citta' a non patire il gelo.
      ''Le temperature basse di questi giorni stanno creando notevoli difficolta' agli animali - si legge in una nota del Centro -. In particolare sono i piccoli uccelli come pettirossi, capinere, occhiocotti, cinciarelle, codibugnoli e tanti altri a sentire maggiormente i problemi del freddo. Sono insettivori, uccelli particolarmente utili perche' cercando uova, larve e insetti nei tronchi d' albero salvano giardini, boschi e foreste''.
      Gli etologi del Centro invitano i cittadini a mettere a disposizione degli animali diversi alimenti come ad esempio biscotti, frutta, e per gli scoiattoli anche noci, nocciole o castagne ''negli alberi dei giardini, o all'interno di contenitori posti sulle ringhiere, facendo attenzione a inserirli in alto o comunque lontano da cani e gatti, che altrimenti li catturerebbero con facilità''
      . (ANSA)

       
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      CACCIA: OGGI STOP A DOPPIETTE MA ALLA CAMERA SI STRAVOLGE LA LEGGE
      31 gen 05
      Per ambientalisti ed animalisti è stata una stagione venatoria nera, boom di illegalità. Ed in vista c'è la liberalizzazione...
       

      31 gennaio 2005 - Le doppiette, dopo cinque mesi, tornano nelle custodie. Si chiude oggi la stagione venatoria 2004-2005 che si era aperta il primo settembre scorso.
      Ma la caccia continua a suscitare polemiche in Parlamento, sottolinea Legambiente, ''dove e' in atto il tentativo di stravolgimento dell'unica legge, la 157 sulla caccia, che di fatto tuteli gli animali selvatici in Italia''.
      E questa e' stata tra le stagioni piu' nere per la natura, affermano le associazioni: 192 rapaci superprotetti abbattuti a fucilate e ricoverati nei centri della Lega Italiana Protezione Uccelli (Lipu), 32 specie di uccelli cadute sotto i colpi dei fucili in 150 giorni. Quasi doppi i reati riscontrati nel 2004 dal Wwf che lancia l'appello tregua alle Regioni: ''Fate un regalo alla natura, in queste condizioni di difficolta' per neve e freddo chiudere con un giorno di anticipo puo' bastare a salvare milioni di animali dalla morte per lo stremo delle forze''.
      Sul fronte doppiette, il presidente di Federcaccia, Fausto Prosperini, sottolinea ''l'alto livello di maturita' civile e sociale raggiunto dalla categoria a smentire le accuse catastrofistiche che hanno gonfiato - dice - con cifre ridicole, la pericolosita' della caccia''. A fronte dei 40 morti denunciati dalla Lega Abolizione Caccia, riferisce Prosperini, sono solo 17 quelli riconducibili per cause di caccia. ''Nell' elenco Lac c'erano anche 10 infarti, sette malori, una crisi cardiaca, 4 cadute in montagna e una dalla barca. Non avremmo voluto neanche queste 17 vittime e ci adopereremo per ridurli ancora di piu'. Ma i numeri sono molto bassi se ogni anno sono 1.400 i morti sul lavoro, oltre 6.660 sulle strade e ben 18.000 le vittime degli incidenti domestici''.
      Un quadro che non tranquillizza affatto gli ambientalisti che gridano anzi al boom di attivita' illegali per la stagione 2004-2005, una tra le piu' nere. La Sicilia la regina dell' illegalita', secondo la Lipu che ha stilato la mappa degli abbattimenti eccellenti: 39 le specie di uccelli (18 rapaci), ma anche una Cicogna bianca, cadute sotto i colpi di fucile in soli 5 mesi di caccia e raccolte dai centri di recupero della Lipu.
      Fra queste 1 Falco pescatore, 1 Aquila anatraia minore, 1 Biancone. Tante anche le rare Aquile minori: 10 quelle recuperate ma anche una decina tra Falco pellegrino e Falco pecchiaiolo.
      Un boom nazionale, quello della caccia fuorilegge, secondo i dati raccolti dalle 'eco-guardie' del Wwf: nel corso del 2004 circa 750 i reati rilevati contro l'ambiente e la fauna, 19.000 le persone controllate e 3.500 le sanzioni amministrative elevate. Quasi doppi i reati riscontrati nel corso del 2004, quasi 130 le persone denunciate in nemmeno 60 giorni operativi, per gravi reati contro l'ambiente e la natura: dal porto abusivo d'arma, all'abbattimento di fauna protetta e particolarmente protetta, fucilata con ogni mezzo, lecito e illecito. Fauna che viene venduta come trofeo o commercializzata sottobanco per motivi alimentari. Ogni anno milioni gli esemplari di piccoli uccelli vengono catturati, uccisi, spiumati e venduti a prezzi stratosferici: 3 euro per un piccolo pettirosso di 20 grammi morto. Se catturati vivi i prezzi aumentano: 400 euro per un merlo o un tordo da richiamo. Sotto i colpi non finiscono solo gli uccelli, rileva il Wwf: ''Si spara e si ammazza di tutto, dal falco al lupo, dall'aquila all'orso, che diventano ambiti trofei da imbalsamare illegalmente''. Considerevole il commercio illegale del cinghiale: 8-10 bracconieri riescono a guadagnare anche 100.000 euro l'anno.
      ''Di fronte a questo grave e preoccupante scenario - dicono Lipu, Legambiente e Wwf - appare indispensabile bloccare il testo unificato Onnis di riforma della 157 in discussione in questi giorni in Commissione Agricoltura della Camera che si vorrebbe discutere gia' in Aula nel prossimo mese'' e contro il quale sono stati presentati piu' di 1.700 emendamenti ''causando una frattura all'interno della stessa maggioranza''.
      Depenalizzazione dei reati venatori piu' gravi, prolungamento della stagione venatoria, aumento delle specie cacciabili i rischi piu' gravi contenuti nella riforma, secondo le tre associazioni ambientaliste secondo le quali ''se la proposta dovesse passare, diventerebbero legali vere e proprie stragi di animali selvatici e rari''.
      Questa la mappa degli abbattimenti 'eccellenti' durante questi cinque mesi di caccia. I numeri si riferiscono agli esemplari recuperati. Tra i 'caduti' anche una rarissima Cicogna bianca (Fonte Lipu): - 39 le specie di uccelli, di cui 18 di rapaci - 192 rapaci superprotetti abbattuti e ricoverati nei centri Lipu, tra cui: 1 Falco pescatore, 1 Aquila anatraia minore, 1 Biancone nel centro recupero di Palermo.
      - molti gli esemplari di Aquila minore abbattuti, 10 recuperati dai centri Lipu (2 a Palermo, 4 a Livorno, 3 a Roma e 1 a Casacalenda).
      - una decina gli esemplari tra Falco pellegrino e Falco pecchiaiolo - 2 smerigli - 2 gufi di palude - 4 falchi di palude - 3 albanelle reali e 1 albanella minore - 1 Cicogna bianca a Casacalenda (Campobasso).
      Inoltre, specie protette non rapaci come (in Sicilia): 1 Tarabuso, che sverna in non piu' di 200 individui; l'Occhione (2 abbattuti, su nemmeno un centinaio di svernanti) e la Ghiandaia marina (1 abbattuto).
      - specie acquatiche abbattute: Svasso piccolo, Nitticora, Garzetta, Airone cenerino e Airone bianco maggiore. (ANSA)

