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DIGNITA'

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  • Joe Fallisi
    http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/54532 °°°°°°°°°° a infopal (V): DIGNITY Appena di ritorno a Larnaca ricevo un e-mail da Vittorio
    Messaggio 1 di 8 , 15 nov 11:50

      °°°°°°°°°°

      a infopal (V): 

      DIGNITY



      Appena di ritorno a Larnaca ricevo un e-mail da Vittorio Arrigoni, capitano coraggioso. Mi scrive l'amico rimasto a Gaza: 

      "(...)
      allora siete pronti a mettere le ali ai piedi?
      O, meglio, le pinne...
      Che Zenone, Poseidone e tutto il phanteon pagano vi siano propizi.
      Cercherò di issarmi sulla prima barchetta che vi darà il benvenuto.
      Avvistando le coste di Gaza la gioia sarà immensa e inattesa,
      te lo dice uno che se ne è cibato,
      qualcosa credo molto simile alla paternità,
      l'emozione di aver figliato la Libertà,
      nel vostro caso, pure la Speranza.
      (...)
      un abbraccio grande come il mediterraneo (...)". 

      Sì, siamo di  nuovo nella città di Zenone e prestissimo (domani pomeriggio) c'imbarcheremo per raggiungere un milione e mezzo di abitanti del più grande carcere a cielo aperto, rompendo per la seconda volta l'odioso assedio. Come qualche settimana fa, anche oggi gli organizzatori ci hanno spiegato i vari scenari possibili. Ognuno di noi ha fatto anche... testamento... Che partiamo ormai è sicuro - questa volta ogni problema legale, tecnico e burocratico è stato risolto -, ma cosa succederà durante la navigazione si può solo supporre. Come si comporterà l'entità sionista? Ci lasceranno di nuovo passare?... Ci spareranno addosso (negli ultimi due anni hanno ammazzato 14 pescatori palestinesi)?... Ci circonderanno impedendoci di proseguire?... Pretenderanno di salire sulla nave per qualche "controllo", dichiarandoci poi in arresto?... Da parte nostra, possono starne certi, non avverrà alcun tipo di collaborazione nei confronti dell'autorità occupante, che nessuno di noi riconosce. E saremo tutti per uno e uno per tutti. Nel caso resisteremo in modo pacifico, lasciando a loro, così esperti in materia, la pratica della violenza. Ma sotto gli occhi del mondo intero. Traduco a braccio i quattro punti che definiscono ufficialmente la missione di Free Gaza:

      "1. Aprire Gaza all'accesso internazionale senza restrizioni, id est alla sovranità palestinese. 
      2. Rendere evidente che Israele continua ad occupare Gaza, nonostante le sue pretese del contrario.
      3. Dimostrare la solidarietà internazionale col popolo di Gaza e col resto della Palestina.
      4. Dare un esempio concreto del potenziale che racchiudono i metodi di resistenza non violenta."

      Quasi tutti i passeggeri dell'ultimo tentativo sono qui, compresi il giornalista e il cameraman di Al Jazeera, e se ne sono aggiunti di nuovi. Tra di essi altri due italiani, Vilma Mazza e Marco Giusti, di Ya Basta, associazione in contatto con Mustapha Barghouti. La nave... è bellissima e (quasi) nuova, molto più forte e veloce delle due precedenti. C'era stata una riunione apposita per decidere come chiamarla. Io avevo proposto tre possibili nomi: Dignità, Speranza, Equità. La scelta del primo significa la dignità dei Palestinesi che non hanno piegato la schiena, e insieme quella di chi, nel resto del mondo, si è stancato di assistere in silenzio al loro martirio. Bisogna riuscire a fare qualcosa di concreto ed efficace uscendo dagli schemi usuali... con creatività, con fantasia. Free Gaza, un manipolo internazionale di uomini e donne di buona volontà, fuori dai partiti e dai gruppuscoli, rappresenta anche il secondo nome: la speranza attiva.

      Joe Fallisi
      Larnaca, lunedì 27 ottobre 2008

      **********

      a infopal (VI): 

      HOPE



      E' così. Non mi sembra vero eppure sono proprio a Gaza. Un sogno della mia vita si è avverato. Lo dedico, oltre le barriere del tempo, all'amico e compagno Marco Melotti (cfr. http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/54046). Quando, verso le 6 e mezza di mattina, giunti al confine delle acque "internazionali" - a 20 miglia dal suolo palestinese -, abbiamo visto profilarsi due vedette israeliane che sembravano venire verso di noi, una da destra e una da sinistra, l'intrepida Huwaida era già pronta col megafono e tutti noi in attesa (ieri il Ministero della Marina di Tel Aviv aveva rilasciato una dichiarazione secondo la quale ci avrebbero fermati e arrestati). Intanto Dignity correva veloce verso la sua meta. Poi non si è capito bene... andavano avanti e indietro, giravano in su e in giù... alla fine sono scomparse nel nulla. Vista dall'alto la scena doveva avere l'aspetto di una danza sui generis. Si erano formati, più ci inoltravamo, due cerchi attorno a noi: uno esterno, dei sionisti, e da quel punto sino a riva, uno interno delle navicelle palestinesi. Così abbiamo attraccato al povero porto di Gaza col nostro corteo di pescatori e ragazzini in festa, Vittorio Arrigoni, radioso, issato sull'albero della barca più vicina. Ecco l'elenco dei nuovi venuti:

      Denis Healey, Captain, UK
      George Klontzas, First Mate, Greece
      Nikoals Bolos, Crew, Ireland
      Derek Graham, Crew, Ireland
      Ali Al Jabar, Al Jazeera, Qatar
      Ghazi Abourashad, Holland
      Dr. Mohammed Alshubashi, Germany
      Huwaida Arraf, attorney, US
      Dr. Mustafa Barghouti, Palestine
      Audrey Bomse attorney, US
      Renee Bowyer, Australia
      Caoimhe Butterly, Ireland
      Rod Cox, UK
      Joe Fallisi, Italy
      Marco Giusti, Italy
      Dr. Ibrahim Hamami, UK
      Ramzi Kysia, US
      Alan Lonergan, Ireland
      Mairead Maguire, Ireland
      Lubna Masarwa, Israel
      Vilma Mazza, Italy
      Theresa McDermott, UK
      Amir Siddiq, Al Jazeera, Sudan
      Gideon Spiro, Israel
      Dr. Jock McDougall, UK

