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    Messaggio 1 di 1 , 15 set 2008
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      °°°°°°°°°°°

      Vittorio Arrigoni: 'La speranza è sbarcata a Gaza!'.

      15-09-2008 Gaza


      Riceviamo e pubblichiamo.

      Intervista esclusiva di BoccheScucite a Vittorio Arrigoni, unico
      italiano della missione Free Gaza.


      LA SPERANZA E' SBARCATA A GAZA!



      BoccheScucite: Nella pur limitata eco della nostra stampa, abbiamo
      letto dell'entusiasmo e del calore della gente di Gaza
      nell'accogliervi al momento dello sbarco. Ma cosa realmente vi hanno
      chiesto e ci chiedono di fare i palestinesi della Striscia?

      Vittorio Arrigoni: I palestinesi con cui esco in alto mare a pescare,
      che incontro dinnanzi alla soglia di una moschea, quelli con cui
      scambio due chiacchiere al suk, quelli che mi invitano a cena al
      termine del digiuno per il Ramadan, quelli con cui mi cimento in
      infinite discussioni di geopolitica sorseggiando caffè più scuri
      della pece, o innaffiando i polmoni di pesanti zaffate di fumo
      dolciastro d'arghilè, tutti i palestinesi che incontro mi chiedono
      una sola cosa: Salam, cioè Pace.
      Chiedono di poter vivere in pace e di poter godere degli stessi
      diritti umani di cui godono gli israeliani, e qualsiasi altro popolo
      del pianeta.
      Di potersi spostare liberamente sulla loro terra, di pescare nel
      proprio mare, di studiare e lavorare, di metter su famiglia, e di
      poter essere in grado di sostenerla autonomamente, non come ora, dove
      in una economia collassata per via dell'occupazione, il tasso di
      disoccupazione raggiunge il 60%, e il 70% delle famiglie vive di
      aiuti umanitari.
      Personalmente, i palestinesi che incontro ogni giorno mi chiedono
      conto dell'indifferenza dell'occidente, vero e proprio cancro della
      nostra società edonistica. Mi chiedono conto di quelle spalle voltate
      su esseri umani come noi che muoiono di stenti, dinnanzi ad un check-
      point o a mitragliate in mezzo al mare nell'intento di portare a
      casa il pesce quotidiano. Dell'indifferenza italiana di fronte al
      lento genocidio di un nostro vicino di casa, essendo la Palestina
      appena aldilà del editerraneo. I palestinesi oggi mi chiedono le
      stesse cose di quando ero in West Bank, di essere testimone della
      loro sofferenza e, una volta tornato in Italia, di raccontare
      l'inferno che ho condiviso con loro.
      Proprio come quando a Tulkarem, l'indomani di una ennesima
      carneficina di civili ad opera dell'esercito israeliano, alcuni amici
      mi accompagnarono all'obitorio della città, per vedere i corpi
      maciullati dalla ferocia dei soldati il giorno prima. Mi mostravano i
      cadaveri freschi di giornata con l'esortazione a prendere nota per
      poi riferire, una volta tornato in Italia. E' questa la richiesta di
      sempre, la missione che sto svolgendo anche in questo preciso istante.

      BoccheScucite: Ci sembra di aver colto nelle reazioni del governo
      israeliano un riferimento alla supposta illegalità della vostra
      azione. Ma quali sono invece le forme più evidenti dell''illegalità'
      israeliana diventata assedio e punizione collettiva di un intero
      popolo nella piccola Striscia di Gaza?

      Vittorio: Ufficialmente, il governo israeliano è stato piuttosto
      controverso nei nostri confronti. dapprima ci hanno definito pirati,
      arrivando a dichiarare che sulla rotta per Gaza ci avrebbero fermato
      con ogni mezzo; poi, quando hanno visto che nonostante le minacce di
      morte e i sabotaggi non ci siamo fermati, hanno lasciato trapelare
      che visto che loro erano "brava gente" ci lasciavano passare
      tranquillamente. Ci mancherebbe altro! Abbiamo navigato su acque
      internazionali e poi in quelle che a tutti gli effetti sono
      riconosciute internazionalmente come acque palestinesi: Israele non
      ha lì alcuna giurisdizione.
      Le forme più evidenti di illegalità israeliana e di punizione
      collettiva verso i palestinesi le viviamo pressoché ogni giorno
      quando ci uniamo ai pescatori di Gaza e andiamo al largo, quando navi
      da guerra israeliane vegono verso di noi sparandoci addosso (vedi il
      video: http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?eid=1735 ) .
      Oltre a questo, ovunque nelle persone che incontro ci sono i segni
      tangibili delle sofferenze della vita a Gaza, la più grande prigione
      a cielo aperto che sia mai stata edificata.
      Centinaia di malati con le carte in regola per essere ricoverati e
      curati fuori Gaza muoiono nella vana attesa di poter varcare i
      valichi coi quali Israele ha chiuso ermeticamente i confini.
      Numerosissimi sono i giovani che hanno vinto borse di studio
      all'estero, e da qui non possono muoversi, ma quello che più mi
      sconcerta è conoscere così tante famiglie spezzate dall'assedio
      imposto a Gaza: moglie e mariti che non si vedono da anni.
      Recentemente siamo stati a solidarizzare durante una manifestazione
      con le madri che hanno i loro figli al di là del filo spinato, senza
      alcuna possibilità di ricongiungimento.
      Sulla via del ritorno verso Cipro, le nostre barche hanno ospitato
      alcune vittime dell'assedio: una madre con quattro bambini che non
      rivedeva il marito da due anni - nonostante la cittadinanza cipriota
      di tutta la famiglia - e un padre col figlio costretto su una sedia a
      rotelle che necessita di cure immediate, perché ha perso le gambe
      durante un bombardamento israeliano a Bet Hanun.