       
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      BRACCONIERI, DA OGGI SONO ANCHE LADRI DI NATURA
      31 gen 05 - M.Nisticò
      Importante Circolare del Corpo Forestale, è confermato che l'uccisione fuori dalla legge è furto ai danni dello Stato.
       

      31 gennaio 2005 - Bracconieri ladri di natura. Uno dei sogni degli animalisti e' diventato realta': il comandante del Corpo forestale dello Stato ha inviato una Circolare a tutti i Comandi territoriali in cui si invita a considerare il bracconaggio come furto ai danni dello Stato, con conseguente aumento delle pene per i trasgressori. Lo ha annunciato il vicequestore del Corpo forestale, Isidoro Furlan, tra i responsabili del Nucleo operativo antibracconaggio (Noa). La circolare richiama una recente sentenza della Cassazione.
      ''La direttiva - ha spiegato Furlan - e' un risultato molto importante, che soddisfa chi, come noi, agisce quotidianamente sul territorio contro il bracconaggio, finora considerato una violazione minore. Per il bracconiere colto sul fatto scattava, nel 90% dei casi, una denuncia a piede libero per caccia con mezzi non consentiti: la pena prevista e' di tre mesi, condonabile dietro pagamento di una sanzione di circa 520 euro. Ma ora - ha sottolineato - con l'applicazione della sentenza della Cassazione, la pena aumenta fino a sei mesi e non e' condonabile dietro pagamento di una sanzione; e' invece previsto il ricorso al patteggiamento''.
      A contribuire allo sviluppo dell'attivita' di bracconaggio, ha proseguito l'esponente del Corpo forestale, ''anche il mutamento climatico, che ha fatto diventare l'Italia, da territorio di transizione per gli uccelli migratori che dal Nord Europa scendevano a svernare in Africa, in terra di svernamento per molte specie. L'innalzamento della temperatura ha portato diverse specie a fermarsi in Italia invece di scendere fino in Africa: cio' ha moltiplicato le possibilita' per i bracconieri e ha fatto anche aumentare gli sforzi dei forestali a protezione della fauna''.
      Le grandi migrazioni europei di uccelli verso terre piu' calde hanno tre corridoi: lo stretto di Gibilterra, lo stretto di Messina e il Bosforo. L'Italia si trova quindi su una delle direttrici principali.
      Per questo motivo, ha osservato Furlan, ''uno dei punti piu' critici per l'attivita' antibracconaggio si trova nelle valli bresciane (Val Trompia e Val Sabbia), dove i cacciatori di frodo puntano ai piccoli passeriformi, che arrivano spesso sui menu' dei ristoranti locali sotto forma del tipico piatto di 'polenta e osei'''. Proprio per salvaguardare quest'area, da 14 anni il Cfs attua tra ottobre e novembre l'"Operazione pettirosso", con un apposito contingente di forestali dedicato giorno e notte al contrasto dei bracconieri: in questi anni sono stati sequestrati nelle valli bresciane ben 85 mila tra archetti, trappole e lacci per la cattura degli uccelli, 1.200 reti, 655 fucili, 138 richiami acustici elettronici, quasi 12 mila volatili. Altra zona calda del bracconaggio e' quella dello Stretto di Messina, uno dei principali punti di concentrazione per numerose specie di rapaci. Nel mirino dei bracconieri soprattutto il falco pecchiaiolo, specie protetta. Da 16 anni anche in quest'area una task-force di forestali scende periodicamente in Calabria per contrastare il fenomeno.
      Massimo Nisticò ANSA

       
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      CACCIA, STAGIONE NERA CON 192 RAPACI SUPERPROTETTI ABBATTUTI
      31 gen 05
      Sono tanti, infatti, gli uccelli colpiti a fucilate e ricoverati nei centri Lipu dal 1° settembre 2004 a oggi. E’ la Sicilia regina dell’illegalità: fucilate a rarissime aquile, falchi e altri rapaci.
       