      I baci, gli abbracci, la gioia, la commozione sui volti di chi ci aspettava e di noi stessi, ancora increduli, è stata la miglior cura dopo le prove del viaggio. Ma subito... eccoci nella Gaza vera, che può permettersi pochi sorrisi. Oggi la nostra nave ha portato molti più medicinali della volta scorsa e, giustamente, la prima visita è all'Ospedale Shifa. il più grande, non solo qui, ma di tutta la Palestina. Husein Ashour, medico che si è laureato in Germania, lo dirige con la massima competenza e abnegazione. Giriamo insieme con lui e i suoi collaboratori per i vari reparti ed è come se visitassimo l'anticamera della morte. Molti dei malati, vecchi e giovani, cui stringo le mani, se tornassi nei prossimi giorni, non li troverei più. Il motivo è uno solo: l'assedio e il blocco attuato dall'entità come punizione collettiva contro la società civile palestinese. Ci sono dottori bravissimi e persino apparecchiature di prim'ordine (per esempio un centro diagnostico-terapeutico anti-cancro che non ha uguali, mi dicono, in tutto il Medio Oriente), ma l'impossibilità di rifornirsi tanto delle medicine, quanto dei pezzi di ricambio e di tutto ciò che consente l'uso normale e adeguato dei macchinari rende questi ultimi inutilizzabili e, ogni giorno che passa, meno verosimili, quasi spettrali. Vengono visitati a loro volta, di quando in quando, e sembrano anch'essi malati senza speranza. In qualunque istante può mancare la corrente elettrica e non è detto che il generatore abbia il carburante necessario. Così, anche i sistemi per la dialisi che ancora funzionano possono da un momento all'altro fermarsi, causando guasti irreparabili ai pazienti. Ed è quel che succede spesso, sempre più spesso. Quanto a lasciar uscire i malati dalla prigione per andare a curarsi altrove, come si sa, lo sbirro con stella di Davide lo proibisce tassativamente. Ormai sono quasi 260 i morti a causa di questi divieti assassini e il numero, così continuando le cose, aumenterà in modo tragico. Ci ha accolto, dando a ognuno di noi una kefiah e una medaglia, Ismail Hanyeh, uomo dignitoso, sicuramente non corrotto e amante del suo popolo, definendoci eroi. Ma gli eroi sono loro, i Palestinesi che resistono in tutti i sensi e che tengono la schiena diritta nelle più tremende avversità. Noi abbiamo solo riaperto una piccola strada alla speranza.

      Joe Fallisi
      Gaza, mercoledì 29 ottobre 2008

      **********

      a infopal (VII): 

      EQUITY



      Ho cantato nel Teatro di Gaza!... meglio di qualunque altra sala da concerto del mondo!... Come se un secondo sogno, dentro uno più grande, si fosse realizzato... Era la prima volta che la voce lirica volava qui per l'aria e l'accoglienza è stata grandiosa, commovente... In valigia avevo messo lo smoking, il farfallino, le scarpe lucide, perché gli abitanti della Striscia martoriata meritano il meglio, in tutto e per tutto. Chissà, magari anche questo concerto ha contribuito a rompere l'assedio... Il cui scopo non è solo di togliere cibo, medicinali, mezzi materiali per sopravvivere, ma anche, e forse soprattutto, di rovinare l'anima, ogni possibile piacere. Nel pomeriggio eravamo andati a visitare Khan Younis. Ci accompagnava un vecchio signore, in rappresentanza della comunità locale. A un certo punto gli è sfuggita una lacrima, che ha subito allontanato, quasi fosse una vergogna mostrarla in pubblico. Ecco, per esempio, cosa significa il blocco che i palestinesi subiscono dai sionisti: una settimana fa c'è stato un vero diluvio e l'acqua ha tracimato distruggendo la strada principale di un intero quartiere, riversandosi nelle case, allagandole, devastandole. E' esattamente come nel caso dell'ospedale di Gaza. Il soccorso e la solidarietà pubblica sono stati da subito presenti, la gente, così "in alto", come "in basso", non chiede altro che di poter aiutare a ricostruire. Ma manca tutto quello che occorrerebbe (in primis il cemento) per ridare la viabilità e un'abitazione degna alle famiglie, i cui bambini, in particolare, ora sono a grave rischio per via dell'inquinamento dell'acqua stessa. E non si vede via di uscita. In effetti basterebbe che gli egiziani si risvegliassero dalla loro ignavia - anche solo ricordandosi dei tempi di Nasser, mica delle piramidi e dei faraoni - perché tutto ciò avesse termine. Proprio a Rafah si compendia l'iniquità che vige in tutto il Medio Oriente. Le guardie di frontiera in Egitto permettono a volte la costruzione dei tunnel (ce ne sono ormai tanti, sempre comunque capaci di rifornimenti molto limitati, ma meglio che nulla), speculando mafiosamente su ognuno di essi e su ogni passaggio delle merci. E, quando l'entità sionista e gli invasori dell'Iraq (USraele) lo richiedono, per compiacerli, fanno saltare i passaggi sotterranei o persino li avvelenano... spesso anche li gasano appositamente... così che ormai sono decine e decine i palestinesi morti già sotto terra. Arabi fanno questo ad altri arabi, mentre gli occupanti, i pulitori etnici, i razzisti per antonomasia stanno a guardare col sorriso del boia. Non può continuare così e un giorno, forse più presto di quanto si possa prevedere, finirà. Finiranno anche le divisioni all'interno del campo palestinese. La sera prima avevamo avuto l'onore di essere invitati a un incontro storico, che non avveniva da quasi due anni. Riunite in assemblea tutte le fazioni hanno preso la parola, auspicando la fine delle ostilità interpalestinesi (il governo ha anche annunciato la liberazione unilaterale dei prigionieri politici rinchiusi nelle sue carceri). Ma l'unità non potrà che nascere dal basso, dal popolo e per il popolo. E saranno accettati solo i politici integri, che non hanno tradito, che non si sono venduti. Questa e solo questa è stata la chiave del successo di Hamas e della catastrofe di Fatah. Abu Mazen, la cui immagine, come Presidente palestinese, ancora campeggia negli edifici pubblici di Gaza rimasti fedeli al risultato delle ultime elezioni, deve sloggiare e con lui tutta la sua corte corrotta al servizio del nemico. Hanno già assicurati i loro conti in banca nei paradisi fiscali. Vadano all'inferno.

