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Visnjica broj 399

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  • Coord. Naz. per la Jugoslavia
    CRONACA DI UN VIAGGIO IN KOSOVO (Fonte: http://www.santamariareginaterni.it/viaggio_in_kosovo.asp Sull atteggiamento della Chiesa Cattolica nelle persecuzioni
    Messaggio 1 di 1 , 1 giu 2004
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      CRONACA DI UN VIAGGIO IN KOSOVO

      (Fonte:
      http://www.santamariareginaterni.it/viaggio_in_kosovo.asp
      Sull'atteggiamento della Chiesa Cattolica nelle persecuzioni contro i
      cristiani ortodossi in Kosovo vedi anche ad es.
      http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/3552
      http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/2271
      ed i link ivi contenuti.
      Si noti che in occasione della attribuzione del "Premio San Valentino"
      ad Ibrahim Rugova, quest'ultimo ha affermato: ''Noi kosovari dobbiamo
      ringraziare Dio per l'intervento della Nato che e' servito a salvare un
      popolo e una civilta''' - vedi:
      http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/2298 )

      Venerdì 22 novembre 

      Siamo in partenza io, Don Sandro, con Nadia Armeni e Laura Pesciaioli
      dall’aeroporto di Fiumicino per Skopje, dove ci sta ad aspettare Ali
      Nikolla per trasferirci poi a Ferizaj dove ci attende il parroco don
      Albert Krista. Il coro dei grandi e dei piccoli celebrano la Festa di
      S. Cecilia e dopo la S. Messa in canto – bellissimi canti eseguiti con
      maestria, direttrice del coro la signora Aurora – c’è una festa di
      accoglienza per conoscerci, ma sembra che ci conosciamo da sempre, e
      presentare anche i doni che abbiamo voluto portare a nome della
      Parrocchia a questa parrocchia dei SS. Angeli custodi: un servizio di
      altare di ceramica di Deruta e un assegno di € 5.000,00. Alla fine poi
      si aggiungeranno – brevi manu – altri € 2.500,00. C’è grande clima di
      festa e di allegria, anche se si sentono i gravi problemi che
      attanagliano questa popolazione fortemente provata dalla guerra i cui
      sintomi sono manifesti in tante situazioni. C’è soprattutto l’incontro
      con la famiglia di Ali che è stata ospite presso di noi durante la loro
      fuga dalla guerra, con Zahide, la sposa e le due figlie Antigona e
      Marigona. Dopo la festa andiamo in una pizzeria davanti alla chiesa per
      mangiare insieme alla famiglia di Ali e Don Albert un pizza italiana. 

      Sabato 23 novembre.

      Dopo la S. Messa partiamo con Don Albert e Ali alla volta di Prizren
      per incontrare il Vescovo del Kosovo – unica diocesi con 26 parrocchie
      e 60.000 cattolici su una popolazione di circa 2.000.000 di abitanti –
      Mons. Mark Sopi, al quale portiamo una lettera e una offerta da parte
      di Mons. Paglia e in dono un servizio di altare in ceramica di Deruta.
      Una grande cordialità e un invito a pranzare con lui, dopo una visita
      molto interessante a questa città che è la più bella di tutti il
      Kosovo e nella quale abbiamo incontrato i carabinieri italiani, che
      sono le forze armate più amate dal kosovari. Durante questa permanenza
      dal Vescovo abbiamo ascoltato la grave situazione  che attanaglia la
      popolazione e come anche la Chiesa cattolica sia un segno di speranza e
      i sacerdoti cattolici sono molto stimati perché durante la guerra sono
      rimasti sul posto e hanno salvato molta gente dalla furia della guerra.
      Da Prizren siamo partiti alla volta di Pristina, per strade veramente
      infernali anche se hanno una parvenza di pavimentazione col catrame. 

      A Pristina, la capitale del Kosovo un agglomerato disordinato di case e
      di gente, circa 1.000.000 di abitanti - incontriamo prima davanti alla
      Chiesa di S. Antonio di Padova – a proposito e diffusissima la
      devozione al Santo – della famiglia Sphend, Primavera e Beki che poi ci
      invitato nella loro casa, poi ritorniamo a Ferizaj. 