      BoccheScucite: Anche se Free Gaza ha avuto dei risvolti umanitari nei
      confronti della fascia più debole della popolazione di Gaza, il
      vostro obiettivo è apparso chiaramente di alto valore politico: avete
      dimostrato che è possibile, anzi doveroso, rompere un assedio totale
      partendo dalla società civile... Cosa proponete ora alle realtà che
      in Italia si impegnano a sostenere la pace e la giustizia in Israele
      e Palestina?

      Vittorio: Con il nostro sbarco a Gaza, abbiamo voluto dimostrare che
      la storia siamo noi. La storia non la fanno i governati codardi con
      le loro ignobili sudditanze ai governi militarmente più forti. La
      storia la fanno le persone semplici, gente comune, con famiglia a
      casa e un lavoro ordinario, che si impegnano per un ideale
      straordinario come la pace, per i diritti umani, per restare umani.
      La storia siamo stati noi, che mettendo a repentaglio le nostre vite,
      abbiamo concretizzato l'utopia, regalando un sogno, una speranza a
      centinaia di migliaia di persone. Che hanno pianto con noi,
      approdando al porto di Gaza, come i tre anziani palestinesi vittime
      della diaspora imbarcati sulle nostre navi, che non hanno mai potuto
      piangere sulle tombe dei familiari: hanno pianto, ma sono state
      lacrime di gioia.
      Il nostro messaggio di pace è un invito alla mobilitazione di tutte
      le persone comuni, a non delegare la vita al burattinaio di turno, a
      prendersi in prima persona la responsabilità di una rivoluzione. Una
      rivoluzione interiore che promuove quell'amore e quell'empatia che di
      riflesso cambierà il mondo.
      Alle realtà impegnate in Italia a sostenere la pace e la giustizia in
      Palestina e in Israele chiedo di continuare a perseverare, che 60
      anni di occupazione criminale della Palestina non ci devono
      scoraggiare nemmeno un attimo, farci retrocedere di nemmeno un passo,
      verso una speranza di libertà per il popolo palestinese, che
      contemporaneamente equivarrebbe alla sicurezza per Israele.
      Il popolo palestinese, lutto dopo lutto, imprigionato e
      collettivamente punito da una mano criminale, è ferito a morte da
      decenni ma non muore, non si è lasciato annichilire, resiste, ma
      necessita di tutta la nostra solidarietà per continuare a sperare,
      contro chi spara. perché il giorno in cui si smette di sperare, si
      muore.
      La speranza che abbiamo restituito a migliaia di persone per un
      giorno riaprendo il porto di Gaza, ci impegnamo a restituirla ogni
      giorno in futuro, restituendo il mare palestinese ai suoi pescatori,
      o cercando di far pressioni ai confini affinchè l'illegale autorità
      israeliana permetta il passaggio di malati e feriti.

      BoccheScucite: Dai Territori Occupati e da Israele le informazioni
      ci arrivano spesso blindate e censurate. Potresti riportare per i
      lettori di BoccheScucite un'affermazione, un gesto che in questi
      giorni hai raccolto da una persona a cui finalmente si è potuto
      "scucire la bocca”?

      Vittorio: Vorrei scucire la bocca, qui a Gaza, ad un ebreo
      israeliano. A Jeff Halper, che era con me sulla barca Free Gaza
      partita da Cipro, che ho visto commuoversi, quando migliaia di
      palestinesi lo hanno accolto come eroe, esattamente come tutti noi.
      In quegli istanti abbiamo dimostrato che la pace è possibile in medio
      oriente.
      Perché se un ebreo israeliano come Jeff Helper è accolto come un
      eroe, addirittura un liberatore, da decina di migliaia di persone
      festanti in estasi (da quelli che la politica e i media si impegnano
      a dipingere come terroristi), allora la pace non è un'utopia e, se lo
      è, abbiamo dimostrato che a volte le utopie si concretizzano. Jeff
      Halper ha raccontato di come i palestinesi di Gaza erano entusiasti
      nel parlargli in ebraico, da loro appreso quando diversi anni fa
      andavano a lavorare a Tel Aviv. Jeff mi ha detto più volte di
      sentirsi a casa, in famiglia, circondato da affetto e ospitalità
      straordinari.
      Alcuni giorni dopo, in viaggio per tornare a casa sua a Tel Aviv,
      varcando il valico di Eretz, Jeff è stato arrestato dalla polizia
      israeliana, e presto sarà processato. Trattato da amico e fratello da
      quelli che apparentemente sarebbero i suoi "nemici", e da nemico dai
      suoi stessi concittadini, gli "amici". Perfetto teorema del perché
      non c'è ancora prospettiva di pace fra Palestina e Israele. La sua
      bocca che qui ho scucito ora, in Israele e fuori dal medio oriente è
      stata prontamente cucita dai media. Che non si sappia, che non si osi
      solo pensare che un civile israeliano, disarmato, armato solo della
      sua simpatia e generosità, possa venire accolto con amore fraterno
      dai palestinesi imprigionati a Gaza.