      Joe Fallisi
      Gaza, venerdì 31 ottobre 2008

      **********

      a infopal (VIII): 

      VERRA'



      Ieri sera l'amico Vittorio, un gigante, in tutti i sensi, non è riuscito a venire al concerto. Ah... l'avrei riconosciuto subito tra il pubblico!... e lo aspettavo... ma i militi di Sion non erano d'accordo. Accompagna i pescatori quasi ogni giorno, fin dall'inizio. E il suo aiuto e quello degli altri attivisti di Free Gaza (ieri erano in dieci) è fondamentale. Io sono contro lo sfruttamento e l'uccisione degli animali, non potrei seguirli. Tuttavia capisco e condivido il senso della loro solidarietà: è la lotta contro il sopruso. L'hanno detto chiaramente gli sbirri... quando gli "internazionali" se ne andranno, ve la faremo pagare!... Già, perché per 'sti infami chi cerca di procurarsi un po' di cibo è un terrorista... e chi gli dà una mano un supporter di Hamas. Non c'è al mondo situazione più palesemente iniqua di quella che vede vittime i palestinesi. Tutto è concesso ai tiranni con kippà dai poteri asserviti dell'occidente... qualunque crimine, qualunque azione, anche la più illegale. Silenzio comprensivo e devoto, cancellazione o manipolazione delle notizie, vigliaccheria chimerica... Impera ormai un vero e proprio Big Brother mediatico, cui resistono solo pattuglie sparse di refrattari. Così, anche ieri è successo quello che avviene normalmente - e di cui esiste la testimonianza anche in video. Senza morti, da quando è arrivata Free Gaza. Nessuna "Rai" o "Mediaset" interromperà il flusso di menzogne per parlarne. Secondo la "legge" sarebbe consentita la navigazione entro 12 miglia nautiche. Com'è ovvio, questo vale per tutti eccetto i palestinesi. Persino a 6, 4 miglia dalle coste di Gaza, quasi fin dentro il porto, i razzisti israeliani pretendono che le acque siano "loro". Arrivano in pattuglia e sparano coi mitra e col cannone ad acqua (sporca). E questo contro civili disarmati. Ma VERRA' LA LIBERTA' anche per gli abitanti oggi sotto occupazione, le loro sofferenze non possono essere state invano. Qualcosa di potente e di concreto si muove, fuori dalla vecchia politica decrepita: una volontà fattiva di verità, di giustizia. La seconda missione ha avuto successo, come la prima, e appena torneremo a Larnaca Dignity si rimetterà subito in moto per la terza... e poi ce ne sarà una quarta, una quinta... Stamani sono andato, insieme coi due giornalisti di Al Jazeera, Amir Siddiq e Ali Al Jabar, a portare i regali di Saed per la sua famiglia. Abitano a Beth Hannoun. Lì si è compiuta la sua tragedia e quella di tanti altri ragazzini palestinesi, straziati dalle bombe degli invasori. C'erano tutti ad aspettarci: il vecchio nonno, undici bimbi, la madre e il fratello di quest'ultima, che ha lasciato casa sua per venire ad aiutare. Khaled, il padre, mi aveva detto che sua moglie era la donna perfetta per lui, un regalo meraviglioso di Allah. Quando, prima di uscire, gliel'ho confidato con l'aiuto di Amir, la luce del suo bel viso ha inondato la stanza.

      Joe Fallisi
      Gaza, sabato 1 novembre 2008

      **********

      a infopal (IX): 

      TORNEREMO



      Sì, stiamo tornando a Larnaca, ma torneremo anche a Gaza. Appena arrivati, Dignity andrà a riposare a Limassol per qualche giorno, poi sarà di nuovo pronta, il 7 novembre, a riprendere il suo viaggio con altri passeggeri verso le coste palestinesi. E' cominciato un movimento libertario, nato dalla società civile, che nessuno fermerà e che saprà manifestarsi anche in modi imprevedibili. Si tenteranno tutte le vie, non solo quella marina... l'assedio verrà a sua volta assediato e infine distrutto. Confermo quel che ho detto sin dall'inizio di queste corrispondenze: i fondatori di Free Gaza sono gente seria, non chiacchieroni autoreferenziali. Hanno in mente un progetto limpido ed energie e intelligenze altrettanto pulite per attuarlo, non si tratta di un fuoco di paglia. Come da noi - come dappertutto: se i cittadini non si auto-organizzano, fuori e contro i partiti della Casta onnivora, non c'è la possibilità che cambi niente in meglio, né, tanto meno, che il peggio venga scongiurato. L'altra volta il viaggio di ritorno aveva consentito il ricongiungimento di una famiglia palestinese a Cipro e che Saed potesse curarsi. Oggi è con noi uno studente cui l'entità sionista proibisce (come a tanti altri) di uscire e di andare a studiare in un'università europea. Cosa che invece farà, com'è suo diritto. Ora nella Striscia, compreso Vittorio che ha deciso di rimanere qualche altro mese ad aiutare i pescatori, ci sono nove attivisti di Free Gaza. Tre sbarcati da Dignity: "Queeva", Theresa (due angeli extraterrestri) e Ramzi, dalla penna corposa. All'orizzonte vediamo navi israeliane... scompariranno come nel viaggio di andata. Del resto, quel che dovevamo fare l'abbiamo fatto. Siamo in acque palestinesi, poi arriveranno quelle internazionali, infine le coste cipriote. Prima che ci imbarcassimo per il viaggio di ritorno è venuto a  salutarci Ismail Haniyeh. Ci ha accompagnato sino a fuori del porto, sventolando la bandiera della Palestina. Ricorderò sempre il suo sorriso radioso. Se Hamas ha stravinto alle elezioni è perché ha saputo esprimere un premier come lui, che vive ancora e sempre nel campo dei rifugiati, col suo popolo. E che anche i suoi nemici sanno benissimo essere onesto e incorruttibile. Per questo lo odiano, impotenti. Creperanno nei loro soldi sporchi di sangue.

