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123811921, IL FUOCO SOTTO LE ELEZIONI - GLI INCIDENTI DI SPALATO - TRIESTE - MARESEGO

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  • Maria Rita
    10 nov 12:26
      Articolo di una ricercatrice di Capodistria. Presidente del locale comitato Dante Alighieri: Valentina Petaros Jeromela

      1921, IL FUOCO SOTTO LE ELEZIONI.
      GLI INCIDENTI DI SPALATO - TRIESTE - MARESEGO

      di Valentina Petaros Jeromela

      Quando, in base al trattato di Rapallo, parti della Dalmazia e dell'Istria furono annesse all'Italia accanto alle problematiche del passaggio di sovranità, si crearono tutt'una serie di difficoltà e ostacoli che andavano risolti al più presto. Problemi cocenti erano la cittadinanza, la sovrapposizione legislativa e la coesistenza del diritto italiano e austriaco, la presenza di militari e d'impiegati ex austriaci, croati e loro posizione economica che andava parificata con quella degli impiegati italiani, i confini, i danni di guerra. . . e nel mentre in Italia si cercava di capire quale sistema elettivo era meglio, se quello proporzionale introdotto da Nitri, che secondo lui favoriva l'incontro tra proletariato e borghesia oppure se era meglio continuare a mediare tra Governo e Corona e cercare un equilibrio tra potere esecutivo e quello legislativo.

      Non presero però in considerazione l'elemento base: gli elettori. Il sistema proporzionale dava la possibilità a tutti di entrare nel sistema politico, si poteva e si voleva rinnovare la rappresentanza politica. Non più un collegio uninominale che favoriva la borghesia ma nascevano le liste di partito. Il territorio fu diviso in circoscrizioni (54) e in ciascun distretto andavano eletti da 5 a 20 deputati, in base al numero dei residenti; i seggi andavano assegnati in base alla proporzione dei voti ottenuti. Erano favoriti i raggruppamenti politici già strutturati e con una salda presenza sul territorio, ma erano in pochi: i socialisti (sostenuti dai sindacati) e i cattolici (che avevano l'appoggio della Chiesa). La propaganda divenne l'arma più forte, l'unica cosa che poteva influenzare e condizionare l'elezione del singolo che veniva così scaraventato al centro del potere, alla Camera dei Deputati. L'assetto sociale era cambiato, il mondo in cui la borghesia regnò non esisteva più e bisognava prendere in considerazione le espirazioni del proletariato. Giolitti lascia la politica il 3 luglio del 1921, sostituito da Bonomi e poi da Facta che fu travolto dallo squadrismo e dalla crisi socialista.

      L'ascesa di Mussolini era inevitabile, come inevitabili erano le nuove elezioni nel 1924 e la riforma della legge elettorale. Ma ritorniamo nel maggio del 1921, al Governo Giolitti. Ci troviamo di fronte a una nuova situazione territoriale e una nuova condizione degli uomini e delle donne, la cittadinanza era con­ dizione fondamentale per accedere alle urne elettorali ma non tutti erano cittadini italiani. Entrano qui in gioco argomenti quali diritto d'opzione e di pertinenza o di domicilio. Chi voleva rimanere o diventare italiano doveva presentare la domanda al Commissariato Generale Civile di pertinenza entro il 29 gennaio 1921. Conseguentemente a questo tema l'importanza dell'etnia assumeva un peso determinante, poiché a ridosso del confine le zone erano (e lo sono tutt'oggi) etnicamente miste. Il voto agli italiani andava sostenuto poiché a Capodistria il Blocco Nazionale non aveva un candidato. Anche se i partiti decisero di aderire, per puro spirito nazionale, al Blocco Nazionale, Capodistria aveva una massiccia presenza di popolazioni diverse.

      Le attività elettorali e la propaganda erano molto intense in quasi tutti i distretti, tranne che in quello di Capodistria, dove la popolazione slava era molto forte soprattutto nella parte settentrionale. Ciò che si temeva erano le possibili alleanze e soprattutto quelle tra i comunisti con gli sloveni; questi ultimi potevano totalizzare quasi 10.000 voti e, uniti ai Socialisti e Repubblicani, potevano rappresentare una seria minaccia per il Blocco. Si consigliava perciò di favorire una larga adesione alle urne. Ma le attività propagandistiche molto spesso sfociavano in incidenti. Tra i più sanguinosi e violenti e storicamente più controversi è quello accaduto in un piccolo villaggio del sobborgo di Capodistria, Maresego. Un ruolo molto importante lo ebbe il comitato triestino Rosa Luxemburg, che pianificava un attentato per il giorno delle elezioni; minaccia sventata dal sequestro di un vero e proprio arsenale la notte prima delle elezioni, il 14 maggio 1921. Trieste rimaneva e mantenne la suddivisione in zone, dove ogni circolo comunista aveva la propria squadra d'azione. Era il 15 maggio 1921 ma i fatti furono portati in tribunale nel 1923 e questo incidente è solo l'ultimo dei tre che qui mettiamo in connessione, quasi fossero un'escalation di violenza cominciata a Spalato, l' 11 luglio 1920.