      31 gennaio 2005 - La caccia illegale durante stagione venatoria 2004-2005, che si concluderà lunedì prossimo, verrà ricordata come una delle più nere mai registrate finora per le specie protette dalla legge 157.
      39 le specie di uccelli, di cui 18 di rapaci, ma anche una Cicogna bianca, cadute sotto i colpi di fucile in soli 5 mesi di caccia e raccolte dai centri di recupero della LIPU. Fra di esse alcune rarissime specie di rapaci prese a fucilate in Sicilia e ricoverate al centro LIPU di Palermo: 1 Falco pescatore, 1 Aquila anatraia minore, 1 Biancone “Un gravissimo sfregio al patrimonio avifaunistico nazionale e internazionale – spiega Marco Gustin, Responsabile Specie e Ricerca LIPU - maturato in un paese, l’Italia, dove alcune parti politiche intendono liberalizzare l’attività venatoria e depenalizzare i reati. A fronte di questi dati, se si considera che gli animali ricoverati nei centri LIPU sono solo una piccolissima percentuale del totale ipotizzabile, ne deriva un numero di animali protetti abbattuti che si aggira sulle diverse migliaia”.
      L’eccezionale passaggio sull’Italia nello scorso mese di Ottobre della rara Aquila minore ha purtroppo comportato l’abbattimento di molti esemplari: ben 10 sono stati recuperati dai centri LIPU, di cui 2 a Palermo, 4 a Livorno, 3 a Roma e 1 a Casacalenda (CB)
      Tra le specie di uccelli rare abbattute sul territorio nazionale e ricoverate nei centri LIPU troviamo anche una decina tra Falco pellegrino e Falco pecchiaiolo, e poi smerigli (2), gufi di palude (2), falchi di palude (4), albanelle reali (3) e minore (1).
      Tra le specie protette non rapaci, la Sicilia si conferma la regione più spietata: la caccia illegale ha abbattuto specie rarissime come il Tarabuso (1 individuo), che sverna in non più di 200 individui nel nostro Paese; l’Occhione (2 abbattuti, su nemmeno un centinaio di svernanti) e la Ghiandaia marina (1 abbattuto). Sulla penisola l’episodio più grave è l’uccisione di una Cicogna bianca, recuperata dal centro molisano LIPU di Casacalenda (CB).”La Cicogna bianca – spiega Gustin – sverna in Italia con numeri bassissimi: non più di 20 o 30 individui. Quindi anche l’abbattimento di una sola cicogna è un danno grave alla conservazione di questa specie, per la quale ci battiamo da vent’anni”.
      Non sono state risparmiate dalla furia dei fucili nemmeno alcune specie acquatiche marine quali la Sula, così come altre specie acquatiche come lo Svasso piccolo, la Nitticora, la Garzetta, l’Airone cenerino e l’Airone bianco maggiore.
      ”Si tratta di un preoccupante e gravissimo aumento della caccia illegale e del bracconaggio rispetto allo scorso anno – dichiara Danilo Selvaggi, Responsabile Rapporti Istituzionali LIPU – Di fronte a questo scenario appare assolutamente indispensabile che il Parlamento italiano valuti una seria lotta al bracconaggio e una concreta ed effettiva applicazione della legge 157, anziché, come qualcuno irresponsabilmente vorrebbe fare, un suo stravolgimento”.

       
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      PIU' DI CINQUE CANI? SEI UN ALLEVAMENTO
      31 gen 05 - G. Felicetti
      La Regione Lazio ha istituito il “Registro Regionale per gli allevamenti di cani”. Fra maggio e novembre i termini per le iscrizioni da effettuare tramite Ausl.
       