      Joe Fallisi
      Gaza-Larnaca, domenica 2 novembre 2008

      **********

      a infopal (X): 

      "FEEL FREE"



      L'altra notte non abbiamo mai dormito io, Greta, Mary e Osama. Eravamo qui in albergo in attesa della prossima telefonata da Dignity, ripartita di sera, con la Luna sempre crescente, per il suo secondo viaggio, ovvero per la terza missione di Free Gaza. Portava il suo carico di nuovi passeggeri. Eccoli: 

      Hass, Amira (Israel)
      Ahmed, Nazir (Lord) (Pakistan/UK)
      Andrews, Christopher (Ireland)
      Bartlett, Eva (Canada)
      Bolos, Nikolas (Greece, Palestine)
      Healey, Denis (UK)
      al-Haj, Sami (Sudan)
      Graham, Derek (Ireland, Palestine)
      McNeill, Pauline (Scotland)
      Morena, Fernando (Spain)
      Nacer, Mohamed (UK)
      O'Donnell, Hugh (Scotland, UK)
      ÓSnodaigh, Aengus (Ireland)
      Rossi, Fernando (Italy)
      Arraf, Huwaida (US, Palestine)
      Sharp, Rob (UK)
      Schermerhorn, David (USA, Palestine))
      Shoukri, Dr. Arafat (Palestine, UK)
      Short, Clare (UK)
      Thomas, Rhodri Glyn (Wales, UK)
      Tonge, Dr. Jennifer Louise (Baroness) (UK)
      White, Sandra (Scotland, UK)
      Zisyadis, Josef (Switzerland)

      Fra di essi 11 parlamentari europei non conformisti - di cui uno, Fernando Rossi, a suo tempo rifiutatosi di votare i crediti di guerra, ha concluso quest'anno la sua attività di senatore ancora prima di maturare la relativa pensione... cosa che ai suoi (ex) colleghi della Casta dev'essere sembrata incredibile, mostruosa... Tutto procedeva bene, il mare era quasi liscio. All'alba, al confine delle acque internazionali, come già era successo a noi, ecco arrivare dall'orizzonte velocissime due navi dell'entità, questa volta quasi ai fianchi della nostra. Si mettono in contatto radio, chiedendo la lista dei viaggiatori. L'impareggiabile Huwaida Harraf risponde loro di consultare www.freegaza.org... troveranno tutti i nomi e cognomi. Aggiunge con la sua vocina gentile: "Feel free to make a donation", "Sentitevi liberi di fare una donazione"... Un suono neandertaliano, a metà fra il vomito e la risata, erompe dall'altra parte... poi... come d'incanto, Dignity si ritrova sola nel suo cammino e va incontro alle barche in festa che stanno venendo ad accoglierla. Sì, Free Gaza è di nuovo nella Striscia. Questa volta ha portato tre apparecchiature scanner per l'esame della spina dorsale, di cui hanno urgente bisogno all'ospedale Shifa. Tornerà a Larnaca l'11 novembre. Già stanno chiamando da tutto il mondo per partecipare ai prossimi viaggi... Se il primo è stato il più pazzo e il secondo quello, forse, più pericoloso, il terzo è la conferma che stabilisce a tutti gli effetti un precedente impossibile da ignorare in futuro. Per gennaio è programmata una nave di... musicisti!... che felicità riabbracciare i miei amici palestinesi!... E Vik, capitano coraggioso, il cui impegno quotidiano nella difesa dei pescatori diventa sempre più duro... Oggi le navicelle hanno subito di nuovo un attacco criminale. E' ormai certo: i sionisti coi loro cannoni ultrapotenti non sparano solo acqua mista alle deiezioni, ma anche schifezze chimiche, al punto che i militi indossano ormai, durante queste belle imprese, apposite tute e maschere. Gli amici hanno raccolto dei campioni di 'sto liquido e verrà fatto analizzare. Ce lo raccontava in diretta da una delle due barche dei pescatori, con mille interruzioni dovute alla situazione precaria, David Schermerhorn. Ecco il nuovo che esiste negli Stati Uniti, altroché Barack Obama (già ormai completamente nelle spire della Lobby, senza l'approvazione della quale, del resto, MAI sarebbe  arrivato alla presidenza - né potrà mantenerla)!... E' un anziano signore, quasi ottantenne, che dimostra vent'anni di meno. Abita con la numerosa famiglia in un'isoletta dello Stato di Washington e ha deciso di dedicare la sua vecchiaia a una causa giusta. Siccome conosce bene il mare, sin dall'inizio dell'avventura di Free Gaza offre da volontario la sua collaborazione. Non ha mancato nessuno dei tre viaggi. E il terzo non sarà di certo l'ultimo. Ti saluto, grande David... che gli dei del Mediterraneo ti siano propizi.

