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4364Soros e l'Ucraina / 3

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  • Coord. Naz. per la Jugoslavia
    8 ott

      Soros e l'Ucraina / 3

      documentazione in ordine cronologico inverso

      1) Soros, sobillatore di conflitti. Il caso dell'Ucraina (KPU, 26.9.2017)
      2) Ucraina ed Europa, che cosa fare? (di George Soros, 26 settembre 2015)
      3) Le lettere di Soros e il “manovratore” della crisi ucraina (di Giampaolo Rossi, 2 luglio 2015)
      4) Soros: “l’Ucraina è oggi ciò che deve diventare domani l’Unione Europea” (O. Renault, 13.03.2015)


      Si vedano anche:

      Le ONG umanitarie (2). La rete di George Soros / SOROS IN UCRAINA (di Maria Grazia Bruzzone, 07/05/2017)

      Leaked memo proves George Soros ruled Ukraine in 2014, minutes from “Breakfast with US Ambassador Geoffrey Pyatt” (ALEX CHRISTOFOROU, August 20, 2016)
      http://theduran.com/leaked-memo-proves-george-soros-ruled-ukraine-in-2014-minutes-from-breakfast-with-us-ambassador-geoffrey-pyatt/
      TRAD.: George Soros e la distruzione dell’Ucraina (Alex Christoforou, The Duran 20/8/2016)
      Potere e controllo di George Soros sull’Ucraina di Majdan vanno oltre ogni immaginazione...
      https://aurorasito.wordpress.com/2016/08/21/george-soros-e-la-distruzione-dellucraina/

      Source: Soros : L’Europe doit devenir comme l’Ukraine ! (Olivier Renault pour Novorossia Vision, 13/3/2015)
      A la conférence de sécurité de Munich du mois de février 2015, George Soros a fait des révélations sur ce que doivent devenir les pays de la zone euro...
      http://novorossia.vision/fr/soros-l-europe-doit-devenir-comme-l-ukraine/

      Siehe auch: Münchner Sicherheitskonferenz. Forderung an Starinvestor: "Geben Sie eine Milliarde für die Ukraine, Herr Soros!"
      Samstag, 07.02.2015, 12:35 · von FOCUS-Online-Redakteurin Linda Wurster(München)
      http://www.focus.de/politik/ausland/ukraine-krise/auftritt-auf-muenchner-sicherheitskonferenz-forderung-an-starinvestor-geben-sie-eine-milliarde-fuer-die-ukraine-herr-soros_id_4460280.html

      Soros e l'Ucraina / 2 (rassegna JUGOINFO 19.1.2015)

      Soros e l'Ucraina / 1 (rassegna JUGOINFO 8.1.2015)


      === 1 ===


      Soros, sobillatore di conflitti. Il caso dell'Ucraina

      26 Settembre 2017

      di Partito Comunista di Ucraina

      da kpu.ua

      Traduzione dal russo di Mauro Gemma

      “Attraverso numerosissime organizzazioni cosiddette non profit, create e finanziate da governi stranieri, in primo luogo dal Dipartimento di Stato USA, ma anche da vari “fondi caritatevoli”, come, ad esempio, il Fondo Soros, nel corso di due decenni si è attuato un intenso lavoro allo scopo di riformattare la coscienza degli ucraini, in particolare giovani, di dividere il nostro paese su basi etniche, linguistiche, religiose, di elevare il neonazismo e la russofobia al rango di ideologia nazionale... In questi anni in Ucraina è stata formata una “quinta colonna”, i cui rappresentanti si sono impadroniti delle strutture statali e degli organi di potere locale” (PETRO SIMONENKO).

      Il 20 agosto nel sito web della Casa Bianca è stata pubblicata una petizione di cittadini statunitensi che chiede al presidente di dichiarare George Soros un “terrorista” e di bloccare tutti i beni delle sue organizzazioni in conformità con la “Legge sulla confisca delle proprietà dei terroristi”. Nella petizione si afferma che da Soros sono state create e finanziate decine di organizzazioni, il cui unico scopo è quello di disgregare con i metodi del terrore l'ordine costituzionale degli Stati Uniti, di porre sotto la sua influenza le strutture del Partito Democratico e del governo federale. Le prime 100.000 firme necessarie perché l'amministrazione presidenziale USA esamini la petizione, sono state raccolte molto prima del termine stabilito di 1 mese, scrive Capital.

      Oggi riguardo a Soros, neppure i suoi più fidati (il che significa a libro paga) agenti non negano l'evidenza dell'aperta ingerenza del “miliardario filantropo” negli affari interni di altri stati. Tuttavia, essi trovano sempre una spiegazione nella presunta lotta di Soros per i “valori umani universali” che non avrebbero un ambito prettamente nazionale. Noi non intendiamo impegnarci in dibattiti teorici e ideologici, ma semplicemente rilevare che i “difensori dei diritti a comando”  di Soros si ritrovano regolarmente coinvolti nei processi indirizzati al rovesciamento di governi in carica in tutto il mondo.

      (…) Le attività delle organizzazioni non governative finanziate da George Soros ora hanno già provocato il conflitto (con un diverso grado di asprezza) dei governi all'interno dell'UE di Romania, Slovacchia e Bulgaria – e anche di quelli di Serbia e Azerbaigian - con il “filantropo”.

      Ma l'ottantasettenne George Soros, ha apparentemente fiducia nella sua immortalità e continua a suscitare conflitti – dalle proteste pacifiche ai sanguinosi massacri – in tutto il mondo.

      E' difficile valutare in modo inequivocabile l'affidabilità delle informazioni sul coinvolgimento di Soros nell'attuale conflitto che contrappone buddisti e musulmani in Myanmar, nello stato di Rakhine, le cui cause sono da ricercare, come al solito, nella presenza del petrolio in una zona di contrasti etnici e nel desiderio di contrapporre la Cina, che ha buoni rapporti con il Myanmar, al mondo islamico.

      Tuttavia, la partecipazione di Soros all'organizzazione della “riunione solenne” di Mikho Saakashvili sul confine polacco-ucraino, non va messa in dubbio, se consideriamo l'elenco dei principali partecipanti che, a iniziare dallo stesso ex presidente della Georgia, sono “affiliati” alle strutture del miliardario...