      31 gennaio 2005 - Doveva farlo entro il 20 gennaio 2004. Ma lo ha approvato il 3 settembre scorso con validità dal 10 novembre 2004 estendo opportunamente l’obbligo da alcune razze e loro incroci a tutti i cani.
      La Giunta Regionale del Lazio con la Deliberazione n.846 ha istituito il “Registro Regionale per gli allevamenti di cani” con il relativo Regolamento di registrazione, decidendo che per allevamento si intende ai sensi dell’articolo 2, ”la detenzione di un numero superiore a cinque cani potenziali riproduttori ed in età di riproduzione”, ovvero sei cani, e questo a prescindere che si cedano a qualunque titolo o meno, se si tengano per compagnia o lucro, in casa o in box, e secondo l’articolo 3 ”a seguito del possesso delle prescritte autorizzazioni amministrative, sanitarie, ambientali”. Perchè questo numero? il possibile riferimento legislativo adottato potrebbe essere stato quello dettato dalla Legge n.349/93: "per attività cinotecnica si intende l'attività volta all'allevamento, alla selezione e all'addestramento delle razze canine Omissis L'attività cinotecnica è considerata a tutti gli effetti attività imprenditoriale agricola Omissis I soggetti che esercitano l'attività cinotecnica sono imprenditori agricoli" ed il relativo Decreto Ministeriale del 28 gennaio 1994: "Non sono imprenditori agricoli gli allevatori che tengono in allevamento un numero inferiore a cinque fattrici e che annualmente producono un numero di cuccioli inferiori alle trenta unità".
      Il Registro del Lazio ”è pubblico e contiene il numero di Registro assegnato, la denominazione e l’ubicazione dell’allevamento, i dati anagrafici dei proprietari e/o conduttori, il numero massimo di cani ospitabili in base alla taglia, la tipicità dell’allevamento” ai sensi dell’articolo 1 comma 2 della Deliberazione regionale.
      I tempi di registrazione, previsti dall’articolo 4, previa domanda di iscrizione da presentare alla Regione per il tramite ed il parere favorevole dell’Ausl competente per territorio che verificherà la presenza di tutte le autorizzazioni previste (in mancanza dei requisiti, si avranno cinque mesi per mettersi in regola) compresi i requisiti minimi dei ricoveri, davvero minimi, previsti dall’Accordo Stato-Regioni del 6 febbraio 2003:
      - il 10 maggio prossimo è la scadenza per gli allevamenti che contengono anche un solo cane “pitbull, staffordshire terrier, staffordshire bull terrier, bullmastiff, dogo argentino, dogue de Bordeaux, fila brasileiro, cane corso e loro incroci" e/o anche solo un cane "che abbia morso o commesso aggressioni nei confronti di persone tali da provocare lesioni e tali da richiedere intervento sanitario, medico o chirurgico” ovvero le categorie previste dalla inapplicata e dimenticata legge regionale 33 del 6 ottobre 2003 “Norme in materia di cani da presa, molossoidi e loro incroci” approvata dal Consiglio Regionale sull'onda emotiva delle aggressioni vere e presunte della calda estate di due anni fa;
      - il 5 novembre p.v. è invece la scadenza prevista per gli allevamenti che contengono solo cani non riferibili alle categorie di cui sopra.
      Presso ogni allevamento il registro è aggiornato ”almeno settimanalmente con i dati dei cani in entrata, in uscita, i nati in allevamento, il numero di identificazione individuale, data degli interventi terapeutici e delle vaccinazioni, le morti e le soppressioni e causa del decesso o motivazioni, estremi del proprietario subentrato per cessione”. Dati questi che possono essere omessi se il conduttore è in grado di accedere all’anagrafe canina regionale. L’Ausl dovrà assicurare un sopralluogo ”almeno ogni sessanta giorni” e se venissero meno le condizioni può sospendere per un periodo non superiore a novanta giorni con propria determinazione il Numero del Registro e proporre al Sindaco apposito provvedimento sanitario-amministrativo al fine di assicurare in ogni modo il benessere degli animali.
      Se l’allevamento non è o non viene riconosciuto ai sensi dell’articolo 5 comma 4 dovrà esporre un cartello ed apporre ”su tutta la documentazione ufficiale” la dicitura “Allevamento non riconosciuto dalla Regione Lazio”.
      Per le infrazioni si applicano le sanzioni già previste nelle leggi regionali di riferimento, la 34/97 e la 33/03.
      La Regione Lazio pubblicizza il numero verde 800012283 per maggiori informazioni.
      Gianluca Felicetti

       
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      UNA DANZA MACABRA, QUANDO L’ORSO E’ COSTRETTO A FARE IL PAGLIACCIO
      31 gen 05 – M. Mazzotto
      In India ai lati delle strade è facile assistere a questo spettacolo; quella dei “dancing bears” che è una tradizione tipica della tribù dei Kalandar e perdura da oltre 300 anni. In alcune regioni indiane, con l’avvento del turismo di massa, gli orsi catturati che “ballano” sulla strada sono diventati tantissimi. Si stima siano 1000 su una popolazione di soli 8000.