      24 novembre 2002

      Solennità di Cristo Re – concelebro con Don Albert e tengo l’omelia che
      Don Albert traduce ai presenti: alle ore 8.30 la S. Messa è per i
      piccoli, che vengono anche da lontano – a proposito a piedi - e guidata
      nel canto dal coro dei piccoli istruito dal figlio di Aurora ,
      partecipata con tanta fede. Dopo la S. Messa un incontro con i
      fanciulli e le suore – caramelle e grande festa per un torrone alla
      cioccolata e mandorle – e in una saletta l’incontro con Don Albert e i
      collaboratori più stretti della parrocchia.

      Alle 11 la S. Messa degli adulti – gli uomini a destra e le donne a
      sinistra, ma Nadia e Laura, inconsapevoli, si mettono sulla destra –
      bei canti del coro degli adulti e molta partecipazione. Purtroppo non è
      ancora entrata nella mentalità di partecipare con più assiduità alla
      Comunione. Dopo la S. Messa tanta bella accoglienza sul davanti della
      Chiesa. Dopo pranzo andiamo a visitare le “Grotti di marmo” dove ci
      incontriamo con tutta la famiglia Sphend e dopo la visita andiamo al
      Santuario della Madonna Nera a Letnica, vicino a Viti il paese di Don
      Albert, Ali e Don Krista, il rettore del Santuario. Bel Santuario che
      accoglie tantissimi pellegrini dalla regione ma anche da fuori. Qui
      venne Madre Teresa a chiedere lumi alla Madonna per la scelta della sua
      vita, dato che era indecisa se fare il medico, l’insegnate pittrice o
      la suora e dopo il pellegrinaggio disse: “La Madonna mi ha detto che
      devo farmi suora”. Il ritorno un po’ difficoltoso, passando anche in
      paesi a maggioranza serba e blindati a vista dalle forze della NATO e
      di fianco alla grande base americana – Km. 10 x 8 – che gli americani
      hanno comprato come territorio. 

      25 novembre 2002

      Andiamo a Pristina dove dobbiamo incontrare il Presidente Ibraim
      Rugova, per invitarlo a Terni, a nome di Mons. Paglia, in occasione
      della Festa di S. Valentino, per ritirare il Premio S. Valentino per
      chi opera per la pace e la giustizia. Una persona veramente squisita
      per l’accoglienza semplice e cordiale, un uomo che è l’unica speranza
      per il popolo kosovaro. Ci ha offerto, questo è sua abitudine, dei
      minerali essendo egli un ricercatore e cultore di minerali.

      Dopo la vista dal Presidente siamo andati a pranzo in un ristorante di
      Pristina – poca gente perché c’era ancora il Ramadan – e poi ci siamo
      concessi una passeggiata nel parco di Pristina, bellissimo, circondato
      da boschi nei quali non è consigliato camminare ancora per il pericolo
      di mine.

      Ritornati a Ferizaj siamo stati ospiti nella casa di Ali, nella quale
      erano convenuti tutti i parenti di Ali – un’infinità – per la cena a
      lume di candela perché ci siamo trovati nel momento in cui viene tolta
      la luce: quest’anno la situazione è migliorata, perché l’anno scorso vi
      era la luce per due ore e poi quattro ore senza, quest’anno si sono
      invertiti i tempi, quattro ore di luce e due senza.

      Siano tornati in Parrocchia dove siamo stati ospiti per tutto il tempo
      e abbiamo preparato, purtroppo i bagagli per la partenza.

      26 novembre 2002

      Giorno della partenza: al mattino “l’incontro traumatico” con
      Valentina…. poi la partenza per Skopje con “l’autista don Albert”;
      visita di corsa alla città e alla Cattedrale, dove vi è una statua del
      Sacro Cuore che si è salvata dal terremoto che ha distrutto Skopje –
      ricostruita molto bene e ordinata – e davanti alla quale pregava
      lungamente una piccola fanciulla che poi diventerà Madre Teresa.

      All’aeroporto di Skopie e si intraprende il viaggio di ritorno verso
      Fiumicino, attraverso lo scalo di Budapest, dove ci stanno ad attendere
      Vanda e Livio.