      Si tratta, in primo luogo del gruppo georgiano, guidato dall'ex procuratore generale aggiunto David Sakvaleridze che, come tutta la leadership georgiana dei tempi della presidenza di Mikhail Saakashvili, riceveva uno stipendio dai fondi creati da Soros (e ci sono tutte le ragioni  per affermare che il finanziamento, ora però per altri personaggi, stia continuando). Poi c'è il gruppo degli “euro-ottimisti” guidati dai giornalisti Mustafa Nayem, Serghey Leschenko e Svetlana Zalischuk che hanno passato molti anni a utilizzare i fondi di Soros “per lo sviluppo della democrazia in Ucraina”. Qui va aggiunto anche il gruppo dei nazional-liberali del “Pacchetto di rianimazione delle riforme”, i cui leaders sono il vice speaker Oksana Syroed e la parlamentare Anna Golko, da molti anni destinatarie dei finanziamenti del fondo “Rinascimento”; la seconda assume regolarmente la funzione de facto di rappresentante di Soros nella Rada Suprema ucraina.

      Anche Valentin Nalivaychenko e una serie di combattenti “sociali” contro la corruzione si rivolgono al Partito Democratico diretto da Joe Biden e Hillary Clinton, i quali prestano ascolto alle opinioni del miliardario (ovviamente in cambio di iniezioni generose di fondi elettorali).

      Si può ricordare che nel 2015 il presidente Petro Poroshenko ha insignito George Soros dell'Ordine della Libertà: “per il rafforzamento dell'autorità dell'Ucraina”. Ma Soros non aveva bisogno dell'onorificenza, ma, secondo quanto egli stesso ha dichiarato, di terra ucraina da sfruttare...

      “Particolare zelo nell'intervento sul mercato dei terreni è stato mostrato da figure della cerchia dell'ex ministro delle Finanze dell'Ucraina, la cittadina degli Stati Uniti Natalya Yares'ko e dall'ex ministro dello Sviluppo Economico, il cittadino della Lituania Aivaras Abromavicius. A una veloce apertura del mercato della terra, allo scopo di concentrare in mani private le grandi proprietà terriere, sono interessate le compagnie di investimento straniere Horizon Capital e East Capital,   a cui sono direttamente legati Yares'ko e Abromavicius.

      ...All'esterno dell'Ucraina ci sono anche altri potenti super-oligarchi interessati al sequestro delle terre ucraine. Così, il noto George Soros ha recentemente espresso il desiderio di investire, a questo scopo, 1 miliardo di dollari. Ha mostrato interesse per le nostre terre anche il fondo di investimento Rothschild, che da molto tempo può contare sulla collaborazione della famiglia di Poroshenko”.

      (Dalla Dichiarazione del Presidium del CC del Partito Comunista di Ucraina)


      === 2 ===


      Ucraina ed Europa, che cosa fare?

      Il finanziere e la riflessione sulle cinque crisi Ue (migranti, Grecia, euro, Ucraina, Brexit)

      di George Soros, 26 settembre 2015

      A causa dei difetti strutturali dell’euro, le autorità europee sono dovute diventare esperte nell’arte dell’arrangiarsi tra una crisi e l’altra. Tale pratica è conosciuta in gergo come “menare il can per l’aia”, anche se, ad essere precisi, il cane continua a ritornare indietro. Ma l’Europa ora deve affrontare per lo meno cinque crisi allo stesso momento: quattro interne - l’euro, la Grecia, i migranti e il referendum britannico sul rimanere o meno nell’UE - ed una esterna, l’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina. Le varie crisi tendono a rinforzarsi vicendevolmente. Sia le opinioni pubbliche che le autorità sono sopraffatte. Che si può fare per arrestare e invertire il processo di disintegrazione? E’ ovvio che non si riesce a risolvere cinque crisi tutte allo stesso momento. Bisogna in certo modo assegnare priorità ad alcune di esse senza però trascurarne nessuna. Io ho sempre sostenuto con forza che l’Ucraina merita priorità assoluta. 

      La Ue e le crisi interne


      Le crisi interne tendono a dividere l’UE in paesi debitori e creditori, il Regno Unito e il resto d’Europa, nonché in paesi “arrivo” e paesi “destinazione”. D’altra parte, una minaccia esteriore come l’aggressione russa contro l’Ucraina dovrebbe unire l’UE. C’è una nuova Ucraina che è determinata a diventare l’opposto della vecchia Ucraina. La vecchia Ucraina aveva molto in comune con la vecchia Grecia, che si è rivelata così difficile da riformare: un’economia dominata da oligarchi ed una classe politica che sfruttava la sua posizione ai fini di guadagni personali piuttosto che del servizio pubblico. In contrasto, invece, la nuova Ucraina si ispira allo spirito della Rivolta di Piazza Maidan nel febbraio 2014 e cerca di riformare radicalmente il paese. Trattando l’Ucraina alla stregua di una Grecia di second’ordine, che non è nemmeno un membro dell’UE, l’Europa corre il rischio di far ridiventare la nuova Ucraina ancora una volta la vecchia Ucraina di sempre, e questo sarebbe un gravissimo errore, in quanto la nuova Ucraina è una delle risorse di maggior valore che l’Europa ha, sia per contrastare l’aggressione russa che per ritrovare lo spirito di solidarietà che caratterizzava l’Europa agli inizi. Ritengo di essere nella posizione di sostenere con forza questa tesi, dal momento che ho una profonda conoscenza della nuova Ucraina sia grazie alla mia Fondazione che al mio diretto coinvolgimento nel paese. All’inizio dell’anno ho sviluppato quella che ho chiamato “una strategia vincente per l’Ucraina” e l’ho distribuita tra le autorità europee. Ho anche descritto le linee della strategia in queste pagine. (* «A new policy to rescue Ucraine» The New York Review, 5 febbraio 2015) . Sostenevo che le sanzioni contro la Russia sono necessarie ma non sufficienti. Il presidente Vladimir Putin ha sviluppato una riuscita interpretazione dell’attuale situazione, con la quale difendersi dalle sanzioni. Sostiene infatti che tutte le difficoltà economiche e politiche che la Russia fronteggia sono dovute all’ostilità dei paesi occidentali, che vogliono negare alla Russia la sua dovuta posizione nel mondo. 