      BoccheScucite: Dopo lo sbarco, la pesca, la condivisione delle prime
      giornate a Gaza, cosa sta succedendo ora? (Anche perché non ci pare
      che i nostri media abbiano tanti che ci raccontano cosa accade
      nell'inferno della Striscia...)

      Vittorio: Innanzitutto vorrei segnalarvi il mio blog, http://
      guerrillaradio.iobloggo.com e il sito della nostra organizzazione
      http://www.freegaza.org (attualmente sotto attacco hacker da parte
      di sionisti!!!). Laddove i media cuciono bocche, e farciscono i
      cervelli di precotta disinformazione, internet può rivelarsi una
      fonte mirabolante per veicolare la verità. Lo sanno bene i soldati
      israeliani, che, da qualche giorno alla vista delle nostre
      telecamere, tendono ad abbassare le armi (non sempre...). Abbiamo
      constatato quanto essi abbiano più timore delle nostre telecamere che
      dei loro fucili e mitragliatori super tecnologici. Si vergognano di
      mostrare al mondo i loro efferati crimini, e spesso abbassano le armi
      dinnanzi ad una telecamera. Forse forse, addirittura, arrivano a
      provare un barlume di senso di colpa, nel momento in cui tutto il
      mondo ha dinnanzi agli occhi questo oltraggio all'umanità.
      Continueremo quindi nella nostra missione: cercare di aprire i
      valichi per i malati, i più sofferenti, portare i pescatori in alto
      mare, laddove c'è ricchezza di pesce, ben consci dell'alto connotato
      simbolico di queste azioni. Restituire sovranità e quindi libertà al
      popolo palestinese, e contemporaneamente sbattere in faccia ai
      militari israeliani il dato di fatto che anche i palestinesi hanno
      dei diritti umani e che c'è chi è pronto a rischiare la propria vita
      per la loro difesa. Coi nostri video e reportage, inoltre, vogliamo
      dare la sveglia all'opinione pubblica su questa quotidiana catastrofe
      innaturale. Ci sono terribili catastrofi naturali a questo mondo,
      come terremoti e uragani, inevitabili, verso le cui vittime
      l'umanità intera si è spesso dimostrata pronta a solidarizzare, a
      darsi da fare. A Gaza è in corso una catastrofe umanitaria perpetrata
      da Israele ai danni di un popolo che vorrebbe ridotto alla più
      completa miseria, sottomissione. E io mi chiedo come si può restare
      ancora indifferenti. Gesù Cristo scelse i suoi discepoli fra i
      pescatori palestinesi: sebbene siano uomini rudi e poco avvezzi alle
      buone maniere, sono dotati di un animo stoico e infinitamente
      generoso, doti fondamentali per sopravvivere entro queste acque
      inquinate di sangue da duemila anni a questa parte. Non dimentichiamoli.
      Il 22 di questo mese, inshallah, le nostre navi ripartiranno da
      Cipro, portando ancora una volta il loro carico di aiuti umanitari,
      ma soprattutto proveranno a portare ancora una volta la speranza, a
      restituire la libertà, l'utopia concretizzata.
      Per far questo, abbiamo bisogno di aiuto. Per le spese che abbiamo
      dovuto sostenere ci siamo indebitati tutti, e per restare a fare
      attivismo qui a Gaza e contemporaneamente far salpare le barche a
      Cipro servono fondi, di cui siamo a corto. Ogni minima donazione ci
      sarà utile, per continuare la nostra missione umanitaria, per restare
      umani.

      Restiamo umani, Vittorio Arrigoni. blog:http://
      guerrillaradio.iobloggo.com/
      website della missione: http://www.freegaza.org/

      MANDIAMO UNA MAIL DI SOLIDARIETA':
      contatto: guerrillaingaza@...
      tel. +972 598 826 516

      SOSTENIAMO LE PROSSIME SPEDIZIONI DI PACE: è possibile versare un
      contributo direttamente sul conto corrente intestato a Vittorio
      Arrigoni Banca Popolare Commercio & Industria 23892 Bulciago.

      Coordinate Bancarie Nazionali: IT55 S 05048 51000 000000006046

      Coordinate Bancarie Internazionali: IT55 S050 4851 0000 0000 0006
      046 BIC: POCIITM1012

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