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27514Economia circolare

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  • Gian D
    31 dic 2017
      Vi segnalo, se non già noto, il documento di inquadramento e posizionamento strategico del Mise e Min
      ambiente:
      http://www.mise.gov.it/index.php/it/198-notizie-stampa/2037473-economia-circolare-online-il-documento-finale

      Buone feste.
      Gian



      Verso un modello
      di economia circolare
      per l’Italia
      Documento di inquadramento
      e di posizionamento strategicoSommario
      Messaggio dei Ministri .......................................................................................... 7
      1. Introduzione ....................................................................................................... 11
      2. Economia circolare: principi, obiettivi ............................................................ 13



      2.1. Economia circolare per un uso più efficiente e sostenibile delle risorse ..... 13
      2.2. Economia circolare come nuovo modello integrato di produzione
      distribuzione e consumo ................................................................................... 13
      3. Un’istantanea della situazione attuale.......................................................... 17



      3.1. Il contesto internazionale ................................................................................... 17
      3.2. Il contesto europeo ............................................................................................. 19
      3.3. Il contesto italiano: necessità ed opportunità ................................................. 21
      4. Economia circolare: un cambio di paradigma ............................................ 29



      4.1. Le imprese ........................................................................................................... 29
      4.1.1. Il design dei prodotti ...................................................................................... 29
      4.1.2. Nuovi modelli di impresa ............................................................................... 31
      4.1.3. La simbiosi industriale ................................................................................... 32
      4.1.4. La bioeconomia ............................................................................................. 34
      4.1.5. Verso nuovi modelli di “Responsabilità” ........................................................ 35
      4.2. I consumatori ........................................................................................................ 37
      4.2.1. Nuovi modelli di consumo ............................................................................. 37
      4.3. Strumenti economici e fiscali ............................................................................. 38
      4.3.1. Un nuovo concetto di valore .......................................................................... 38
      4.3.2. Strumenti economici dal lato produzione e dal lato domanda ...................... 39
      4.3.3. Trasferimento del carico fiscale in un contesto di economia circolare .......... 40
      5. Fase di transizione............................................................................................. 43