      31 gennaio 2005 - Diritto su due zampe, tenuto dal padrone con una corda che gli perfora il palato, un orso balla. Ad ogni strattone dell’uomo, lui balla e salta. Alcuni orsi sembrano suonare una chitarra immaginaria tenuta tra le zampe prive di unghie. Una danza ed una musica senza note; macabra e ridicola, imposta dall’uomo. In India ai lati delle strade e’ facile assistere a questo spettacolo; quella dei “dancing bears” (orsi che ballano), è una tradizione tipica della tribù dei Kalandar e perdura da oltre trecento anni. In alcune regioni indiane, con l’avvento del turismo di massa, gli orsi catturati e costretti a “ballare” sulla strada sono però diventati tantissimi. Si stima siano 1000 su una popolazione di soli 8000 e che ogni anno oltre cento piccoli vengano catturati in natura.
      “Il primo orso l'ho trovato dopo poche ore dal mio arrivo in India, sulla strada che da Delhi porta verso Agra” spiega Stefano Unterthiner, naturalista e fotografo che si e’ recato in India per testimoniare con le sue immagini questa triste tradizione ”ne vidi poi molti altri in questa zona turistica. Sono rimasto profondamente impressionato nel vedere un animale meraviglioso e maestoso come l’orso, ridotto a fare il pagliaccio.”
      Ma i maltrattamenti a questo animale non iniziano sulla strada, ma nella foresta. “Quando hanno poche settimane di vita vengono catturati, il più delle volte uccidendo la madre.” denuncia Unterthiner “Purtroppo solo un orsacchiotto su tre sopravvive allo stress della cattura e chi non muore subito, e’ costretto spesso ad una breve esistenza, tra fame e dolore. Appena arrivati al villaggio gli vengono strappati tutti i denti per renderli inoffensivi. Poi, senza anestesia, con un ferro incandescente, gli viene perforato il palato per passare la corda dal naso alla bocca. In questo modo il kalandar ha il completo controllo dell’animale.” A questo punto inizia l’addestramento. Maltrattati e ridotti alla fame, vengono costretti a stare su due zampe e a “ballare”, spesso anche per 10 ore al giorno. Il naso, a seguito della perforazione, si infetta provocando dolori lancinati. Questo per il kalandar e’ un bene perche’ al solo tocco della corda l’orso per alleviare il dolore, salta su due zampe e cerca di fare tutto cio’ che l’uomo gli impone. Molti esemplari non sopravvivono a questa vita assai diversa da quella che dovrebbe essere la vita di un animale selvatico. “Inoltre l’orso labiato e’ una specie in rapido declino” commenta il fotografo “fino a pochi anni era ancora diffusa e il suo areale era molto vasto. Oggi è in diminuzione un po' dappertutto ed è considerata una specie vulnerabile. Il problema non è solo il bracconaggio, che indubbiamente influisce, ma anche la distruzione dell'habitat.”
      Ma cosa si puo’ fare per cercare di risolvere una situazioni in cui lo sfruttamento degli animali è compiuto da persone molto povere, che non hanno altro di cui vivere, per guadagnare poche rupie pagate da noi, turisti occidentali?
      “Per prima cosa” spiega Unterthiner “bisognerebbe parlarne e "addestrare" i turisti a non fermarsi quando vedono animali sulla strada e soprattutto a non dare dei soldi: è questo che spinge la gente locale a procurasi qualche animale selvatico. Anche una banale e apparente innocua sosta per ammirare un incantatore di serpenti ha delle conseguenze: sono migliaia, infatti, i cobra che ogni anno vengono catturati per questi spettacoli e migliaia sono quelli che muoiono subito dopo la cattura. Inoltre in questi ultimi anni,” continua Unterthiner “grazie soprattutto al lavoro dell'associazione wildlife.sos sono state promosse campagne di "conversione". Agli addestratori di orsi viene data la possibilità di aprire una piccola attività; ad esempio comprando loro un risciò o aiutandoli ad aprire un negozio, se cedono all'associazione l'orso e sottoscrivono un contratto in cui si impegnano a non tornare a far danzare un animale. La cosa sembra funzionare: in pochi anni circa 50 orsi sono stati recuperati e i kalandar hanno trovato un nuovo lavoro. Molta gente infatti fa questo "mestiere" perché non trova nulla di meglio con cui sopravvivere.”
      Ma gli orsi non sono gli unici animali sfruttati per questo scopo: ci sono
      scimmie (sia gli entelli, che sono le scimmie sacre per gli indiani, sia i macachi) ma anche cobra e altri serpenti, parrocchetti e perfino gufi. “In genere questi animali vengono mostrati al turista” conclude Unterthiner “E poi quasi sempre finiscono sacrificati per qualche rituale di magia nera.”
      Tanti animali tolti al loro ambiente, tolti alla loro vita libera. Per loro un unico futuro: diventare gli schiavi di un divertimento malsano, umiliati e costretti a improvvisare spettacoli “a soggetto”, pronti a stupire il prossimo turista che si fermerà per una triste foto ricordo. Uno scatto, poche rupie ed un altro anello si aggiunge alla lunga catena delle loro sofferenze.

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      DIVENTA LEGGE ACCORDO INTERNAZIONALE TUTELA CETACEI
      1 feb 05
      Per Animalisti Italiani, miglioramenti per ventuno specie.
       