      Il primo incidente che andiamo a esaminare è l'episodio di Spalato accaduto l'11 luglio 1920 che ha avuto come conseguenza l'incidente del Balkan (13 luglio 1920) di Trieste che poi, grazie all'attività dei comitati filo-jugolsavi presenti a Trieste come l'Edinost, che continuarono la propaganda che hanno favorito e alimentato, nel già confuso contesto d'influenze politiche, le circostanze in cui si ebbe lo scontro a Maresego. Il ruolo del giornale Edinost non è marginale poiché, al momento dell'incarceramento di uno degli assassini accusato della morte dei tre attivisti del fascio, la redazione ha raccolto la somma necessaria al pagamento della cauzione. Non è semplice definire le dinamiche ma grazie a documentazione di nuovo reperimento come, ad esempio, i rapporti CIA inviati dalla zona d'occupazione in Adriatico oppure documenti che testimoniano le influenze squadriste e attività delle guardie rosse comuniste abbiamo potuto esaminare sotto una nuova luce questo periodo di intensa attività politica.

      Durante l'occupazione militare della Dalmazia, 1918-1920, la costa fu divisa in 4 zone e ogni area era gestita da una delle quattro nazioni impegnate nella guerra o nelle operazioni di pace. L'ammiraglio Enrico Milio ebbe l'incarico di Governatore della Dalmazia e delle Isole dalmate e curzolane con il limite settentrionale a Capo Planka. Il Regno Unito amministrò la zona più settentrionale con Fiume e agli americani andò la parte centrale della Dalmazia con le numerose isole; mentre la zona francese iniziava qualche chilometro verso sud dall'isola di Sipan sino al confine con l'Albania. Sebenico, Spalato e Cattaro erano in centro rispettivamente delle zone d'occupazione italiana, americana e francese. Desidero sottolineare la parziale sovrapposizione della zona italiana a quella americana, questa situazione creò frizioni e difficoltà all'Italia soprattutto per la continua preferenza accordata dagli americani alle popolazioni slave. In forza al Trattato di Pace Milio occupò la zona della costa dalmata assegnata all'Italia e cominciò a creare i presupposti per l'annessione di questo territorio all'Italia.

      Ricostruì la struttura sociale mediante l'istituzione dell'Ufficio di approvvigionamenti civili, ha gestito il difficilissimo passaggio dall'amministrazione austriaca a quella italiana avendo sullo sfondo la precaria e mutevole situazione dei Trattati di pace. L'incertezza normativa e dei confini in genere destavano grandissima preoccupazione e nervosismo tanto che anche qui gli incidenti che si susseguirono erano molti tra cui il più sanguinoso fu quello in cui perirono due marinai italiani: il Comandante Tommaso Gulli e il marinaio Aldo Rossi. La sera dell'l 1 luglio i marinari della Puglia, ormeggiata a Spalato per fornire sostegno alla popolazione italiana lì presente in considerevole numero, erano in licenza. La nave Puglia si trovava nelle acque "americane" per svolgere diverse attività collaterali e ausiliarie. Oltre a vigilare sull'incolumità dei residenti italiani, facilitava la consegna della posta, permetteva i contatti via radio, era anche l'ufficio per l'emissione dei passaporti, svolgeva moltissime attività burocratiche poiché la circolazione delle persone era sconsigliata o limitata.

      Quasi tutto l'organico dei marinai era a terra, per trascorrere qualche ora in libera uscita ed era abitudine di molti recarsi al caffè sulla riva, il Nani. La stessa sera, però, un nazionalista serbo aveva una conferenza in città. Si trattava di Lovric, che nei documenti militari figura come Lovricreff, poeta e nazionalista jugo slavo che i serbi faceva­ no contrapporre, moralmente, a D'Annunzio. Questo D'Annunzio serbo incitò la folla presente alla sua conferenza e l'indirizzò sulle rive. E' noto che la presenza italiana, sia militare sia civile, nella zona americana era mal vista e mal tollerata, a ciò si aggiungono altre tensioni e nervosismi dettati dalla situazione politica incerta; il tutto sfociò, poi, nell'aggressione ai militari.