      5.1. Ripensare il concetto di rifiuto ........................................................................... 43
      5.2. Promuovere modelli di produzione e di consumo sostenibili: il PAN-SCP .. 45
      5.3. Il settore pubblico ................................................................................................ 47
      5.3.1. Green Public Procurement e Criteri Ambientali Minimi ................................ 47
      5.4. Risorse e prodotti ................................................................................................. 48
      5.4.1. Tracciabilità delle risorse, dei prodotti, dei servizi e delle filiere ................... 48
      5.4.2. Efficienza nell’uso delle risorse .................................................................... 49
      5.5. Indicatori .............................................................................................................. 51
      5.5.1. Misurare l’economia circolare........................................................................ 51
      5.5.2. Misurare la circolarità di un prodotto ............................................................ 53
      5.5.3. Quali indicatori di circolarità per il sistema Italia............................................ 56Indice dei grafici
      1. Dall’economia lineare all’economia circolare ..................................................................................... 12
      2. Visione classica del rapporto paritetico tra sistema economico e sistema ecologico ........ 14
      3. Visione del sistema economico come componente del sistema ecologico .......................... 15
      4. Consumo materiale domestico in Italia, altri Paesi G7 e Mondo (tonnellate pro capite) 21
      5. Produttività delle risorse in Italia, negli altri Paesi G7 e nel Mondo (US $/kg) ..................... 22
      6. Ripartizione percentuale della gestione dei rifiuti urbani in Europa ....................................... 24
      7. Ripartizione percentuale della gestione dei rifiuti speciali in Europa ...................................... 25
      8. Percentuali di riciclaggio dei rifiuti urbani ........................................................................................... 25
      9. Percentuali di incenerimento rifiuti urbani su totale produzione ............................................. 26
      10. Quantità rifiuti urbani e totali sottoposti a compostaggio e digestione anaerobica ..... 27
      11. Percentuale di rifiuti da Imballaggio avviati a recupero o riciclo per filiera ....................... 27
      12. Il processo di design per lo sviluppo di prodotti circolari .......................................................... 30
      13. Approccio circolare per lo sviluppo di prodotti e servizi............................................................ 32
      14. Esperienze di Simbiosi Industriale in Italia e principali caratteristiche .................................. 33
      15. I flussi per la misurazione della circolarità di un prodotto e/o servizio ............................... 52
      16. Schema dei flussi per la misurazione della circolarità di un prodotto e/o servizio ......... 55Messaggio dei Ministri
      Il presente documento ha l’obiettivo di fornire un inquadramento gene-
      rale dell’economia circolare nonché di definire il posizionamento stra-
      tegico del nostro paese sul tema, in continuità con gli impegni adottati
      nell’ambito dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, dell’Agenda
      2030 delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, in sede G7 e nell’Unio-
      ne Europea.
      Tale documento costituisce un tassello importante per l’attuazione della
      più ampia Strategia Nazionale per lo sviluppo sostenibile approvata dal
      Governo Italiano il 2 ottobre 2017, contribuendo in particolare alla defini-
      zione degli obiettivi dell’uso efficiente delle risorse e di modelli di produ-
      zione più circolari e sostenibili anche grazie ad abitudini di consumo più
      attente e consapevoli. In questo quadro, la grande sfida che l’Italia, assieme
      ai Paesi maggiormente industrializzati, si troverà ad affrontare nel prossimo
      decennio è rispondere in modo adeguato ed efficace alle complesse dina-
      miche ambientali e sociali, mantenendo allo stesso tempo la competitività
      del sistema produttivo.
      È necessario mettere in atto un cambio di paradigma che dia l’avvio ad
      una nuova politica industriale finalizzata alla sostenibilità e all’innovazione
      in grado di incrementare la competitività del prodotto e della manifattura
      italiana, e che ci costringa anche a ripensare il modo di consumare e fare
      impresa. L’Italia ha le caratteristiche e le capacità per farlo e deve cogliere
      questa opportunità per sviluppare nuovi modelli di business che sappia-
      no valorizzare al meglio il Made in Italy e il ruolo delle Piccole e Medie
      Imprese (PMI).
      La transizione verso un’economia circolare richiede un cambiamento strut-
      turale e l’innovazione è il cardine di questo cambiamento. La trasformazione
      digitale del sistema produttivo e le tecnologie abilitanti la cd. industria 4.0
      offrono già oggi soluzioni per rendere possibili ed efficienti produzioni più
      sostenibili e circolari. Per ripensare i nostri modi di produzione e con-
      sumo, sviluppare nuovi modelli di business e trasformare i rifiuti in risorse
      ad alto valore aggiunto, abbiamo bisogno di tecnologie, processi, servizi e
      modelli imprenditoriali creativi che plasmino il futuro della nostra economia
      e della nostra società.
      Il sostegno alla ricerca e all’innovazione sarà pertanto un fattore determi-
      nante per dare impulso alla transizione, che concorrerà anche a rafforzare la
      competitività e a modernizzare l’industria.
      7Siamo convinti che gli obiettivi appena esposti siano largamente condivisi.
      Ne è una conferma l’esito della consultazione pubblica che ha avuto l’o-
      biettivo di raccogliere in piena trasparenza i contributi di tutti gli opera-
      tori coinvolti sul tema dell’economia circolare.
      La partecipazione alla consultazione è stata molto ampia: oltre 300 tra rap-
      presentanti delle pubbliche amministrazioni, piccole, medie e grandi azien-
      de, associazioni, consorzi, organismi di certificazione e privati cittadini hanno
      fornito un contributo puntuale sia al documento che tramite le risposte al
      questionario. Questo dimostra che il “sistema Italia” è attivo e ha voglia