      Alcune annotazioni: i kosovari vivono in grande e dignitosa povertà –
      un insegnante o un impiegato della municipalità, gente che sta
      relativamente bene, hanno uno stipendio che si aggira sui 150,00 €; il
      sussidio sociale, c’è la fila fuori dell’ufficio, è di € 28,00; non c’è
      assistenza malattia e l’economia stenta a decollare perché c’è la paura
      del ritorno dei serbi, che nella guerra avevano distrutto tutto,
      compiendo anche efferati eccidi – infatti il viaggio lungo le strade
      del Kosovo è pieno di notizie di campi profughi o fosse comuni.

      Dal punto di vista religioso, la comunità cattolica, piccola minoranza
      è però molto vivace e apprezzata per cui, con i musulmani, c’è una
      convivenza molto pacifica. E’ una Chiesa però che vive ancora molto
      delle conseguenze del regime comunista e che ancora deve iniziare il
      rinnovamento conciliare; però ci sono buoni e confortanti sviluppi, in
      quanto ci sono molte vocazioni sacerdotali e religiose femminili, tanto
      che ogni parrocchia è ben servita e ci sono anche molti sacerdoti
      kosovari che sono all’estero.

      I musulmani: i soli vecchi frequentano la preghiera del venerdì, ai
      giovani poco interessa: l’ateismo di stato li ha segnati. Seguono molte
      iniziative della Chiesa cattolica per vivere momenti di aggregazione.

      Gli ortodossi, di origine serba, niente, oltre la Messa della domenica,
      chiusi in se stessi e contro tutti. Non abbiamo potuto visitare una
      Chiesa ortodossa in quanto tutte sono presidiate dalle Forze NATO.

       Dal nostro viaggio, costatata la povertà, è nata una bellissima
      iniziativa: le famiglie di S. Maria Regina che per un anno adottano,
      con un contributo di € 50,00 al mese, una famiglia povera di Ferizaj
      che ci è stata segnalata dal Parroco Don Albert. E’ scoppiata una gara
      di solidarietà ispirata certamente dal Signore tanto che sono più le
      famiglie che adottano che quelle da adottare, grazie a Dio e alla
      carità dei parrocchiani.

      TESTIMONIANZA  DI  NADIA  ARMENI  E  LAURA  PESCIAIOLI 

      Nadia così ricorda:

      Il Kosovo, una delle tante regioni della ex Jugoslavia, paese devastato
      da una cruenta e inutile guerra con la Serbia alla fine degli anni
      novanta.

      Questo è quanto io sapevo del Kosovo.

      Novembre 2002, Don Sandro mi invita a fare un viaggio con lui e Laura
      in questo paese per ritrovare alcuni amici che da profughi vennero
      accolti nella nostra parrocchia. Rimasi alquanto titubante... ma alla
      fine decisi per il sì.

      Il 22 novembre si parte e l’accoglienza è davvero entusiasmante, in un
      clima di festa e di allegria che non fa certo trasparire i grandi
      problemi che tutti hanno dopo questa terribile guerra.

      Con il fuoristrada della “Caritas” e Alì come interprete iniziamo a
      girare per il Kosovo. Visitiamo città villaggi, paesi un po’ sperduti;
      facciamo foto come dei normali turisti. Dico a me stessa: in fondo
      questo posto non è poi così malandato, povero e così tanto provato
      dalla guerra come dicono.

      I giorni passano in modo piacevole, conosciamo tanta gente più o meno
      importante.

      Arriva la mattina della Partenza. Mentre con Laura percorriamo il
      cortile della chiesa per arrivare all’auto della Caritas che ci avrebbe
      portato all’aeroporto, vediamo  venire verso di noi una minuta bambina
      bionda con un mano un foglio tutto stropicciato. Ci fermiamo a parlare
      con lei e Suor Floriana e ci dice che si chiama Valentina e che sta
      andando a catechismo. Avvicinandoci a lei ci accorgiamo che è vestita
      in modo molto dimesso e come gesto affettuoso le offriamo delle
      caramelle – è quanto avevamo in quel momento – lei cerca di metterle in
      tasca, ma le caramelle cadono a terra; quella giacca che portava aveva
      solo la federa e le tasche non c’erano più.

