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  • Chicca Scarabello
    Domenica 2 Maggio 2004 - Yom HaAtzmaut a Milano Grande festa in piazza aperta a tutti per i 56 anni dello Stato d Israele IMPORTANTE: La manifestazione si
    Messaggio 1 di 42 , 1 mag 2004
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      Domenica 2 Maggio 2004 - Yom HaAtzmaut a Milano

      Grande festa in piazza aperta a tutti per i 56 anni dello Stato
      d'Israele

      IMPORTANTE:
      La manifestazione si terra' anche in caso di maltempo: disponiamo di
      gazebo e di un palco coperto


      La festa si svolgerà dalle ore 10:00 alle ore 17:00

      Programma:

      ore 10:30 Musica klezmer e israeliana dal vivo con Manuel e la sua
      band

      ore 12:30 Pranzo kasher a base di prodotti tipici israeliani

      ore 14:00 Interventi dal palco:

      Il portavoce della Comunità Ebraica milanese Yasha Reibman, il
      Rabbino Capo di Milano, Rav Laras, il presidente della Federazione
      delle Associazioni di Amicizia Italia Israele Andrea Jarach, il
      presidente della Federazione Sionistica Italiana Giuseppe Franchetti
      e un rappresentante dell'Ambasciata Israeliana in Italia

      ore 15:00 Musica israeliana dal vivo e balli israeliani con Franco

      ore 16:30 Estrazione della sottoscrizione a premi (primo premio, un
      biglietto A/R per Israele)

      e inoltre...

      Banchetti promozionali di prodotti tipici israeliani ed ebraici

      Attività ricreative per bambini e ragazzi


      Ingresso libero


      PARCO DELLA GUASTALLA - VIA GUASTALLA (ZONA POLICLINICO)
      Fermata MM Linea 3 "Crocetta" - Parcheggio Via Barnaba
      Per ulteriori informazioni visitate il sito www.amicidisraele.org o
      scrivete a: info@...

      La festa è organizzata dall'associazione Amici d'Israele Onlus in
      collaborazione con i Giovani della Comunità Ebraica di Milano e con
      il patrocinio della Federazione delle Associazioni di Amicizia
      Italia Israele




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      Buongiorno a tutti.
      Ieri Tel Aviv ha vissuto una delle giornate piu eccitanti mai
      successe.
      Ormai tutti sanno della vittoria del Maccabi , e che giocheranno la
      finale contro la Skipper Bologna.
      Ma ieri Tel Aviv ha vissuto la giornata veramente alla grande.
      Lo spettacolo alla Nokia Arena e stato formidabile , si sono viste 2
      partite bellissime 4 grandissime squadre e un pubblico eccezzionale.
      I pochi tifosi Italiani erano seduti dietro di me e si sono divertiti
      moltissimo, era la prima volta che erano a Tel Aviv e si stanno
      divertendo da matti , in questo momento sono a Gerusalemme in gita.
      C'era una bella e numerosa rappresentanza di tifosi del CSKA Mosca ,
      tutti vestiti di rosso.
      E stato veramente bello.
      Eroe della serata e stato il giocatore americano del Maccabi ANTHONY
      PARKER autore di 27 punti , che semplicemente considera il Maccabi
      la sua famiglia e Israele il suo nuovo paese.
      E arrivato in Israele nel 2000 , e dopo 2 anni e tornato in USA per
      fare partorire la moglie ( che era rimasta spaventata da un attentato
      capitato vicino alla loro casa di Tel Aviv ) poi e andato a giocare
      qualche mese nella squadra di Roma , ma ad Agosto e stato richiamato
      dal Maccabi , e lui ha detto che voleva tornare dalla sua grande
      famiglia Israeliana :-)
      Questo e il Maccabi e questa e Israele , ieri sera alla partita si
      vedevano tanti vecchi giocatori del Maccabi che sono venuti a vedere
      la partita , ed anche molti giocatori del Maccabi, Americani sono
      venuti a vedere la partita dagli USA.
      Un esempio simpatico , ho visto il mitico AULCIE PERRY che ha giocato
      nel maccabi negli anni 70/80 e col Maccabi e stato 2 volte campione
      d'europa.
      Lui americano di colore vive in Israele non ha piu lasciato il paese
      e in Israele e una leggenda, e alla domanda " cosa fai qui perche sei
      rimasto ? " ha risposto in perfetto Ebraico " ki ze abait sheli "
      Adesso tutto e tranquillo e domani sera tutta Israele vuole
      festeggiare una vittoria che comunque sarebbe indimenticabile .
      In bocca al lupo al Maccabi e a tutto Israele .