      La Russia

      La Russia è pertanto la vittima di tale aggressione. Questa tesi piace alla popolazione patriota, cui viene richiesto di sopportare le difficoltà in termini di instabilità finanziaria e scarsità di beni causate dalle sanzioni. In realtà, tali difficoltà rafforzano la sua tesi, e l’unico vero modo di smentire Putin è il migliorare l’equilibrio tra le sanzioni contro la Russia e l’appoggio all’Ucraina. La mia “strategia vincente” implica un’efficace assistenza finanziaria all’Ucraina, che abbinerebbe un supporto budgettario di larga scala ed un’abbordabile assicurazione contro il rischio politico, nonché vari incentivi per il settore privato. Combinate alla radicale riforma politica ed economica che la nuova Ucraina è intenzionata ad introdurre, queste misure le consentirebbero di diventare un paese interessante ai fini degli investimenti. Il cardine delle riforme economiche è la ristrutturazione di Naftogaz, azienda statale che detiene il monopolio del gas. Ci si sposterebbe dagli attuali prezzi mantenuti artificialmente bassi a veri prezzi di mercato e si introdurrebbero aiuti alle famiglie bisognose per l’acquisto del gas. Le riforme politiche sono incentrate sul creare un sistema giudiziario e dei mass-media che siano onesti, indipendenti e competenti, il lottare contro la corruzione, nonché l’istituire una pubblica amministrazione che sia al servizio della gente piuttosto che al suo sfruttamento. Queste riforme sarebbero anche gradite a una grande fetta della popolazione russa, che esigerebbe un simile approccio, e questo aspetto è precisamente quello che Putin teme. E’ proprio per questa ragione che ha tentato così radicalmente di destabilizzare la nuova Ucraina. 

      Ucraina


      Se gli alleati dell’Ucraina abbinassero le sanzioni contro la Russia ad un effettivo sostegno alla nuova Ucraina, non ci potrebbe essere propaganda che oscurasse il fatto che i problemi economici e politici russi non sono che il risultato delle politiche di Putin. Naturalmente, in diretta violazione dell’accordo Minsk-2 dell’11 febbraio 2015, Putin potrebbe impedire il successo della nuova Ucraina con un intervento militare di larga portata, ma ciò segnerebbe una sua sconfitta politica, esporrebbe la falsità della sua interpretazione del conflitto ucraino; inoltre, la conquista militare di parte dell’est dell’Ucraina sottoporrebbe la Russia ad un notevole onere economico e politico. Il presidente Putin ha guadagnato un temporaneo vantaggio tattico sull’Ucraina perché è pronto a rischiare una guerra di larga scala e perfino nucleare, mentre gli alleati dell’Ucraina sono determinati ad evitare il conflitto militare diretto con la Russia. Ciò gli ha consentito di alternare a suo piacimento una sorta di pace ibrida e di guerra altrettanto ibrida, ed egli ha totalmente sfruttato tale vantaggio. L’Ucraina non può prevalere militarmente sulla Russia in quanto il presidente Putin può mobilizzare sul campo di battaglia forze armate che sono maggiori e meglio attrezzate di quelle a disposizione dell’Ucraina e dei suoi alleati. Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha dovuto imparare la lezione a sue spese. Ma sicuramente l’Europa e gli USA possono superare la Russia finanziariamente. Queste considerazioni a favore di un sostegno europeo e statunitense hanno avuto un certo impatto sugli alleati dell’Ucraina ma la mia affermazione circa la loro volontà di fornire un sostegno finanziario di larga portata si è rivelata errata, almeno fino ad ora. Attribuisco questo fatto a due fattori: il primo è la crisi greca, una diretta conseguenza della crisi dell’euro ed un cattivo esempio per l’Unione Europea da seguire in Ucraina. 

      L’euro

      L’altro fattore è l’accordo di Minsk stesso che, per ragioni che spiego oltre, ha indotto le autorità europee a continuare a mantenere l’Ucraina in condizioni finanziarie di ristrettezza. La crisi dell’euro ha determinato una grave scarsità di fondi a scopo di budget. Il budget europeo di 145 miliardi di euro è solo all’incirca l’uno per cento del PIL degli stati membri, ma la crescita dell’Europa è assolutamente minima e i gli stati membri stanno ventilando di ridurre i propri contributi al bilancio europeo. La carenza di fondi si fa sentire più acuta nella zona euro, che non ha un bilancio a sè stante. Le autorità europee, sotto la guida della Germania, hanno mal gestito la crisi greca; all’inizio hanno erogato prestiti di emergenza a tassi di interesse molto elevati, hanno imposto il loro programma di riforme e lo hanno micro gestito invece di lasciare che fosse la Grecia stessa a prendersi la responsabilità ed il controllo delle riforme - e sempre i prestiti sono risultati inadeguati nell’ammontare ed erogati troppo tardi. Le autorità greche non sono peraltro esenti da responsabilità, anche se la colpa principale rimane della Germania, in funzione della sua leadership. Il debito nazionale greco è diventato insostenibile ma le autorità europee non sono disposte a ridurre i loro prestiti alla Grecia. Su questo punto, una disputa tra gli stati membri e il Fondo Monetario Internazionale ha fortemente complicato le negoziazioni recenti ed attuali. Le autorità hanno corretto alcuni dei loro errori, quali ad esempio l’insistenza nel richiedere il “bail in”, la riduzione del valore dell’obbligazione, piuttosto che il “bail out”, il salvataggio. Ma continuano a ripetere altri errori. Il più grave di questi è stato il trattare l’Ucraina come fosse la Grecia. La nuova Ucraina sta cercando di essere il contrario della Grecia e, nonostante non sia uno stato membro, sta attivamente difendendo l’Unione Europea contro la minaccia militare e politica russa. Come ho sostenuto nella mia proposta originale per una strategia vincente, gli aiuti all’Ucraina dovrebbero essere considerati a stregua di spese per la difesa. In questa luce, l’attuale contributo di 3.4 miliardi di euro da parte dell’UE al pacchetto di aiuti del FMI a favore dell’Ucraina è assolutamente inadeguato. 