      Con Laura ci guardiamo negli occhi e pensiamo: cosa può fare Valentina
      con queste caramelle, ha bisogno di ben altro... e ci mettiamo di corsa
      alla ricerca di un negozio e una bancarella. La troviamo e compriamo
      una giacca a vento rossa, un po’ grandina, ma non importa,, almeno
      Valentina quest’inverno starà un po’ calda.

      Veniamo poi a sapere che Valentina ha tre fratelli e la sua famiglia è
      povera e il papà cieco e la mamma ammalata e non hanno quasi niente per
      vivere, se non l’aiuto che le mandiamo mensilmente, a parte la dignità
      che contraddistingue questa popolazione.

      Attraverso l’incontro con Valentina posiamo gli occhi e soprattutto il
      cuore sulla vera e dolorosa realtà kosovara, che finora c’era, forse,
      stata volutamente nascosta.

      A questo punto il Kosovo diventa per noi un altro paese, dove s’è
      bisogno di tutto e la nostra buona volontà e il nostro cuore sono tutto
      per loro e ringraziando il Signore inizia una catena di solidarietà che
      ogni giorno diventa sempre più grande, grazie alla generosità di tanta
      gente che continua con noi questa meravigliosa avventura.

      (P:S: questa annotazione da parte di Don Sandro sulla famiglia di
      Valentina. Nel secondo viaggio sono andato personalmente a visitare
      questa famiglia portandole l’aiuto della Parrocchia. Il papà e la mamma
      di Valentina ci hanno fatto accomodare nella loro “casa”, se tale si
      può chiamare, e la mamma si è scusata che non aveva da offrirci nemmeno
      un bicchiere d’acqua. Non l’avevano l’acqua perché non hanno un pozzo
      dove attingerla).

      Questo il ricordo di Laura.

      Tornata dal Kosovo, sarei ripartita subito, il giorno dopo. Avevo
      sentito parlare di “mal d’Africa” da coloro che avevano fatto
      esperienza missionaria, ma io che ho si fede ma so essere anche
      razionale, pensavo di esserne immune. Non trovavo pace, non riuscivo a
      trovare il giusto equilibrio, non riuscivo a rientrare nel solito tran
      tran di tutti i giorni.

      Ho cominciato a scrivere un diario per fissare meglio l’esperienza
      vissuta. Mi sono posta questa domanda: cosa è stato per me il Viaggio
      in Kosovo?

      L’ho vissuta come un avventura? Andare per la prima volta in aereo e
      vincere la paura del volo! Ma la paura è restata.

      Come turista? Andavo alla ricerca di opere d’arte, ma non esiste la
      cultura artistica, non l’ho trovata.

      Poi l’ultimo giorno, poche ore prima di partire l’incontro “traumatico”
      con Valentina ha dato il vero senso al viaggio. Mi ha fatto vedere la
      povertà, tenuta fino allora in ombra dai vari appuntamenti
      programmatici da Don Albert e Ali.

      Camminare fra questa gente e scoprire cattolici e musulmani insieme, su
      tutti una serenità inspiegabile per noi occidentali, in mezzo a tanta
      povertà. Tutti accoglienti, gentili, ospitali; hanno offerto a noi
      tutto il loro avere e non hanno molte volte di che vivere.

      Ho visto che cosa è la vera carità, ho visto che cosa è la fede;
      credono nella preghiera e vi sui affidano completamente; si sentono
      dimenticati da tutti, ma non da Dio. E a questo proposito questo è
      stato il dono per l’aiuto che abbiamo portato loro: “Pregherò per te e
      la tua famiglia il Signore Dio nostro”. Quale migliore ricompensa mi
      potevano offrire?

      Ho visto la speranza sul volto di Valentina, dove ho visto Gesù Bambino.

      Ho capito che nella povertà materiale c’è una ricchezza spirituale che
      nessuna dittatura, nessuna guerra potrà mai togliere.

      Il viaggio in Kosovo è stato un camminare incontro a Cristo; è stato
      come un pellegrinaggio che mi ha rinnovato e fortificato nello spirito.
      Grazie, Signore.

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