      Alon
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      23 maggio, Servigliano (AP) - Teatro comunale
      Mostra antologica su Giorgio Perlasca








      [Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
    • Chicca Scarabello
      Pur ammirando i meriti individuali di alcuni firmatari, la sedicente ebrei della Diaspora non può permettersi di parlare a nome mio. La sedicente ebrei
      Messaggio 42 di 42 , 13 lug 2004
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      • 0 Allegato
        Pur ammirando i meriti individuali di alcuni firmatari, la sedicente "ebrei
        della Diaspora" non può permettersi di
        parlare a nome mio. La sedicente "ebrei della Diaspora" denuncia una
        mancanza
        totale di conoscenza e di realismo politici. Delegittima uno stato reale,
        legittimandone un altro inesistente. Deligittima un governo legittimo a
        favore di uno inesistente che si permette di fare un summit a Ginevra,
        confondendo ancor più l'opinione pubblica e dando maggior impulso alle
        politiche e propagande antiisraeliane. E' sconcertante come questi ebrei che
        sono favorevoli ad uno stato per due popoli, siano così miopi e così ciechi
        complici (!) del terrorismo che assassina e mutila i loro fratelli. Vivono
        nel loro mondo così irreale, anni luce dai fatti e dalle conseguenze dei
        loro atti. Evidentemente, lo studio biochimico del cervello non ha relazione
        con la mente intesa come spirituale ed intellettiva, per la Levi Montalcini.
        La yddishkeit di Moni Ovadia così ben rappresentata e portata alla ribalta,
        si riconfigura con la mentalità dei rabbini che per secoli hanno permesso
        che gli ebrei venissero perseguitati ed uccisi, poiché non potevano, non
        dovevano uccidere. Una vittoria per quell'occidente islamizzato che è
        riuscito - con una tolleranza apparente e con successo - a dividere gli
        ebrei. Perché: mai
        divisione, tra noi, è stata più netta dalle conseguenze del 1973. Mai è
        stato più netto il solco della ragione che motiva Israele a difendersi,
        malgrado un'opposizione che persegue un compromesso impossibile e dimostrato
        dalla sua fallimentare politica al governo. Tutti, tra israeliani ed ebrei
        che sono stati in Israele, conoscono dei palestinesi per bene, o sanno che
        esistono, ma non sono quelli che hanno potere. Anzi, alcuni o molti di loro
        non ci sono più perché considerati collaborazionisti di Israele. E sono
        stati trucidati con o senza sommarii processi. Ma le loro guide, ad iniziare
        da Arafat, sono terroristi e hanno minacciato di annientamento Israele.
        Amati dall'occidente. Attori e finanziatori - con gli aiuti UE - di una
        guerra immorale e criminale. Sono ciechi i nostri fratelli buberiani e della
        sedicente "ebrei della Diaspora?"? Non si
        rendono conto nemmeno di quanto sia superata dai fatti la filosofia
        buberiana? Non si sono mai applicati per comprendere la mentalità di coloro
        che vogliono la morte di tutti gli ebrei? Del loro storico, delle loro
        politiche, dei maledetti crimini del loro fanatismo che hanno ucciso e
        mutilato più di Sei mila cittadini israeliani? Aggiungendo a questo orrore,
        il mai sopito antisemitismo europeo. E dopo di noi...i cristiani?! Perchè se
        gli ebrei non sono mai esistiti in Eretz Israel, allora nemmeno Gesù è
        esistito. O Gesù era anche lui arabo? Ma i sedicenti "ebrei della Diaspora"
        sono così ignoranti sul Medio
        Oriente e cocciuti da non voler sapere? da non ragionare e non voler
        ragionare? Né si rende conto
        l'opposizione israeliana più a sinistra, che fallita l'utopia di Oslo che è
        costata sangue ad Israele e che Israele paga ancora oggi, della sua politica
        suicida? Ma se durante la cosiddetta pace di Oslo, nessuna seria azienda
        europea ha
        mai investito in Israele, dimostrando che altri erano gli obiettivi di
        quella "pace"!!! ma alcuni dell'opposizione, sì, in combutta con
        costruttori italiani di sinistra e chissà chi altri, hanno avuto i loro
        vantaggi. La democrazia israeliana ha molto da insegnare al mondo: ma vorrei
        aggiungere
        un tribunale morale che giudicasse comportamenti e responsabilità di quegli
        israeliani ed ebrei che si permettono di fare politiche alternative e
        parallele a quelle del governo israeliano, contro Israele e contro gli
        ebrei.