      Lo strumento fiscale Ue


      L’UE ha lo strumento fiscale adatto (il meccanismo dell’assistenza macro finanziaria) che, una volta apportate le necessarie modifiche, potrebbe venire utilizzato per superare la mancanza di fondi nel bilancio europeo. Tale meccanismo consente all’UE di prendere fondi a prestito sui mercati finanziari, utilizzando il suo quasi inutilizzato rating a tripla A. Il budget dell’UE deve stanziare solo il 9% dell’ammontare dei prestiti all’Ucraina come riserva non cash obbligatoria a fronte della possibilità di una futura inadempienza. A paragone, le regole di bilancio statunitense prevedono un 44% di riserva non cash obbligatoria sulla recente garanzia sul credito di 1 miliardo di dollari che gli USA hanno fatto all’Ucraina. Pertanto l’onere di budget sul contributo di 2 miliardi di dollari al pacchetto di aiuti del FMI è in realtà più grande di quello dell’UE. Ma l’accordo sul meccanismo di assistenza macro finanziaria è scaduto nel 2009, coll’introduzione del trattato di Lisbona, e necessita di essere rinnovato per un uso su più larga scala. Lo stanziamento dell’1 per cento del bilancio europeo a favore della difesa dell’Ucraina sembra adeguato; ciò consentirebbe all’UE di contribuire fino a 14 miliardi di euro all’anno al pacchetto di aiuti del FMI ed il contributo sarebbe sufficiente a che l’Europa possa fare “tutto ciò che è necessario” a sostegno del successo ucraino. L’accordo Minsk-2 del febbraio 2015 ha fatto seguito ad una pesante sconfitta inflitta all’Ucraina da parte dei separatisti, largamente assistiti dalla Russia. L’Ucraina cercava un cessate il fuoco e ha negoziato in condizioni di coercizione. 

      L’accordo Minsk-2 


      L’accordo Minsk-2 garantiva uno stato speciale alle enclave separatiste nella regione del Donbass nell’est dell’Ucraina e prevedeva anche che l’Ucraina le sovvenzionasse. Il presidente Putin seppe sfruttare il suo vantaggio e mantenne deliberatamente ambiguo il testo dell’accordo, che richiedeva che il governo ucraino negoziasse con rappresentanti della regione del Donbass, pur senza precisare chi fossero. L’accordo fu firmato dai presidenti Putin, Poroshenko e François Hollande nonché dalla Cancelliera Angela Merkel. Ciò costituì una trappola per questi ultimi due, che volevano che un accordo che portasse le loro firme tenesse; in caso di fallimento, doveva essere la Russia ad esserne responsabile, non l’Ucraina. Erano anche ansiosi di evitare il confronto militare. Questo atteggiamento li portò a tollerare violazioni della tregua da parte dei Russi e dei separatisti e, nel mentre, insistere che l’Ucraina dovesse seguire gli accordi presi alla lettera. Nell’assumere una posizione neutrale sulla questione del come il presidente Poroshenko avrebbe potuto rispettare le richieste dell’ambiguo accordo, Hollande e la Merkel hanno di fatto rinforzato il vantaggio di Putin. Dopo il raggiungimento dell’accordo, l’Ucraina ha sfiorato il collasso finanziario a causa del ritardo con cui fu erogato, l’11 marzo 2015, il secondo pacchetto di aiuti finanziari del FMI. Il punto massimo della crisi fu raggiunto in febbraio, quando il popolo ucraino perse la fiducia nella moneta nazionale, la grivnia. Le transazioni ufficiali vennero sospese e la quotazione in quel momento sul mercato nero era tra 30 e 40 grivnie per un dollaro. Da allora, la moneta ha recuperato e ora il valore è di circa 20-25 grivnie per un dollaro. 

      Fattori economici

      Una precaria stabilità finanziaria è stata pertanto ristabilita, ma solo al prezzo di una accelerata contrazione economica. Il crollo improvviso del valore di scambio ha comportato un aumento dell’inflazione, il peggioramento della qualità di vita e un sostanziale calo delle importazioni; questo ha influito positivamente sulla riduzione del deficit import/export. Contemporaneamente il bilancio ha risentito positivamente delle minori spese in oneri sociali per la popolazione e stipendi per la pubblica amministrazione. Quando ho visitato l’Ucraina lo scorso aprile, ho notato un’allarmante contraddizione tra la realtà oggettiva, che stava chiaramente deteriorando, e lo zelo riformista della nuova Ucraina che era sotto enorme pressione economica, politica e militare ma che ancora procedeva con le riforme, che stavano raggiungendo effetti cumulativi. Durante il 2014 il programma di riforme per una nuova Ucraina era allo stato di progetto; solo nel 2015 si è visto il risultato di un notevole numero di leggi approvate al fine di soddisfare i requisiti imposti dal FMI e, più recentemente, l’accordo di Minsk. Ciò nonostante, gli oligarchi - quegli industriali che utilizzano la loro influenza politica per arricchirsi - erano più esperti nel difendere i propri interessi di quanto lo fossero i riformisti nel frenarli. Proprio quando l’economia era sull’orlo del baratro e le tensioni politiche a livelli altissimi, il governo ha dovuto far fronte alla sfida del più potente oligarca, Igor Kolomoisky, che ha cercato di usare la sua personale forza militare per mantenere il suo controllo di una società del gruppo Naftogaz. 