      Joe Fallisi
      Larnaca, domenica 9 novembre 2008

    • Joe Fallisi
      http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/54532 °°°°°°°°°° a infopal (V): DIGNITY Appena di ritorno a Larnaca ricevo un e-mail da Vittorio
      Messaggio 2 di 8 , 19 nov 02:46

        °°°°°°°°°°

        a infopal (V): 

        DIGNITY



        Appena di ritorno a Larnaca ricevo un e-mail da Vittorio Arrigoni, capitano coraggioso. Mi scrive l'amico rimasto a Gaza: 

        "(...)
        allora siete pronti a mettere le ali ai piedi?
        O, meglio, le pinne...
        Che Zenone, Poseidone e tutto il phanteon pagano vi siano propizi.
        Cercherò di issarmi sulla prima barchetta che vi darà il benvenuto.
        Avvistando le coste di Gaza la gioia sarà immensa e inattesa,
        te lo dice uno che se ne è cibato,
        qualcosa credo molto simile alla paternità,
        l'emozione di aver figliato la Libertà,
        nel vostro caso, pure la Speranza.
        (...)
        un abbraccio grande come il mediterraneo (...)". 

        Sì, siamo di  nuovo nella città di Zenone e prestissimo (domani pomeriggio) c'imbarcheremo per raggiungere un milione e mezzo di abitanti del più grande carcere a cielo aperto, rompendo per la seconda volta l'odioso assedio. Come qualche settimana fa, anche oggi gli organizzatori ci hanno spiegato i vari scenari possibili. Ognuno di noi ha fatto anche... testamento... Che partiamo ormai è sicuro - questa volta ogni problema legale, tecnico e burocratico è stato risolto -, ma cosa succederà durante la navigazione si può solo supporre. Come si comporterà l'entità sionista? Ci lasceranno di nuovo passare?... Ci spareranno addosso (negli ultimi due anni hanno ammazzato 14 pescatori palestinesi)?... Ci circonderanno impedendoci di proseguire?... Pretenderanno di salire sulla nave per qualche "controllo", dichiarandoci poi in arresto?... Da parte nostra, possono starne certi, non avverrà alcun tipo di collaborazione nei confronti dell'autorità occupante, che nessuno di noi riconosce. E saremo tutti per uno e uno per tutti. Nel caso resisteremo in modo pacifico, lasciando a loro, così esperti in materia, la pratica della violenza. Ma sotto gli occhi del mondo intero. Traduco a braccio i quattro punti che definiscono ufficialmente la missione di Free Gaza:

        "1. Aprire Gaza all'accesso internazionale senza restrizioni, id est alla sovranità palestinese. 
        2. Rendere evidente che Israele continua ad occupare Gaza, nonostante le sue pretese del contrario.
        3. Dimostrare la solidarietà internazionale col popolo di Gaza e col resto della Palestina.
        4. Dare un esempio concreto del potenziale che racchiudono i metodi di resistenza non violenta."

        Quasi tutti i passeggeri dell'ultimo tentativo sono qui, compresi il giornalista e il cameraman di Al Jazeera, e se ne sono aggiunti di nuovi. Tra di essi altri due italiani, Vilma Mazza e Marco Giusti, di Ya Basta, associazione in contatto con Mustapha Barghouti. La nave... è bellissima e (quasi) nuova, molto più forte e veloce delle due precedenti. C'era stata una riunione apposita per decidere come chiamarla. Io avevo proposto tre possibili nomi: Dignità, Speranza, Equità. La scelta del primo significa la dignità dei Palestinesi che non hanno piegato la schiena, e insieme quella di chi, nel resto del mondo, si è stancato di assistere in silenzio al loro martirio. Bisogna riuscire a fare qualcosa di concreto ed efficace uscendo dagli schemi usuali... con creatività, con fantasia. Free Gaza, un manipolo internazionale di uomini e donne di buona volontà, fuori dai partiti e dai gruppuscoli, rappresenta anche il secondo nome: la speranza attiva.

        Joe Fallisi
        Larnaca, lunedì 27 ottobre 2008

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        a infopal (VI): 

        HOPE



        E' così. Non mi sembra vero eppure sono proprio a Gaza. Un sogno della mia vita si è avverato. Lo dedico, oltre le barriere del tempo, all'amico e compagno Marco Melotti (cfr. http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/54046). Quando, verso le 6 e mezza di mattina, giunti al confine delle acque "internazionali" - a 20 miglia dal suolo palestinese -, abbiamo visto profilarsi due vedette israeliane che sembravano venire verso di noi, una da destra e una da sinistra, l'intrepida Huwaida era già pronta col megafono e tutti noi in attesa (ieri il Ministero della Marina di Tel Aviv aveva rilasciato una dichiarazione secondo la quale ci avrebbero fermati e arrestati). Intanto Dignity correva veloce verso la sua meta. Poi non si è capito bene... andavano avanti e indietro, giravano in su e in giù... alla fine sono scomparse nel nulla. Vista dall'alto la scena doveva avere l'aspetto di una danza sui generis. Si erano formati, più ci inoltravamo, due cerchi attorno a noi: uno esterno, dei sionisti, e da quel punto sino a riva, uno interno delle navicelle palestinesi. Così abbiamo attraccato al povero porto di Gaza col nostro corteo di pescatori e ragazzini in festa, Vittorio Arrigoni, radioso, issato sull'albero della barca più vicina. Ecco l'elenco dei nuovi venuti:

        Denis Healey, Captain, UK
        George Klontzas, First Mate, Greece
        Nikoals Bolos, Crew, Ireland
        Derek Graham, Crew, Ireland
        Ali Al Jabar, Al Jazeera, Qatar
        Ghazi Abourashad, Holland
        Dr. Mohammed Alshubashi, Germany
        Huwaida Arraf, attorney, US
        Dr. Mustafa Barghouti, Palestine
        Audrey Bomse attorney, US
        Renee Bowyer, Australia
        Caoimhe Butterly, Ireland
        Rod Cox, UK
        Joe Fallisi, Italy
        Marco Giusti, Italy
        Dr. Ibrahim Hamami, UK
        Ramzi Kysia, US
        Alan Lonergan, Ireland
        Mairead Maguire, Ireland
        Lubna Masarwa, Israel
        Vilma Mazza, Italy
        Theresa McDermott, UK
        Amir Siddiq, Al Jazeera, Sudan
        Gideon Spiro, Israel
        Dr. Jock McDougall, UK