        Danielle Sussmann Seiteanu
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        ANCORA POSTI PER IL


        XIII SEMINARIO DI
        DANZA E CULTURA EBRAICA

        a
        BUSANA (RE)
        Albergo il Castagno Via Nazionale Sud 3/B

        Dal 19 al 23 Agosto 2004


        PROGRAMMA

        Intermedi/Avanzati
        Dudu - Bonny Piha
        Simch'a Parsit - Bonny Piha
        Lech'a Karati - Dudu Barzilai
        El ha or - Dudu Barzilai
        Darbashiya - Dudu Barzilai
        Heya Heya - Rafi Ziv
        Simch'a Gdola - S. Govari
        Kama tov bishnayim - G. Biton
        Hora ziv - Rafi Ziv
        Brach'ot le havdala - Rafi Ziv
        Mi li yiten - S. Amishay
        Pnei shabat - S. Govari
        Agadelcha - I. Yakovee
        Debka itim - L. Bargil
        Nitzot ahava - M. Shem tov
        Dan's freilach - Brigitte Young
        Carnaval Ohevet samba - M. Telem
        Salat tichoni - Nissim Ben Ami
        Marchaba bikom - M. Shem Tov

        Principianti/Intermedi
        Hatikvah ch'ozeret la lev - G. Biton
        Hayuma be har hamor - A. Shauli
        Or shivat hayamim - G. Biton
        Hashir sheli - M. Eskayo
        Shav el admati - M. Gabay
        Mi iten ve amen - A. Perez
        Adama Admati - S. Amishay
        Sovevuni - Y. Ashriel
        A libe - D. Salomonson
        Harimon - Z. Chavatzelet
        Mechol halahat - Y. Levi
        Ga'agueem - M. Halevi
        Shiboley paz - R. Sturman
        Ale brider - yiddish
        Shirili kineret - S. Maman






        Immersi in un parco di secolari castagni, vi proponiamo un seminario ricco
        di momenti pratici di danza (riscaldamento mattutino, apprendimento di danze
        ebraiche tradizionali e moderne, animazioni di danze internazionali nelle
        serate), canto (impareremo alcuni canti che accompagneranno le danze
        proposte) e un approfondimento culturale sulla danza e l'arte figurativa
        ebraica.
        Nonché workshops tematici, serate a sorpresa, visione guidata di film e
        una grande festa durante l'ultima serata che trascorreremo assieme.





        DOCENTI
        Elena Bartolini - Carla Padovani - Bonny Piha
        Silvio Lorenzato - Antonio Tinti - Cristina Casarini - Emanuela Perlini










        SEDE
        Albergo "Il Castagno" - Via Nazionale Sud, 3
        BUSANA (Reggio Emilia) tel. 0522/891449-72





        L'albergo è ubicato in un vasto parco di secolari esemplari di castagno,
        da cui partono numerosi sentieri che permettono brevi escursioni all'interno
        del Parco del Gigante, parco naturale dell'Appennino Reggiano.






        INFO E ISCRIZIONI
        TERRA DI DANZA
        tel. 0522/371698
        e-mail: info@...
        http//www.terradidanza.it
        In collaborazione con
        Amicizia ebraico-cristiana di Firenze
        tel. 055/244861

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        da Luca M.
        Parla il ragazzino che si è arreso prima di farsi saltare in aria
        Il baby-kamikaze: «Volevo punire i miei»

        «Ho visto donne e bambini, non potevo farlo». In famiglia nessuno si
        curava di me. I miei genitori mi sgridavano