      Gli oligarchi

      Il governo fu messo in condizione di opporre resistenza e riuscì a sconfiggerlo. Quello fu un punto di svolta. Da allora, la banca centrale ha esercitato uno stretto controllo del Sistema creditizio, anche se per la ricapitalizzazione degli istituti di credito ci vorrà del tempo. Altri oligarchi, tra cui principalmente Dmytro Firtash e Rinat Akhmetov, sono stati richiamati all’ordine. Purtroppo questo avviene per casi specifici e non per diretta applicazione di leggi al riguardo. Tentativi di riformare la polizia, introdurre servizi online nel governo e trasparenza nelle acquisizioni e appalti ufficiali stanno facendo progressi. Ma i riformatori stando incontrando difficoltà ad ogni passo e la popolazione in generale è sempre più scontenta della lentezza delle riforme e del continuo peggioramento della qualità della vita. Pertanto la pressione sotto cui operano i riformatori continua ad aumentare e può raggiungere un punto di rottura in qualsiasi momento. La crisi greca ha grandemente intensificato i problemi ucraini col distrarre l’attenzione delle autorità europee dall’Ucraina e col rinforzare la loro tendenza a trattarla come fosse un’altra Grecia. L’effetto sulla cancelliera Merkel è stato particolarmente deleterio. Lei si è comportata come una vera leader europea nel fronteggiare il presidente Putin ma allo stesso tempo è rimasta esitante sul dare un sincero aiuto all’Ucraina. Quando si è trattato della Grecia, ha abbandonato la sua caratteristica cautela allo scopo di evitare che la Grecia uscisse dalla zona euro. Questa posizione le ha causato conflitti con il proprio partito e il suo Ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, che aveva il sostegno del suo partito. 

      Accordo ambiguo

      Nonostante sia riuscita, almeno per il momento, a mantenere la Grecia in zona euro, ha investito molto del suo capitale politico nel processo. La sua mancanza sarà molto sentita dalla nuova Ucraina, che necessita di tutto il sostegno che riesce ad ottenere per aderire alle richieste degli accordi di Minsk. L’ambiguità dell’accordo ha forzato entrambe le parti in una farsa dove il compito è passare all’altra parte la patata bollente (l’obbligo di fare la mossa successiva). Kiev ha imparato la lezione velocemente. Su spinta dei suoi alleati, ha istituito lo stato speciale delle enclave della Donbass passando una legge che faceva riferimento all’ambiguo testo dell’accordo di Minsk, parola per parola. Questo ha creato problemi finanziari al presidente Putin, privando le enclave di finanziamenti fino a quando non fossero disposte ad indire elezioni in linea con la legge ucraina. Ma sarebbe rischioso da parte degli alleati dell’Ucraina di spingere troppo il presidente Poroshenko a fare concessioni unilaterali ai separatisti. Come recentemente dimostrato dallo spargimento di sangue di fronte al parlamento ucraino, gli elementi ultranazionalisti sono sul punto di ribellarsi. In breve, la condizione politica ed economica della nuova Ucraina è estremamente precaria. Un esame critico dei recenti negoziati con la Grecia rivela dove questi abbiano fallito. La Grecia non avrebbe dovuto avere precedenza sull’Ucraina e l’Ucraina non avrebbe dovuto essere trattata come ancora un’altra Grecia. Una simile analisi dell’accordo di Minsk conduce ad una conclusione più equivoca. Gli alleati europei dell’Ucraina sono caduti in una trappola ma la conseguente situazione di impasse ha portato un importante beneficio: ha bloccato la Russia dal portare le sue violazioni del cessate il fuoco oltre il punto in cui possa negarle. Sarebbe un peccato perdere tale vantaggio. 

      L’Ue e l’Ucraina

      Questa analisi conduce logicamente ad una nuova strategia vincente per l’Ucraina, che merita di ritornare in cima alla lista delle priorità europee proprio perché la nuova Ucraina è una delle sue grandi risorse. Si dovrebbe cercare in tutti i modi non solo di mantenere la nuova Ucraina, ma di assicurarne il successo. Se grazie agli aiuti all’Ucraina l’UE riuscisse a respingere in modo effettivo la minaccia russa, allora gran parte degli altri problemi dell’UE si sistemerebbero; se fallisse, gli altri obiettivi si allontanerebbero sempre di più. Come si può assicurare il successo della nuova Ucraina? L’analisi sulla quale si basava l’originale strategia vincente è tuttora valida. E’ sempre stato ed è tuttora chiaro che il presidente Putin può sempre dimostrare alla Russia di essere più potente dell’Ucraina e dei suoi alleati, incrementando il suo utilizzo della forza. L’Ucraina non è in grado di prevalere militarmente sulla Russia. Ciò significa che non può riappropriarsi del territorio perso, per lo meno nel breve periodo, ma può mantenere la sua integrità morale e politica. E quando si è davanti ad una tale scelta, la seconda opzione è di gran lunga la più importante. La nuova Ucraina è impaziente di imbarcarsi in radicali riforme politico-economiche. Dispone di una vasta popolazione e di un esercito di provata efficienza desideroso di difendere l’Unione Europea per il tramite della autodifesa. Inoltre, lo spirito di volontariato e di sacrificio personale, sul quale si fonda la nuova Ucraina, è un bene altamente deperibile: una volta perso, ci vorrà almeno una generazione per ripristinarlo. 

      Merkel

      La cancelliera Merkel ha posto l’integrità politica e morale della nuova Ucraina sotto enorme pressione forzando il presidente Poroshenko ad osservare l’accordo di Minsk alla lettera, anche se il presidente Putin non lo fa. Peraltro la conseguenza positiva è il contenimento del conflitto armato, e tale buon risultato deve essere mantenuto. Il raggiungimento di un certo grado di stabilità politica e militare deve essere uno degli obiettivi di una strategia vincente. E’ la seconda parte della strategia vincente che manca. Gli alleati dell’Ucraina devono decidere e dichiarare che faranno “tutto ciò che è necessario” per consentire all’Ucraina non solo di sopravvivere, ma di introdurre lungimiranti riforme politico-economiche e prosperare, nonostante l’opposizione del presidente Putin. Questo approccio necessiterebbe di sostanziali maggiori finanziamenti di quelli disponibili nel budget europeo. I due rami di questa “strategia vincente” aggiornata - il mantenere il conflitto militare sotto controllo e l’erogare adeguati finanziamenti all’Ucraina per compiere riforme radicali - devono venire gestiti con cautela, in quanto potrebbero interferire tra loro. La strategia originale richiedeva agli alleati dell’Ucraina di dichiarare il loro impegno a fare “tutto ciò che è necessario” alla fine di giugno, in concomitanza all’estensione delle sanzioni contro la Russia. L’UE ha mancato quella scadenza. La prossima occasione si presenterà alla fine dell’anno e dovrebbe essere condizionata alla promessa di ridurre le sanzioni se la Russia rispetta gli obblighi secondo gli accordi di Minsk. L’offerta di una significativa ricompensa materiale alla Russia per rispettare gli accordi di Minsk, nonché l’uscita salva faccia dal conflitto con l’Ucraina accresceranno le possibilità di successo. Negli ultimi mesi, la prospettiva che l’accordo di Minsk possa tenere è visibilmente migliorata. La debolezza dei prezzi del petrolio e l’ulteriore ribasso del rublo hanno ulteriormente posto pressione sull’economia russa. Ma il fattore decisivo è stato il declino nella produzione russa di petrolio, che è costantemente calata anno dopo anno e, per la prima volta, sia la quantità che la qualità della produzione petrolifera è calata quest’anno nei mesi di giugno e luglio. 