        I baci, gli abbracci, la gioia, la commozione sui volti di chi ci aspettava e di noi stessi, ancora increduli, è stata la miglior cura dopo le prove del viaggio. Ma subito... eccoci nella Gaza vera, che può permettersi pochi sorrisi. Oggi la nostra nave ha portato molti più medicinali della volta scorsa e, giustamente, la prima visita è all'Ospedale Shifa. il più grande, non solo qui, ma di tutta la Palestina. Husein Ashour, medico che si è laureato in Germania, lo dirige con la massima competenza e abnegazione. Giriamo insieme con lui e i suoi collaboratori per i vari reparti ed è come se visitassimo l'anticamera della morte. Molti dei malati, vecchi e giovani, cui stringo le mani, se tornassi nei prossimi giorni, non li troverei più. Il motivo è uno solo: l'assedio e il blocco attuato dall'entità come punizione collettiva contro la società civile palestinese. Ci sono dottori bravissimi e persino apparecchiature di prim'ordine (per esempio un centro diagnostico-terapeutico anti-cancro che non ha uguali, mi dicono, in tutto il Medio Oriente), ma l'impossibilità di rifornirsi tanto delle medicine, quanto dei pezzi di ricambio e di tutto ciò che consente l'uso normale e adeguato dei macchinari rende questi ultimi inutilizzabili e, ogni giorno che passa, meno verosimili, quasi spettrali. Vengono visitati a loro volta, di quando in quando, e sembrano anch'essi malati senza speranza. In qualunque istante può mancare la corrente elettrica e non è detto che il generatore abbia il carburante necessario. Così, anche i sistemi per la dialisi che ancora funzionano possono da un momento all'altro fermarsi, causando guasti irreparabili ai pazienti. Ed è quel che succede spesso, sempre più spesso. Quanto a lasciar uscire i malati dalla prigione per andare a curarsi altrove, come si sa, lo sbirro con stella di Davide lo proibisce tassativamente. Ormai sono quasi 260 i morti a causa di questi divieti assassini e il numero, così continuando le cose, aumenterà in modo tragico. Ci ha accolto, dando a ognuno di noi una kefiah e una medaglia, Ismail Hanyeh, uomo dignitoso, sicuramente non corrotto e amante del suo popolo, definendoci eroi. Ma gli eroi sono loro, i Palestinesi che resistono in tutti i sensi e che tengono la schiena diritta nelle più tremende avversità. Noi abbiamo solo riaperto una piccola strada alla speranza.

        Joe Fallisi
        Gaza, mercoledì 29 ottobre 2008

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        a infopal (VII): 

        EQUITY



        Ho cantato nel Teatro di Gaza!... meglio di qualunque altra sala da concerto del mondo!... Come se un secondo sogno, dentro uno più grande, si fosse realizzato... Era la prima volta che la voce lirica volava qui per l'aria e l'accoglienza è stata grandiosa, commovente... In valigia avevo messo lo smoking, il farfallino, le scarpe lucide, perché gli abitanti della Striscia martoriata meritano il meglio, in tutto e per tutto. Chissà, magari anche questo concerto ha contribuito a rompere l'assedio... Il cui scopo non è solo di togliere cibo, medicinali, mezzi materiali per sopravvivere, ma anche, e forse soprattutto, di rovinare l'anima, ogni possibile piacere. Nel pomeriggio eravamo andati a visitare Khan Younis. Ci accompagnava un vecchio signore, in rappresentanza della comunità locale. A un certo punto gli è sfuggita una lacrima, che ha subito allontanato, quasi fosse una vergogna mostrarla in pubblico. Ecco, per esempio, cosa significa il blocco che i palestinesi subiscono dai sionisti: una settimana fa c'è stato un vero diluvio e l'acqua ha tracimato distruggendo la strada principale di un intero quartiere, riversandosi nelle case, allagandole, devastandole. E' esattamente come nel caso dell'ospedale di Gaza. Il soccorso e la solidarietà pubblica sono stati da subito presenti, la gente, così "in alto", come "in basso", non chiede altro che di poter aiutare a ricostruire. Ma manca tutto quello che occorrerebbe (in primis il cemento) per ridare la viabilità e un'abitazione degna alle famiglie, i cui bambini, in particolare, ora sono a grave rischio per via dell'inquinamento dell'acqua stessa. E non si vede via di uscita. In effetti basterebbe che gli egiziani si risvegliassero dalla loro ignavia - anche solo ricordandosi dei tempi di Nasser, mica delle piramidi e dei faraoni - perché tutto ciò avesse termine. Proprio a Rafah si compendia l'iniquità che vige in tutto il Medio Oriente. Le guardie di frontiera in Egitto permettono a volte la costruzione dei tunnel (ce ne sono ormai tanti, sempre comunque capaci di rifornimenti molto limitati, ma meglio che nulla), speculando mafiosamente su ognuno di essi e su ogni passaggio delle merci. E, quando l'entità sionista e gli invasori dell'Iraq (USraele) lo richiedono, per compiacerli, fanno saltare i passaggi sotterranei o persino li avvelenano... spesso anche li gasano appositamente... così che ormai sono decine e decine i palestinesi morti già sotto terra. Arabi fanno questo ad altri arabi, mentre gli occupanti, i pulitori etnici, i razzisti per antonomasia stanno a guardare col sorriso del boia. Non può continuare così e un giorno, forse più presto di quanto si possa prevedere, finirà. Finiranno anche le divisioni all'interno del campo palestinese. La sera prima avevamo avuto l'onore di essere invitati a un incontro storico, che non avveniva da quasi due anni. Riunite in assemblea tutte le fazioni hanno preso la parola, auspicando la fine delle ostilità interpalestinesi (il governo ha anche annunciato la liberazione unilaterale dei prigionieri politici rinchiusi nelle sue carceri). Ma l'unità non potrà che nascere dal basso, dal popolo e per il popolo. E saranno accettati solo i politici integri, che non hanno tradito, che non si sono venduti. Questa e solo questa è stata la chiave del successo di Hamas e della catastrofe di Fatah. Abu Mazen, la cui immagine, come Presidente palestinese, ancora campeggia negli edifici pubblici di Gaza rimasti fedeli al risultato delle ultime elezioni, deve sloggiare e con lui tutta la sua corte corrotta al servizio del nemico. Hanno già assicurati i loro conti in banca nei paradisi fiscali. Vadano all'inferno.