        Hussam fra i soldati israeliani (Reuters)
        NETANYA - «Sono il più giovane in famiglia, a nessuno importava di me.
        I miei genitori mi sgridavano perché vado male a scuola, i compagni di banco
        mi prendevano in giro, e allora ho deciso di diventare kamikaze. Così,
        almeno, qualcuno si sarebbe ricordato di me». Hussam Mahmud Bilal Abdu, 16
        anni, è detenuto nella prigione israeliana Ha Sharon, a nord di Tel Aviv.
        Zona 7, assieme agli altri 66 minorenni palestinesi arrestati per aver
        compiuto gravi crimini contro la sicurezza. E’ lui il ragazzino, che si
        avvicina con le mani alzate a un posto di blocco israeliano con la cintura
        esplosiva legata in vita. La scena, ripresa da una televisione straniera,
        mentre si taglia attentamente con delle forbici il giubbotto esplosivo, ha
        fatto il giro del mondo.
        Vive in una cella con altri due detenuti. In ogni stanza una piccola
        televisione e un ventilatore. Le celle guardano un lungo corridoio diviso
        dai ragazzi, da una linea immaginaria, in due zone che hanno chiamato
        Palestina e El Kara come due quartieri di Nablus. Hamas e Jihad mandano ai
        ragazzi dai 15.000 ai 30.000 shekel al mese (dai 3000 ai 6000 euro) affinché
        possano comprarsi altre comodità: l'ultima, walkman per tutti. Le regole
        permettono ai ragazzi di uscire nel cortile tre ore al giorno, un'ora e
        mezza la mattina e poi al pomeriggio. Abdu indossa la divisa marrone scuro,
        che ha dovuto arrotolare, perché non c’è della sua misura. Entra nella
        stanza, dove di solito si tengono le lezioni. Abdu deve ancora imparare a
        leggere e scrivere. «Non mi è mai piaciuto studiare, ma qui le lezioni sono
        facili, ho meno problemi che nella mia vecchia scuola a Nablus, quando
        uscirò di prigione voglio diventare tecnico e riparare radio e televisioni».
        Sembra più un bambino che un adolescente, più basso dei suoi compagni,
        un teenager in miniatura, due grossi occhi fin troppo ingenui. E quando
        parla, non gli daresti più di dieci anni.
        Lo scorso marzo, dopo una forte lite con i genitori, Abdu ha deciso di
        diventare kamikaze. I responsabili delle organizzazioni terroristiche non
        gli hanno fatto troppi esami: in due giorni lo hanno provvisto di cintura
        esplosiva e gli hanno ordinato di diventare shahid al chek point di Hawara.
        «Quando sono arrivato - dice -, ho visto delle donne e bambini e non me la
        sono sentita, cosi ho chiamato i soldati e gli ho detto che stavo indossando
        una cintura».
        L’arruolamento di Abdu è durato meno di due giorni. «Dopo aver detto a
        Nasser, il mio migliore amico, di voler diventare shahid , mi ha portato dai
        responsabili. Mi hanno chiesto di nuovo se ero convinto di ciò che facevo
        poi mi hanno dato 100 shekel (circa 20 euro), portato da un fotografo per l’
        ultima foto con la cintura e accompagnato a casa. Il giorno dopo ho detto ai
        mie genitori "arrivederci" e sono andato a ritirare la cintura esplosiva».
        Abdu non è più arrabbiato con i suoi, dice di essersi pentito: «Da
        quando sono in prigione non ho visto nessuno della mia famiglia, ma ho
        parlato al telefono con mia madre e i miei cinque fratelli e sorelle
        maggiori. Piangevano tutti e mi chiedevano di continuo perché volevo morire.
        Con mio padre non ho ancora parlato, penso sia molto arrabbiato per quello
        che stavo per fare».
        Per chi conosce Abdu è stata una vera sorpresa vederlo in televisione,
        non ha mai fatto parte di organizzazioni terroristiche e tanto meno ha
        partecipato a discussioni politiche: «Non ho mai approvato gli attentati,
        quando c’erano pensavo tra me e me che non valeva la pena morire cosi.
        Comunque non mi interessavano. Io volevo diventare kamikaze solo perché ero
        arrabbiato con i miei genitori, volevo essere più importante per loro». In
        prigione Abdu ha fatto nuove amicizie, «ma il mio migliore amico rimane
        sempre Nasser, non mi importa se mi ha portato da quei signori e mi ha
        aiutato a diventare kamikaze». Il processo di Abdu non è ancor terminato, e
        non si sa quanti anni dovrà passare in prigione.

        Per evitargli il carcere amici e parenti hanno detto che aveva 8
        anni
        Hussam, ragazzino con la cintura da kamikaze
        Fermato dai soldati israeliani ha gridato: «Ho paura. Non voglio
        morire» Per diventare un martire era stato pagato 18 euro

        GERUSALEMME - Prima cosa, era troppo infagottato: quando i
        soldati del check-point hanno visto Hussam uscire rapido rapido dalla coda
        delle quattro del pomeriggio, fra i pendolari accaldati che vengono a piedi
        da Nablus, hanno capito che quel giaccone gonfio era eccessivo, puntando
        subito i fucili. Secondo errore, era nel punto sbagliato: troppo distante
        dagli israeliani per ucciderli tutti, troppo vicino ai duecento palestinesi
        per non ucciderne nessuno.
        Terzo intoppo, s'era deciso al sacrificio nel momento peggiore:
        due giorni dopo l'uccisione dello sceicco Yassin, in un Paese che