      Effetto delle sanzioni

      Questo significa che le sanzioni stanno avendo effetto e che la mancanza di parti di ricambio porta ad un accelerato esaurimento delle esistenti aree petrolifere. Putin potrebbe risarcire i suoi compari per le loro perdite finanziarie, permettendo loro di prendersi le proprietà degli oligarchi meno affidabili; ma l’unica via per arrestare il generale declino dell’industria petrolifera è riuscire a far rimuovere alcune delle sanzioni dall’occidente. Questa considerazione ha ora maggior peso della minaccia costituita dalla futura prosperità ucraina. Il fatto che il periodo di massima tensione sia passato senza un attacco militare di larga scala indica che Putin ha deciso di utilizzare mezzi più sofisticati per destabilizzare la nuova Ucraina. E’ perciò ancora più essenziale che gli alleati dell’Ucraina adottino la strategia vincente modificata che ho qui delineato. Il cambiamento nell’atteggiamento di Putin dà loro un più ampio margine di manovra. Gli alleati possono fornire un immediato sostegno finanziario all’Ucraina, così da alleviarne la pressione economica e politica, senza provocare contromosse da parte della Russia. E devono altresì preparare il terreno per una dichiarazione entro la fine dell’anno che prometta di fare il necessario per assicurare il successo della nuova Ucraina. Ciò significa che devono cominciare a stabilire un piano di lavori per un nuovo Meccanismo di Assistenza Macro finanziaria ora, in quanto ci vorranno parecchi mesi per completare il processo, che non può cominciare senza la previa approvazione del Ministro delle Finanze tedesco. Ci sono dei positivi segni che la cancelliera Merkel si sta muovendo nella giusta direzione. Lei si è spinta ben oltre i canoni dell’opinione pubblica tedesca e del mondo industriale e finanziario quando ha usato la sua posizione di potere nel forgiare l’unanimità europea sull’imposizione di sanzioni alla Russia. L’opinione pubblica tedesca si riallineò con lei solo dopo che l’aereo malese precipitò in Ucraina. Decise di assumersi un rischio politico non caratteristico con il fine di mantenere la Grecia in zona euro. Dovette fronteggiare un’intensa opposizione interna, ma ciò non le impedì di compiere un altro coraggioso passo annunciando che la Germania avrebbe accolto e gestito non meno di 800.000 migranti nel 2015. Facendo questo, la Germania ha dato un positivo esempio da seguire da parte degli altri stati membri; ha anche implicitamente abbandonato il Regolamento di Dublino, che impone ai richiedenti asilo di essere registrati e di rimanere nel paese di ingresso, causando pertanto attrito tra i paesi di “arrivo” e “destinazione”. 

      Migranti

      Questo ha comportato un sostanziale cambiamento nell’atteggiamento pubblico verso i richiedenti asilo. C’è stata un’effusione di compassione che, scaturita in Germania, si è diffusa nel resto d’Europa. Se questa tendenza si rafforzasse, potrebbe portare a una positiva risoluzione della crisi dei migranti. La cancelliera Merkel ha correttamente osservato che la crisi dei migranti avrebbe potuto distruggere l’UE, in primo luogo decretando il fallimento degli accordi di Schengen, che sanciscono la libera circolazione all’interno dell’unione, ed in fase successiva danneggiando il mercato comune. Una continuazione idonea delle sue recenti assunzioni di rischi sarebbe l’abbinamento di fermezza nei confronti della Russia con maggiore fiducia e sostegno all’Ucraina. Gli USA sono già maggiormente dediti alla nuova Ucraina che la maggior parte dei governi europei; il presidente Obama potrebbe avere un ruolo molto importante nel persuadere la cancelliera Merkel a muoversi in tale direzione. Con il loro sostegno abbinato, la nuova strategia vincente per l’Ucraina ha una realistica possibilità di successo. E il successo dell’Ucraina dovrebbe fornire l’impulso all’UE a trovare una soluzione positiva agli altri problemi che deve affrontare. La coraggiosa iniziativa della cancelliera Merkel nei confronti dei richiedenti asilo potrebbe avere degli effetti di lunga gittata. Ha sfidato il partito tedesco opposto all’euro, ma tale partito era già diviso sull’opposizione all’immigrazione ed è probabile che possa sciogliersi, vista l’enorme compassione pubblica per i richiedenti asilo. A sua volta, questo potrebbe incoraggiare il presidente Hollande a sfidare il Fronte Nazionale in Francia, partito diviso dall’ostilità tra il suo fondatore e la figlia; e potrebbe ispirare il primo ministro Cameron a placare con successo l’agitazione anti-immigratoria dello UKIP. Lo scenario politico europeo potrebbe trasformarsi. C’è il pericolo che la preoccupazione europea per la crisi dei migranti possa ancora una volta distogliere l’attenzione da quella che, a mio parere, è una questione ancora più importante: il destino della nuova Ucraina. Questo costituirebbe un tragico errore. Come ho spiegato qui, la nuova Ucraina è la più importante delle risorse che l’Europa ha, la sua perdita comporterebbe un danno irreparabile: potrebbe crearsi uno stato fallito di più di 40 milioni di abitanti, che diventerebbe un’altra fonte di rifugiati politici. Invece, aiutando la nuova Ucraina, l’Unione Europea potrebbe salvare se stessa. Facendo “tutto quello che è necessario” per aiutare la nuova Ucraina non solo a sopravvivere ma a prosperare, l’UE raggiungerebbe due obiettivi: si tutelerebbe dalla Russia di Putin e ritroverebbe lo spirito di cooperazione e solidarietà che alimentava i sogni e gli ideali dei popoli europei quando l’unione fu costituita. La cancelliera Merkel ha già riacceso quello spirito nei confronti dei migranti. Salvare la nuova Ucraina davvero trasformerebbe il paesaggio politico europeo.