        Joe Fallisi
        Gaza, venerdì 31 ottobre 2008

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        a infopal (VIII): 

        VERRA'



        Ieri sera l'amico Vittorio, un gigante, in tutti i sensi, non è riuscito a venire al concerto. Ah... l'avrei riconosciuto subito tra il pubblico!... e lo aspettavo... ma i militi di Sion non erano d'accordo. Accompagna i pescatori quasi ogni giorno, fin dall'inizio. E il suo aiuto e quello degli altri attivisti di Free Gaza (ieri erano in dieci) è fondamentale. Io sono contro lo sfruttamento e l'uccisione degli animali, non potrei seguirli. Tuttavia capisco e condivido il senso della loro solidarietà: è la lotta contro il sopruso. L'hanno detto chiaramente gli sbirri... quando gli "internazionali" se ne andranno, ve la faremo pagare!... Già, perché per 'sti infami chi cerca di procurarsi un po' di cibo è un terrorista... e chi gli dà una mano un supporter di Hamas. Non c'è al mondo situazione più palesemente iniqua di quella che vede vittime i palestinesi. Tutto è concesso ai tiranni con kippà dai poteri asserviti dell'occidente... qualunque crimine, qualunque azione, anche la più illegale. Silenzio comprensivo e devoto, cancellazione o manipolazione delle notizie, vigliaccheria chimerica... Impera ormai un vero e proprio Big Brother mediatico, cui resistono solo pattuglie sparse di refrattari. Così, anche ieri è successo quello che avviene normalmente - e di cui esiste la testimonianza anche in video. Senza morti, da quando è arrivata Free Gaza. Nessuna "Rai" o "Mediaset" interromperà il flusso di menzogne per parlarne. Secondo la "legge" sarebbe consentita la navigazione entro 12 miglia nautiche. Com'è ovvio, questo vale per tutti eccetto i palestinesi. Persino a 6, 4 miglia dalle coste di Gaza, quasi fin dentro il porto, i razzisti israeliani pretendono che le acque siano "loro". Arrivano in pattuglia e sparano coi mitra e col cannone ad acqua (sporca). E questo contro civili disarmati. Ma VERRA' LA LIBERTA' anche per gli abitanti oggi sotto occupazione, le loro sofferenze non possono essere state invano. Qualcosa di potente e di concreto si muove, fuori dalla vecchia politica decrepita: una volontà fattiva di verità, di giustizia. La seconda missione ha avuto successo, come la prima, e appena torneremo a Larnaca Dignity si rimetterà subito in moto per la terza... e poi ce ne sarà una quarta, una quinta... Stamani sono andato, insieme coi due giornalisti di Al Jazeera, Amir Siddiq e Ali Al Jabar, a portare i regali di Saed alla sua famiglia. Abitano a Beth Hannoun. Lì si è compiuta la sua tragedia e quella di tanti altri ragazzini palestinesi, straziati dalle bombe degli invasori. C'erano tutti ad aspettarci: il vecchio nonno, undici bimbi, la madre e il fratello di quest'ultima, che ha lasciato casa sua per venire ad aiutare. Khaled, il padre, mi aveva detto che sua moglie era la donna perfetta per lui, un regalo meraviglioso di Allah. Quando, prima di uscire, gliel'ho confidato con l'aiuto di Amir, la luce del suo bel viso ha inondato la stanza.

        Joe Fallisi
        Gaza, sabato 1 novembre 2008

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        a infopal (IX): 

        TORNEREMO



        Sì, stiamo tornando a Larnaca, ma torneremo anche a Gaza. Appena arrivati, Dignity andrà a riposare a Limassol per qualche giorno, poi sarà di nuovo pronta, il 7 novembre, a riprendere il suo viaggio con altri passeggeri verso le coste palestinesi. E' cominciato un movimento libertario, nato dalla società civile, che nessuno fermerà e che saprà manifestarsi anche in modi imprevedibili. Si tenteranno tutte le vie, non solo quella marina... l'assedio verrà a sua volta assediato e infine distrutto. Confermo quel che ho detto sin dall'inizio di queste corrispondenze: i fondatori di Free Gaza sono gente seria, non chiacchieroni autoreferenziali. Hanno in mente un progetto limpido ed energie e intelligenze altrettanto pulite per attuarlo, non si tratta di un fuoco di paglia. Come da noi - come dappertutto: se i cittadini non si auto-organizzano, fuori e contro i partiti della Casta onnivora, non c'è la possibilità che cambi niente in meglio, né, tanto meno, che il peggio venga scongiurato. L'altra volta il viaggio di ritorno aveva consentito il ricongiungimento di una famiglia palestinese a Cipro e che Saed potesse curarsi. Oggi è con noi uno studente cui l'entità sionista proibisce (come a tanti altri) di uscire e di andare a studiare in un'università europea. Cosa che invece farà, com'è suo diritto. Ora nella Striscia, compreso Vittorio che ha deciso di rimanere qualche altro mese ad aiutare i pescatori, ci sono nove attivisti di Free Gaza. Tre sbarcati da Dignity: "Queeva", Theresa (due angeli extraterrestri) e Ramzi, dalla penna corposa. All'orizzonte vediamo navi israeliane... scompariranno come nel viaggio di andata. Del resto, quel che dovevamo fare l'abbiamo fatto. Siamo in acque palestinesi, poi arriveranno quelle internazionali, infine le coste cipriote. Prima che ci imbarcassimo per il viaggio di ritorno è venuto a  salutarci Ismail Haniyeh. Ci ha accompagnato sino a fuori del porto, sventolando la bandiera della Palestina. Ricorderò sempre il suo sorriso radioso. Se Hamas ha stravinto alle elezioni è perché ha saputo esprimere un premier come lui, che vive ancora e sempre nel campo dei rifugiati, col suo popolo. E che anche i suoi nemici sanno benissimo essere onesto e incorruttibile. Per questo lo odiano, impotenti. Creperanno nei loro soldi sporchi di sangue.