      1 febbraio 2005 - E' stato ratificato e tradotto in legge in Italia l'accordo internazionale sulla conservazione dei cetacei, noto con la sigla di Accobams e nato in seguito alle raccomandazioni elaborate e tradotte nella Convenzione di Bonn del 1979 e siglato a Monaco nel 1996 da 32 paesi che si affacciano sul Mediterraneo, Mar Nero e zone Atlantiche contigue.
      ''Sicuramente, l'entrata in vigore in Italia dell'accordo Accobams offrirà un'ulteriore valido strumento per la tutela dei cetacei, dal Mar Nero al Mediterraneo fino all'Atlantico.'' -dichiara Ilaria Ferri Direttore dei settori Cattività e Ambiente Marino dell'associazione Animalisti Italiani- L'accordo prevede la tutela per 21 specie tra odontoceti e misticeti, attività di ricerca e monitoraggio al fine di valutare la presenza dei cetacei e gli effetti dell'impatto antropico sulle popolazioni presenti, nonché la regolamentazione delle attività di pesca e attenzione alle aree di particolare interesse cetologico''.
      ''Di notevole importanza è l'articolo dell'accordo che riguarda il divieto di cattura in natura dei cetacei per motivi d'esibizione pubblica -prosegue la Ferri- dal Mar Nero, infatti, dalla metà degli anni '80 sono stati prelevati la quasi totalità dei delfini russi utilizzati per scopi militari che dopo anni di carriera, sono stati ricollocati nei delfinari di tutto il mondo, costretti ad esibirsi come tristi pagliacci. Dal 1990, di tutti i tursiopi provenienti dal Mar Nero ed esportati nei delfinari di tutto il mondo ne sopravvive solo il 26%.'' ''Il Comitato Scientifico che guiderà le strategie ed i progetti dell'Accobams è costituito da 12 grandi esperti di cetacei e a Palma de Maiorca. Durante la recente riunione -conclude la Ferri- è stato nominato rappresentante dei paesi del Mediterraneo centrale il ricercatore naturalista dell'Icram (Istituto Centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare, Presieduto da Folco Quilici) Giancarlo Lauriano, esperto ricercatore che da anni si occupa di conservazione di cetacei e di problemi relativi all'interazione tra cetacei e pesca. Abbiamo bisogno di conservare e preservare la biodiversità e la ricchezza del mare, patrimonio preziosissimo, troppo spesso violato da operazioni selvagge e sconsiderate.'' (Cai/Pn/Adnkronos)

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      SONO IN PERICOLO ANCHE I DIAVOLI. DELLA TASMANIA
      1 feb 05 - C. Marcello
      Sono falcidiati da misteriori tumori facciali.
       

      1 febbraio 2005 - Tre parchi naturali nello stato-isola australiano della Tasmania hanno avviato un nuovo programma di riproduzione in cattivita' che mira a salvare dall'estinzione il diavolo della Tasmania, il piccolo ma feroce marsupiale divenuto il simbolo dell'isola, unico luogo al mondo dove sopravvive dopo la scomparsa dal continente australiano.
      Una decina di anni fa la popolazione si aggirava sui 150 mila individui, ma un misterioso tumore facciale ha ucciso oltre la meta' della popolazione in appena cinque anni e i tre parchi di Mole Creek, Bicheno e Hobart sperano di aumentare lo stock di animali sani in cattivita', a mo' di polizza di assicurazione nel caso che la specie si estingua del tutto allo stato brado.
      Sei esemplari sono stati gia' sottoposti a test veterinari per assicurarsi che non stiano sviluppando il tumore, e saranno portati a Bicheno per accoppiarsi.
      Il diavolo della Tasmania (Sarcophilus harrisii), reso popolare nei cartoons come compagno d'avventura del coniglio Bugs Bunny e dell'anatra Duffy Duck, ha ricevuto questo nome, veramente poco gentile, dai colonizzatori bianchi della Tasmania, per il suo carattere cattivo e furioso. Le sue potenti mascelle possono triturare le ossa di animali assai piu' grandi di lui. Quando cala la notte emette cupi latrati che terrorizzavano i primi coloni.
      Una volta afferrato per la coda e sollevato, comincia a sputare, ringhiare e schiumare di rabbia. Di abitudini notturne e crepuscolari, sopravvive ormai solo in alcune remote zone rurali e montagnose del nord dell'isola, dove e' ben visto dagli allevatori perche' contribuisce alla pulizia dei pascoli: infatti si nutre delle carcasse di pecore e vacche morte.
      Da tre anni un male sconosciuto ha colpito questo animale e ne sta decimando la popolazione. Sembra che si tratti di un retrovirus che provoca orrendi tumori facciali. Al termine di un anno di ricerche, un'equipe di veterinari e patologi non e' ancora riuscita a identificare precisamente la malattia. Salvo osservare che si tratta di un cancro complesso e contagioso, che gli animali si trasmettono facilmente quando lottano per disputarsi una preda, o una femmina.
      Secondo gli ambientalisti la causa e' legata al cibo di cui si nutrono, che puo' essere stato contaminato da pesticidi o da altre sostanze inquinanti. Il partito dei verdi ha chiesto al governo di mettere al bando in via precauzionale i veleni chimici usati in agricoltura, in particolare l'atrazina e il monofluoroacetato di sodio, il cui effetto cancerogeno puo' essere moltiplicato da fattori genetici dell'animale.
      Con la graduale scomparsa del 'diavolo', e' tutta la catena alimentare ad esserne colpita, con ripercussioni su altre specie. La sua scomparsa nelle zone selvatiche e nei pascoli sta contribuendo a un aumento vertiginoso delle carcasse di animali selvatici; nelle zone rurali vi e' un aumento di gatti selvatici, che si rivelano pero' vettori di toxoplasmosi e stanno facendo moltiplicare i casi di aborto nelle mucche.
      Cosi' il problema da ambientale si sta trasformando in economico, e di un'ampiezza tale da spingere le autorita' a considerare l'importante funzione ecologica che svolge l'animale. Considerati come una terribile piaga da combattere nel secolo scorso, avvelenati e catturati per decenni, i diavoli iniziarono a essere protetti per legge solo nel 1941 ed ora sono addirittura il simbolo dei servizi di protezione dell'habitat silvestre e dei parchi nazionali nell'isola. Sempre se riusciranno a resistere a questa nuova sfida ambientale.
      Claudio Marcello ANSA

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      UNA ZONA UMIDA SU DUE E' PERSA. E TUTTI I LORO ABITANTI
      2 feb 05
      Giornata di mobilitazione del Wwf. Visite guidate in tutta Italia.
       