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      Le lettere di Soros e il “manovratore” della crisi ucraina



      di Giampaolo Rossi, 2 luglio 2015

      TRE LETTERE HACKERATE
      Si chiamano CyberBerkut e sono un gruppo di “hacker” ucraini filo-russi. Negli ultimi tempi ne hanno combinate di tutti i colori: sono stati loro a rendere pubblica su You Tube la famosa telefonata tra Victoria Nuland (responsabile per l’Eurasia della Casa Bianca) e l’ambasciatore americano a Kiev; e sempre loro hanno hackerato siti Nato, violato la mail dell’ambasciata Usa e di molti ministeri ucraini, bloccato telefonini di esponenti del governo di Kiev, danneggiato sistemi informatici.

      Un mese fa sono penetrati nel server  del Presidente ucraino Poroshenko e hanno tirato fuori tre documenti firmati da George Soros, il multimiliardario finanziere e filantropo espressione della tecnocrazia illuminata.

      Sono tre file importanti che fanno capire chi tiene le fila della strategia occidentalista a Kiev:

      1. una lettera, datata dicembre 2014, indirizzata a Poroshenko e al Primo Ministro Yatsenyuk
      2. un documento, datato marzo 2015, nel quale Soros (che si firma ironicamente: “autoproclamato difensore della nuova Ucraina”) delinea la “strategia globale a breve e medio termine”
      3. un documento non datato di analisi militare.

      Nella lettera a Poroshenko, Soros racconta delle pressioni da lui fatte sull’Unione Europea (Juncker e Tusk) e sul Fmi (Lagarde) per concedere ulteriori aiuti all’Ucraina “che ha bisogno di un pacchetto finanziario più grande dei 15 miliardi di dollari attualmente previsto per mantenere il tenore di vita a un livello tollerabile”; ma perché il prestito arrivi occorrono segnali più sostanziosi “nell’intraprendere riforme radicali”. Per fortuna i tre ministri della “nuova Ucraina” (cioè vale a dire i tre tecnocrati stranieri che Soros e Washington hanno messo al governo di Kiev) sono pronti a metterle in campo.

      In attesa della decisione del Consiglio d’Europa d’impegnarsi con il FMI, Sorospreannuncia che interverrà personalmente sul ministro del Tesoro americano Jack Law affinché la Fed attui un accordo di currency swap di tre mesi con la Banca Nazionale Ucraina.

      (sui tre ministri stranieri e su altre verità interessanti della crisi Ucraina che i media non vi raccontano, vi invito a perdere quattro dei vostri minuti per questo docu-video realizzato per Il Giornale.it; un viaggio senza ritorno dalle vostre certezze).

      UN’ANALISI DELIRANTE
      Gli altri due documenti chiariscono chi sta alimentando il rischio di una guerra dell’Occidente contro la Russia.
      Nel documento di strategia, Soros analizza lo scenario compelssivo e spiega come intende intervenire.
      Secondo il finanziere, a Putin non interesserebbe una vittoria militare che gli consegnerebbe solo una parte dell’Ucraina, ma preferirebbe il crollo finanziario (con conseguente caos politico) che destabilizzi tutta l’Ucraina.
      Lo scenario che Soros dipinge è delirante: se l’Ucraina crolla, Putin diventerebbe un pericolo per l’intera Europa. Quindi occorre fare tutto il possibile per aiutare la “nuova Ucraina” (cioè la sua) attraverso una doppia strategia: militare (in carico agli Stati Uniti) ed economica (in carico all’Europa).

      Da un punto di vista militare gli Usa devono:

      • dare all’Ucraina “assistenza militare letale (…) per resistere alla forza schiacciante di Russia”.
      • rifornire l’Ucraina di armi difensive di sofisticazione pari per contrastare quelle avversarie; “nel linguaggio del poker l’America deve andare al vedo, ma senza rilanciare”
      • addestrare personale ucraino  in paesi esteri (per esempio in Romania), in modo da dissimulare l’attività Nato in Ucraina.

      Da un punto di vista economico l’Europa deve:

      • mantenere e rafforzare le sanzioni occidentali contro Mosca (sanzioni che, ricordiamo, secondo l’Istat nei soli primi quattro mesi del 2015 sono costati alle imprese italiane due miliardi di euro)
      • ripristinare “una minima stabilità monetaria e il funzionamento del sistema bancario” preservando l’integrità e l’autonomia della National Bank of Ukraine
      • firmare un accordo quadro  “per destinare 1 miliardo di euro all’anno all’Ucraina da parte della Commissione Europea.

      In altre parole gli Usa dovrebbe impegnarsi militarmente in Ucraina più di quanto s’impegnano contro l’Isis; e l’Europa dovrebbe fare economicamente per Kiev quello che non fa per Atene.

      LA FONDAZIONE PER LA RINASCITA INTERNAZIONALE
      L’interesse di Soros per l’Ucraina non è cosa recente. Furono i suoi soldi (sotto forma di Fondazioni umanitarie e controllo sui media) a finanziare la rivoluzione arancione del 2004 che spinse al potere il suo amico banchiere Juščenko.