      Nel mio studio pubblicato nel 2014 ripercorro e ricostruisco le varie testimonianze che dei fatti che sono riuscita a raccogliere, ma si può riassumere semplicemente raccontando della fuga dei marinai, del tentativo del Comandante Gulli di salvarli dalla folla giunta sul molo ma soprassedendo la dinamica degli spari. Dall'autopsia è emerso che i fori d'entrata avevano una traiettoria che andava dall'alto verso il basso, dunque sono stati colpiti mentre pensavano di essere in salvo, sul MAS. Da altra documentazione è emerso che i primi a sparare fossero stati proprio gli italiani accorsi in soccorso ai commilitoni, ma le pallottole furono esplose mirando in aria, per sfortunato caso e di rimbalzo colpirono una persona presente sulle rive. Altri dati e rapporti militari testimoniano dell'impulso di alcuni gendarmi serbi che, in base alle disposizioni e agli accordi internazionali, erano sotto gli ordini dell'ufficiale più anziano; in questo caso l'ammiraglio americano Andrews. Giungono poi notizie dello spostamento delle truppe serbe da Spalato nei giorni immediatamente successivi alla morte dei due marinai italiani. Il titolare dell'inchiesta era l'ammiraglio Andrews, che, a detta anche dello stesso Enrico Milio, non diede molta importanza al fatto ma lo archiviò quale "semplice" incidente. Questo fatto però una volta giunto a Trieste, fu accolto come un gravissimo attacco all'italianità delle terre in attesa di annessione.

      La marcia di protesta presto si trasformò in un corteo anti jugoslavo che si fermò davanti all'albergo, dove avevano sede diverse associazioni slave. La multietnicità triestina divenne una grandissima polveriera e quella sera, esplose andando a caccia di ogni possibile nemico dell'Italia. Successe così che bruciò lo stabile, che ospitava il "N arodni dom" ma qui avevano sede al primo piano quattro circoli sloveni, una banca ma era anche il domicilio del presidente dell' Edinost e alcuni uffici della stessa testata giornalistica. Al secondo piano dell'edificio vi erano le stanze in affitto che in quel periodo affacciavano direttamente sulla Piazza Oberdan. Trieste fu annessa al Regno solo nel 1918 ma partecipò con molto fervore alle imprese dalmatiche e con altrettanto livore accolse i nuovi arrivati.

      Da documenti inediti si è portato alla luce il movimento comunista triestino, il centro Rosa Luxembrug tutti fatti poco noti ma che danno un'immagine nuova alle frizioni politiche in questa città. In base a questa serie di eventi si crea un contesto nuovo, dove le imminenti elezioni del 1921 assumono una nuova forma: non solo violenza fascista per far vincere il Blocco Nazionale, ma scontri in seguito a fervente attività politica di entrambe le parti. Utilizzando un rapporto americano in cui si descrivono gli anni di occupazione americana in Dalmazia si svelano le dinamiche che hanno portato all'incidente di Spalato ma anche alla nascita del Regno degli SHS con grande supporto americano. Interessanti, infine, le dinamiche delle elezioni a Capodistria, dove non c'era un rappresentante del Blocco Nazionale, ma è forse per questo che 11 attivisti del fascio andarono a consegnare a Maresego le schede elettorali dello stesso, ma gli abitanti del luogo, in gran parte contadini forse privati di quell'arsenale requisito la sera prima a Trieste, li aggredirono in modo smisurato tanto da provocarne la morte.

      Spesso sottolineo che l'età media degli 11attivisti era di 14 anni, mentre gli assalitori erano uomini. La storiografia riporta questo incidente in vari modi, ma in base alla documentazione d'archivio si è ricostruita la vicenda e i suoi sviluppi in un contesto storico poco noto. De facto gli incidenti furono molti, consecutivi e sparsi sul territorio e andrebbero citati tutti poiché tutti contribuirono a fomentare l'odio e l'ira esplosa a Maresego.

      Una parte consistente è dedicata al processo e alle evoluzioni storico-amministrative dello stesso. Si è svolto due anni dopo
      i fatti poiché l'Italia doveva riprendersi sia economicamente che a livello pratico, sociale, amministrativo, legislativo . . . In attesa del passaggio dall'amministrazione austriaca a quella italiana il processo vede in se il perdurare di due legislazioni e gli imputati sono stati giudicati in base alla confluenza di entrambe. La ricostruzione è stata molto difficile ma alla fine si determina l'esito con cognizione di causa: "Nazario Babich "jager", colpevole di omicidio preterintenzionale, con attenuanti della provocazione non grave e generiche. Richiesti 8 anni e 4 mesi. Comminati: sulla base del CP austriaco e in base alle attenuanti del paragrafo 338, 3 anni e 6 mesi.".

      E un capitolo a parte è dedicato a Sergio Dompieri, avvocato costituitosi parte civile con i parenti delle tre vittime. Personaggio enigmatico, e­ esponente del fascio triestino e prefetto di molti comuni tra cui Gorizia. Da un'indagine recentissima è emerso che gli sloveni lo considerano un vero e proprio difensore della minoranza slava durante il periodo del fascismo. Una contraddizione forte, inspiegabile che andrebbe approfondita con ulteriori ricerche.
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