      2 febbraio 2005 - In soli 50 anni il Pianeta ha perso il 50% dei suoi stagni, paludi, torbiere, bacini naturali e artificiali permanenti con acqua stagnante o corrente dolce, salmastra o salata, gli ambienti piu' ricchi per flora e fauna.
      A lanciare l'allarme e' il Wwf per la giornata mondiale delle zone umide indetta per oggi. E per capire l'importanza della tutela di queste aree il Wwf in un documento ha presentato il valore economico della salvaguardia delle zone umide del Pianeta: 3,4 miliardi di dollari annui considerando una superficie di 630.000 kmq.
      Sono 47 le Oasi Wwf che tutelano ambienti di zone umide, per un totale di circa 15.000 ettari. Ed oggi sono previste iniziative speciali in cinque aree: Oasi cratere degli Astroni, a Napoli (birdwatching sul lago); Laguna di Orbetello (visita della Riserva dalle 9,30 alle 13,30, presentazione Progetto Ibis Eremita presso Casale Giannella); visite guidate anche all'Oasi lago di Burano anch'essa in Toscana, con mostra sulle zone umide e lezione dimostrativa di birdwatching; Oasi Le Cesine (Puglia), mostra zone umide fino al 28 febbraio presso il Centro visite; Oasi Valle Averto (Veneto) visite guidate e lezioni di birdwatching.
      Le zone umide sono generalmente ambienti di transizione con funzioni 'tampone' tra terra e mare (lagune), tra terra e fiumi (paludi perifluviali) o tra terra e ghiacciai (torbiere alpine) e sono caratterizzati da significative variazioni del livello d'acqua sia giornaliere (ambienti sotto l'influsso delle maree) che stagionali, da una ricca vegetazione acquatica e da un'alta produttività ecologica. Inoltre sono tra gli ambienti piu' ricchi in assoluto di specie animali e vegetali e fanno da argine alle piene.
      Per questo, ma soprattutto per garantire un governo efficace ed efficiente delle acque interne nazionali, il Wwf ''ribadisce la necessita' che il Governo Italiano, in ritardo di due anni, recepisca la Direttiva Quadro 2000/60/CE, individuando in particolare nelle attuali autorita' di bacino le autorità di distretto richieste dalla normativa europea, affinche' possa essere avviata correttamente l'applicazione su tutto il territorio nazionale di questa importante direttiva europea''. (ANSA)

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      PER IL CONCORSO SI PUO' ESSERE OBIETTORI ALLA VIVISEZIONE
      2 feb 05
      L'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Brescia costretto a cambiare un bando dopo la protesta dell'Enpa per il rispetto della legge 413/93.
       

      2 febbraio 2005 - Al concorso per l’assunzione di tecnici di laboratorio all’Istituto Zooprofilattico sperimentale di Brescia, possono partecipare tutti: anche chi fa obiezione di coscienza alla sperimentazione animale. La dirigente responsabile dell’unità Gestione del Personale dello Zooprofilattico, Elisabetta Poviani, ha corretto il bando di concorso dopo la diffida presentata dall’Ente Nazionale Protezione animali. Nella prima versione del bando, infatti, l’istituto richiedeva ai candidati di di rinunciare all’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale. Secondo l’Enpa, tale richiesta, oltre ad essere palesemente in contrasto con la Legge 413/93 che dà facoltà ai lavoratori, agli studenti e ai ricercatori di non effettuare gli esperimenti sugli animali, rappresentava una gravissima forma di discriminazione nei confronti di una platea di candidati i quali, per partecipare a un concorso e sperare legittimamente di avere un posto di lavoro, avrebbero dovuto già in fase di domanda di ammissione alle prove rinunciare ad un diritto riconosciuto da una legge del 1993. Il bando, secondo l’Enpa, contrastava anche con le previsioni della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici.
      “La legge 413 del 1993 è inequivocabile – dichiara Alessio Bonetti, consigliere nazionale dell’Enpa –. Stabilisce infatti che l’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale è un diritto dei cittadini che si oppongono alla violenza su tutti gli esseri viventi e, contrariamente a quanto richiesto dall’Istituto zooprofilattico nei propri bandi, sancisce l’obbligo del datore di lavoro di informare i dipendenti del diritto ad esercitare l’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale. E’ pertanto illegittimo chiedere una preventiva rinuncia: si snatura il senso e la portata della norma.” La diffida era stata inviata stata inviata, per conoscenza, anche alla Procura Generale della Corte dei Conti.
      Pubblichiamo, di seguito, il testo integrale della precisazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Brescia. Il comunicato sarà pubblicato su alcuni quotidiani nazionali e locali.


      ISTITUTO ZOOPROFILATTICO SPERIMENTALE DELLA LOMBARDIA E DELL’EMILIA-ROMAGNA
      PRECISAZIONI IN ORDINE AI BANDI DI CONCORSO PUBBLICO PER IL CONFERIMENTO DI POSTI DI ASSISTENTE TECNICO ADDETTO AI SERVIZI DI LABORATORIO CAT. C – INDETTI DA QUESTO ISTITUTO ZOOPROFILATTICO SPERIMENTALE DELLA LOMBARDIA E DELL’EMILIA-ROMAGNA A SEGUITO OBIEZIONE E.N.P.A.