      L’ingerenza di Soros sugli eventi ucraini è ammessa da lui stesso; in questa intervista alla Cnn del 2014 conferma di aver “creato una Fondazione in Ucraina prima che il paese diventasse indipendente dalla Russia”. La Fondazione “è tuttora attiva; e ha svolto un ruolo importante negli eventi attuali”.
      La Fondazione di cui parla Soros è la International Renaissance Foundation, da lui stesso definita “ramo ucraino della Fondazione Soros”, citata nei documenti pubblicati come finanziatore unico del Consiglio Nazionale delle Riforme (NRC) organismo governativo composto da Parlamento, Presidente e società civile e che ora sarà inserita nel Project Management Office l’ente che dovrà gestire i progetti economici ucraini e le attività di riforme statali.

      Appare sempre più chiaro che il conflitto in atto tra Occidente e Russia, è voluto e alimentato da circoli finanziari di cui Soros è il referente principale. Liquidare tutto questo come “complottismo” è solo un modo stupido per non ammettere il deficit democratico e il controllo sempre maggiore che una tecnocrazia illegittima esercita sulla sovranità popolare e sui destini delle nazioni; è questo il vero pericolo per l’Europa.



      === 4 ===


      SOROS: “L’UCRAINA E’ OGGI CIO’ CHE DEVE DIVENTARE DOMANI L’UNIONE EUROPEA”

      DI OLIVIER RENAULT

      metatv.org

      Alla conferenza della sicurezza di Monaco del mese di febbraio 2015, George Soros ha fatto delle rivelazioni su ciò che devono diventare i Paesi della zona euro. A fine febbraio in Ucraina é stata proposta una legge per vietare agli abitanti di criticare o di emettere dichiarazioni contrarie alla politica condotta dal paese. L’Ucraina sembra diventare un terreno di prova per i Paesi che costituiscono l’Unione Europea. L’avvenire della UE con il TTIP (il Partnenariato transatlantico del commercio e dell’investimento), che deve passare di forza senza un referendum popolare sotto la presidenza lettone del Consiglio dell’Unione europea nel 2015, sarà simile a ciò che l’Ucraina è oggi.



      Puniti con 3 anni di prigione.

      In Ucraina gli abitanti che giudicano la politica del governo di Kiev inumana, suicida, nazista o semplicemente non conforme ai diritti fondamentali, sono minacciati di morte da gruppi che li mettono all’indice e sono passibili di 3 anni di prigione. Da parte di Kiev dunque la democrazia non esiste e non deve esistere in questo nuovo Paese . Più che mai la volontà di secessione degli abitanti del Donbass si trova giustificata, tanto quanto la posizione di Mosca verso la Novorussia. Un membro del partito comunista francese, che ha tradotto alcune riflessioni del partito comunista ucraino che é vietato citare a Kiev, preoccupato dall’avere visto Poroshenko partecipare alla manifestazione di sostegno alla libertà d’espressione a Parigi, la marcia per Charlie, punta il dito su una situazione pericolosa. Leggiamo ciò che scrive: “il deputato del Fronte Popolare Konstantin Mateyshenko, ha deposto un progetto di legge al Parlamento ucraino (Verkhovna Rada) che condanna chiunque critichi il governo. La legge n°2225 propone di modificare il Codice Penale ucraino riguardo gli atti deliberati per sabotare l’autorità dello stato e del governo“. Nell’articolo del comunista francese si legge, “La libertà d’espressione imprigionata. Gli atti illeciti, socialmente pericolosi, che portano danno all’Ucraina come Stato sovrano, l’abuso, la calunnia o altre azioni mirate a sabotare l’autorità dei poteri pubblici, i governi, le associazioni dei cittadini, o qualsiasi elemento strutturale dell’amministrazione pubblica (i suoi organi competenti), devono essere puniti con lavoro coatto per un massimo di due anni e da due mesi a tre anni di detenzione. Alcuni organi di stampa si sono opposti a questa legge ed hanno denunciato la volontà di ridurre la libertà d’espressione. Un’ironia per un governo ritenuto esprimere i valori occidentali ed europei. Tanto più che il presidente ucraino, Petro Poroshenko, era venuto a Parigi per sostenere la libertà d’espressione”.

      La fonte é il partito comunista ucraino: “I comunisti (KPU) denunciano la volontà di schiacciare ogni forma di opposizione e di legittimare la repressione politica”. Petro Simonenko, primo segretario del Partito Comunista d’Ucraina (KPU) non é sorpreso da questa legge. “Quando un regime politico porta attacchi senza precedenti contro i diritti dei cittadini, contro i salari, scatena una guerra contro il proprio popolo, ciò causa un’opposizione attiva da parte della popolazione. I deputati del partito al potere (Fronte Popolare) hanno dunque  introdotto un progetto di legge che prevede una punizione per i cittadini che criticano il governo a tutti i livelli. Criticare il governo o il parlamento ci manda in prigione. Denunciare l’inefficacia dei funzionari ci manda in prigione. Lottare contro la corruzione del potere, che mina la propria stessa credibilità, ci manda in prigione. Non vi piacciono le gang e le atrocità naziste nel paese e criticate un’*associazione di cittadini*? Siete passibili di detenzione” dichiara Petro Simonenko. “Infatti, sono convinto” dichiara il leader comunista “che il progetto di legge N°2225 miri a distruggere ogni opposizione, esso viola i diritti civili fondamentali, specialmente Europei”.

      “Il progetto di legge N°2225 é una strada diretta verso la dittatura. E’ l’inizio della persecuzione dei giudici che rifiuteranno di piegarsi alle ingiunzioni del potere. L’ultimo esempio viene dai giudici del tribunale amministrativo del distretto di Kiev, che hanno rifiutato la proibizione del partito comunista. Ma l’Europa e gli Stati Uniti volgono deliberatamente gli occhi altrove, per loro esistono due pesi e due misure”.

      La televisione russa mostra come esempio il caso di un’insegnante universitaria della città di Leopoli, che fu Lemberg sotto l’Impero Austriaco, minacciata di morte dai suoi stessi studenti. L’insegnante si era soltanto mostrata critica verso la guerra in Ucraina. “Le autorità hanno incitato gli studenti dell’università a radunarsi contro la donna e a perseguitarla. L’insegnante deve nascondersi dai suoi studenti

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