        Joe Fallisi
        Gaza-Larnaca, domenica 2 novembre 2008

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        a infopal (X): 

        "FEEL FREE"



        L'altra notte non abbiamo mai dormito io, Greta, Mary e Osama. Eravamo qui in albergo in attesa della prossima telefonata da Dignity, ripartita di sera, con la Luna sempre crescente, per il suo secondo viaggio, ovvero per la terza missione di Free Gaza. Portava il suo carico di nuovi passeggeri. Eccoli: 

        Hass, Amira (Israel)
        Ahmed, Nazir (Lord) (Pakistan/UK)
        Andrews, Christopher (Ireland)
        Bartlett, Eva (Canada)
        Bolos, Nikolas (Greece, Palestine)
        Healey, Denis (UK)
        al-Haj, Sami (Sudan)
        Graham, Derek (Ireland, Palestine)
        McNeill, Pauline (Scotland)
        Morena, Fernando (Spain)
        Nacer, Mohamed (UK)
        O'Donnell, Hugh (Scotland, UK)
        ÓSnodaigh, Aengus (Ireland)
        Rossi, Fernando (Italy)
        Arraf, Huwaida (US, Palestine)
        Sharp, Rob (UK)
        Schermerhorn, David (USA, Palestine))
        Shoukri, Dr. Arafat (Palestine, UK)
        Short, Clare (UK)
        Thomas, Rhodri Glyn (Wales, UK)
        Tonge, Dr. Jennifer Louise (Baroness) (UK)
        White, Sandra (Scotland, UK)
        Zisyadis, Josef (Switzerland)

        Fra di essi 11 parlamentari europei non conformisti - di cui uno, Fernando Rossi, a suo tempo rifiutatosi di votare i crediti di guerra, ha concluso quest'anno la sua attività di senatore ancora prima di maturare la relativa pensione... cosa che ai suoi (ex) colleghi della Casta dev'essere sembrata incredibile, mostruosa... Tutto procedeva bene, il mare era quasi liscio. All'alba, al confine delle acque internazionali, come già era successo a noi, ecco arrivare dall'orizzonte velocissime due navi dell'entità, questa volta quasi ai fianchi della nostra. Si mettono in contatto radio, chiedendo la lista dei viaggiatori. L'impareggiabile Huwaida Harraf risponde loro di consultare www.freegaza.org... troveranno tutti i nomi e cognomi. Aggiunge con la sua vocina gentile: "Feel free to make a donation", "Sentitevi liberi di fare una donazione"... Un suono neandertaliano, a metà fra il vomito e la risata, erompe dall'altra parte... poi... come d'incanto, Dignity si ritrova sola nel suo cammino e va incontro alle barche in festa che stanno venendo ad accoglierla. Sì, Free Gaza è di nuovo nella Striscia. Questa volta ha portato tre apparecchiature scanner per l'esame della spina dorsale, di cui hanno urgente bisogno all'ospedale Shifa. Tornerà a Larnaca l'11 novembre. Già stanno chiamando da tutto il mondo per partecipare ai prossimi viaggi... Se il primo è stato il più pazzo e il secondo quello, forse, più pericoloso, il terzo è la conferma che stabilisce a tutti gli effetti un precedente impossibile da ignorare in futuro. Per gennaio è programmata una nave di... musicisti!... che felicità riabbracciare i miei amici palestinesi!... E Vik, capitano coraggioso, il cui impegno quotidiano nella difesa dei pescatori diventa sempre più duro... Oggi le navicelle hanno subito di nuovo un attacco criminale. E' ormai certo: i sionisti coi loro cannoni ultrapotenti non sparano solo acqua mista alle deiezioni, ma anche schifezze chimiche, al punto che i militi indossano ormai, durante queste belle imprese, apposite tute e maschere. Gli amici hanno raccolto dei campioni di 'sto liquido e verrà fatto analizzare. Ce lo raccontava in diretta da una delle due barche dei pescatori, con mille interruzioni dovute alla situazione precaria, David Schermerhorn. Ecco il nuovo che esiste negli Stati Uniti, altroché Barack Obama (già ormai completamente nelle spire della Lobby, senza l'approvazione della quale, del resto, MAI sarebbe  arrivato alla presidenza - né potrà mantenerla)!... E' un anziano signore, quasi ottantenne, che dimostra vent'anni di meno. Abita con la numerosa famiglia in un'isoletta dello Stato di Washington e ha deciso di dedicare la sua vecchiaia a una causa giusta. Siccome conosce bene il mare, sin dall'inizio dell'avventura di Free Gaza offre da volontario la sua collaborazione. Non ha mancato nessuno dei tre viaggi. E il terzo non sarà di certo l'ultimo. Ti saluto, grande David... che gli dei del Mediterraneo ti siano propizi.

        Joe Fallisi
        Larnaca, domenica 9 novembre 2008

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