        perquisisce anche i bambini e aspetta terrorizzato la
        rappresaglia che verrà. Appena Hussam s'è visto perduto, s'è arreso prima di
        schiacciare il pulsante: «Non voglio morire! Non voglio esplodere!», ha
        urlato a braccia levate. Pronto a disfarsi del corpetto, d'un destino
        segnato, di chi l'aveva mandato fino lì.
        L'ha fregato, o meglio l'ha salvato, la paura. La sacrosanta
        paura di diventare un altro martire bambino. Pagato 100 shekel (18 euro),
        imbottito d'otto chili d'esplosivo, spedito a farsi saltare vicino ai
        soldati di Hawara, sud di Nablus, al posto di blocco dei ragazzini dove la
        settimana scorsa era già stato preso un bimbo-bomba di 10 anni e stavolta
        toccava a lui, a Hussam Mahmud Bilal Abdu: 16 anni all'anagrafe, qualcuno di
        meno nell'aspetto fisico, «un ritardato mentale - secondo i familiari - che
        ragiona come un dodicenne». Le immagini, le foto di Hussam che crolla e non
        ce la fa più sono riprese da una troupe lì per caso: l'adolescente che si
        blocca, alza le mani, accetta tutte le condizioni. «Togliti piano il
        giaccone e poi il giubbotto rosso!», gli gridano a mitra spianati. Lo fa.
        «Prendi le cesoie che ti mandiamo con questo robot giallo e taglia il
        corpetto esplosivo!», continuano. Lo fa. «Levati la maglietta bianca e i
        jeans!», è l'ultima intimazione. Lo fa.
        Hussam fa tutto. Ripete la sola cosa che sa per certo, «non
        voglio morire!», finché la bomba non viene fatta brillare e lui non è
        portato via. Poteva ammazzare un bel po' di gente, dice il colonnello Guy
        che l'ha arrestato: «Ha capito però che sarebbero morti più palestinesi che
        soldati».
        Per evitargli il carcere, che in Israele è vietato ai minori di
        12 anni, amici e parenti hanno provato a farlo passare perfino per un
        bambino di otto. Hussam è nato il 5 dicembre 1987, da dieci giorni s'era
        fatto la carta d'identità, in casa dicono che un po' simpatizza per Hamas,
        un po' ha manifestato col Fronte di liberazione della Palestina, ma
        soprattutto è uno sciocco manipolato.
        A dargli l'esplosivo sarebbero state le Brigate Al Aqsa vicine
        al Fatah di Arafat. Le stesse che a Tubas, un mese fa, furono accusate dal
        padre d'avergli plagiato il figlio tredicenne, perché diventasse un
        kamikaze. Le stesse che secondo uno psichiatra di Gaza, Eyad Sarraj, hanno
        ormai convinto a trasformarsi in martiri il 35% dei ragazzini palestinesi
        sui 12-13 anni, il 17% delle ragazzine. Le stesse che proprio a Nablus,
        assieme a Hamas, controllano una scuola dell'orrore come l'università
        Al-Najah, dove i leaderini studenteschi invitano i compagni a sostenere
        anche economicamente «gli eroici kamikaze», dove s'organizzano recite di
        fine anno (è accaduto nel 2001) con scenografie che ricreano il massacro del
        bar Sbarro nel cuore di Gerusalemme, dove più di 70 studenti sono stati
        arrestati negli ultimi due anni per attività terroristiche.
        Questa rinomata università Al-Najah, che è gemellata e fa scambi
        culturali con quattro atenei italiani (Firenze, Pavia, Trieste e Politecnico
        di Torino), è bazzicata da molti ragazzini come Hussam. I quali, peraltro,
        vi arrivano con un solido background dalle scuole precedenti. La settimana
        scorsa, un quotidiano israeliano ha pubblicato la nuova moda degli
        adolescenti palestinesi: «L'album delle figurine dell'Intifada», dedicato al
        piccolo martire Mohammed Dura, il famoso bimbo ripreso dalle tv mentre
        veniva ucciso assieme al padre in una sparatoria. Davanti ai cancelli delle
        medie, gli studenti si scambiano immagini adesive di militari ammazzati, di
        bimbi che lanciano pietre, di donne che piangono.
        Ricercatissime la figurina numero 213 (palestinese ferito in
        ospedale), la 10 (soldati israeliani con la scritta «nazisti»), la 108 (una
        sassaiola «che dà luce alle tenebre»). Per giocare a «ce-l'ho-mi-manca», la
        casa editrice regala una scatoletta a forma di carro armato che costa mezzo
        shekel, 10 centesimi d'euro. Troppo cara? C'è sempre la paghetta per chi
        passa i check-point con l'esplosivo addosso.

        Francesco Battistini


        dal Corriere della sera credo di ieri (mi sono arrivati senza data)

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        ___







































        Chicca Scarabello


        [Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
      Il tuo messaggio è stato inviato correttamente e verrà recapitato a breve ai destinatari.