      Dichiarazione richiesta ai candidati “di rinunciare all’obiezione di coscienza sulla sperimentazione animale”:
      - è una facoltà;
      - la sua assenza o la dichiarazione contraria non costituiscono motivo di esclusione dal concorso;
      - La rinuncia all’obiezione di coscienza non è uno dei requisiti richiesti per l’ammissione.
      I candidati che non effettuano la dichiarazione o dichiarano di avvalersi dell’obiezione di coscienza sono ammessi al concorso.
      Brescia, 27/01/2005
      Il DIRIGENTE RESPONSABILE
      DELL’U.O. GESTIONE DEL PERSONALE
      Elisabetta Poviani


      da www.enpa.it

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      CUCCIOLO COME BIMBO, ADOTTATO CON SENTENZA. EFFETTO NUOVA LEGGE
      2 feb 05
      Decisione del Tribunale di Pistoai a seguito di maltrattamenti.
       

      2 febbraio 2005 - Un cucciolo di cane come un bambino: avra' una famiglia grazie al Tribunale di Pistoia che ha applicato la nuova legge sul maltrattamento degli animali, la 189 del 2004.
      Protagonista della storia a lieto fine, Rex, un pastore tedesco di cinque mesi. Per lui le prime settimane di vita sono state un 'inferno' perche' il proprietario lo ha confinato in un angusto recinto in un cortile del centro storico di Pistoia. Il cibo non arrivava tutti i giorni. Ma Rex ha imparato presto che gli uomini non sono tutti uguali, che di qualcuno poteva fidarsi. Ad esempio, dei vicini che gli portavano il cibo e di alcuni muratori che stavano effettuando dei lavori in un palazzo vicino: anche loro nella pausa di mezzogiorno non mancavano di dargli un po' del loro pranzo.
      Rex aveva anche problemi di salute, zoppicava e aveva bisogno del veterinario che, naturalmente, non veniva chiamato. Rex nel suo box guaiva e si lamentava, ma il proprietario sembrava insensibile a quella richiesta di aiuto e continuava imperterrito a non preoccuparsi del cucciolo. Qualcuno pero' alla fine ha detto basta e ha interessato l'Ente di protezione animali e la polizia municipale. Grazie alla nuova legge i vigili urbani sono potuti intervenire e, su autorizzazione del sostituto procuratore Rossella Corsini, hanno potuto introdursi nel cortile e prelevare l' animale.
      Rex e' stato prima accompagnato al canile municipale dove e' rimasto alcuni mesi: qui e' stato curato e si e' rimesso in forze. Il suo musetto simpatico e la sua storia hanno toccato il cuore di una famiglia pistoiese che aveva fatto visita al canile. A quel punto e' cominciato l'iter per l'adozione la cui normativa ricalca per certi aspetti quella usata per i bambini.
      Ieri il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pistoia Alessandro Ghelardini ha firmato l'ordinanza di convalida del sequestro. Cosi' Rex ha potuto lasciare il canile e avere finalmente una cuccia tutta sua e tante coccole da una famiglia.
      Anche se il cane non lo sa, ci vorra' ancora un ulteriore passaggio burocratico perche' diventi un membro a tutti gli effetti, anche giuridici, della sua nuova famiglia. Occorrera' infatti una sentenza del giudice perche' il cane possa essere affidato in via definitiva alla famiglia che lo ha adottato. E, come nel caso dell' adozione di un bambino, la nuova famiglia rimarra' nell'anonimato per impedire eventuali vendette o rapimenti da parte del vecchio proprietario. Il quale dovra' salire le scale del tribunale di Pistoia, magari accompagnato da un avvocato: e' stato infatti denunciato per abbandono. In base alla nuova normativa rischia di pagare una multa da 1.000 a 10.000 euro. (ANSA)

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      CACCIA DI FRODO: CFS SEQUESTRA MEZZA TONNELLATA DI FAUNA
      2 feb 05
      La Forestale ha respinto diverse migliaia di animali (soprattutto allodole e beccacce, ma anche quaglie, beccaccini, merli e lepri) infliggendo sanzioni a 22 cacciatori provenienti da diverse regioni d'Italia, soprattutto dalla Toscana.
       

      2 febbraio 2005 - Negli ultimi cinque mesi poco meno di una tonnellata e mezzo di fauna abbattuta in Albania e Montenegro è stata sequestrata dal personale del Corpo Forestale dello Stato nel porto di Bari a cacciatori provenienti da battute di caccia nei Balcani. La Forestale ha respinto diverse migliaia di animali (per lo piú allodole e beccacce, ma anche quaglie, beccaccini, merli e lepri) infliggendo sanzioni a 22 cacciatori provenienti da diverse regioni d'Italia, soprattutto dalla Toscana. I sequestri sono stati compiuti in collaborazione con il personale dell'Ufficio veterinario e dell'Agenzia delle dogane.

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      STORIA DI UNA CAGNETTA SFORTUNATA
      3 feb 05 - Elisa
       

      3 febbraio 2005 - Mila è una piccola incrocio Labrador di circa 5 anni.
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