      di “fare” perché ha capito che l’economia circolare è un’opportunità di cam-
      biamento ed innovazione.
      Durante la consultazione è fortemente emersa da più parti la necessità di
      intervenire sui seguenti assi:
      1) Revisione normativa al fine di semplificarne l’attuazione e migliorarne
      la coerenza;
      2) Strumenti economici al fine di creare adeguati incentivi all’adozione
      di modelli di produzione e consumo circolari e sostenibili, promuovendo
      la transizione verso la riforma fiscale ambientale;
      3) Comunicazione e sensibilizzazione per informare i cittadini sui nuovi
      modelli di consumo, le amministrazioni centrali e locali sulle opportunità
      e i benefici legati al tema dell’economia circolare e favorire la collabora-
      zione tra tutti gli attori dell’economia circolare – Pubbliche Amministra-
      zioni, imprese, istituti di ricerca scientifica e tecnologica;
      4) Promozione della ricerca al fine di favorire l’innovazione e il trasferi-
      mento di tecnologie e la competitività dei settori industriali e della forma-
      zione di manager e tecnici per rispondere alle nuove esigenze dell’Econo-
      mia Circolare.
      La misurazione della circolarità è un altro requisito essenziale per dare con-
      cretezza alle azioni da perseguire in materia di economia circolare, verso una
      maggiore trasparenza per il mercato e per il consumatore.
      Vista la complessità del tema e la necessità di approfondimento, sulla base
      degli input raccolti durante la consultazione, abbiamo deciso di istituire un
      “Tavolo tecnico” congiunto finalizzato a individuare adeguati indicatori per
      misurare e monitorare la circolarità dell’economia e l’uso efficiente delle ri-
      sorse a livello macro, meso e micro. Questo processo sarà svolto attraverso
      un confronto continuo con gli organismi pubblici competenti della materia
      e avrà geometria variabile, coinvolgendo, in relazione ai temi trattati, anche
      altri soggetti.
      Le sfide, quindi, sono tante e molte di queste sono strategiche per il futuro
      del Sistema Italia.
      8In quest’ottica, questo documento deve essere visto come un punto di par-
      tenza, una base condivisa per la realizzazione di quello che sarà il vero e pro-
      prio “Piano di Azione Nazionale sull’Economia circolare” che dovrà indicare
      in modo puntuale gli obiettivi, le misure di policy e gli strumenti attuativi che
      saranno al centro del nuovo modello di economia circolare per l’Italia.
      Lasciamo al prossimo Governo, che avrà il compito di elaborare il Piano di
      azione, un documento che ha il merito di essere il frutto di un processo am-
      piamente partecipato e condiviso.
      Carlo Calenda
      Gian Luca Galletti
      9Fonte: www.matrec.com1. Introduzione
      Il presente documento ha l’obiettivo di fornire un inquadramento genera-
      le sui principi dell’economia circolare nonché di definire il posizionamento
      strategico del nostro paese sul tema, in continuità con gli impegni adotta-
      ti nell’ambito dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, dell’Agenda
      2030 delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, in sede G7 e nell’Unione
      Europea. Tale documento costituisce un tassello importante per l’attuazione
      della più ampia Strategia Nazionale per lo sviluppo sostenibile, contribuendo
      in particolare alla definizione degli obiettivi dell’uso efficiente delle risorse e
      dei modelli di produzione e consumo sostenibile.
      Sin dal secondo dopoguerra, caratterizzato dal rapido incremento di po-
      polazione e miglioramento delle condizioni di vita, è emersa la potenziale
      contrapposizione tra crescita economica e tutela dell’ambiente. Numerosi
      documenti, a partire dal Rapporto “Limiti alla Crescita” del Massachusetts In-
      stitute of Technology e del Club di Roma del 1972, hanno segnalato le preoc-
      cupazioni connesse all’attuale modello di sviluppo economico basato su una
      crescita illimitata del consumo delle risorse disponibili e del capitale naturale:
      a dispetto delle opportunità dei sistemi di mercato moderni fondati sempre
      più su relazioni internazionali, strumenti finanziari innovativi e globalizzazio-
      ne, esso rischia di compromettere la salvaguardia dei livelli minimi ecologici.
      In questo quadro la grande sfida che l’Italia si troverà ad affrontare nel pros-
      simo decennio è rispondere in modo adeguato ed efficace alle complesse di-
      namiche ambientali e sociali, mantenendo allo stesso tempo la competitività
      del sistema produttivo.
      È necessario mettere in atto un cambio di paradigma che dia l’avvio ad una
      nuova politica industriale finalizzata alla sostenibilità e all’innovazione in gra-
      do di incrementare la competitività del prodotto e della manifattura italiana,
      e che ci costringa anche a ripensare il modo di consumare e fare impresa.
      L’Italia ha le caratteristiche e le capacità per farlo e deve cogliere questa op-
      portunità per sviluppare nuovi modelli di business che sappiano valorizzare
      al meglio il Made in Italy e il ruolo delle Piccole e Medie Imprese (PMI).
      La transizione verso un’economia circolare richiede un cambiamento cultu-
      rale e strutturale: una profonda revisione dei modelli di consumo e l’innova-
      zione sono il cardine di questo cambiamento, con l’abbandono dell’econo-
      mia lineare, il superamento dell’economia del riciclo e l’approdo all’economia
      circolare (Grafico 1). La trasformazione digitale del sistema produttivo e le
      tecnologie abilitanti identificate da Industria 4.0 (Box 7) offrono già oggi
      soluzioni per rendere possibili e persino efficienti produzioni più sostenibili
      e circolari. Per modificare i nostri modi di produzione e consumo, sviluppare
      11nuovi modelli di business e trasformare i rifiuti in risorse ad alto valore ag-
      giunto, abbiamo bisogno di tecnologie, processi, servizi e modelli impren-
      ditoriali creativi che plasmino il futuro della nostra economia e della nostra
      società.
      Il sostegno alla ricerca e all’innovazione sarà pertanto un fattore determi-
      nante per dare impulso alla transizione, che concorrerà anche a rafforzare
      la competitività e modernizzare l’industria. In questo processo, è importan-
      te considerare anche imprese ed occupati che possono risultare penalizza-
      ti. Riguardo alle imprese, bisogna accompagnare la cessazione delle attività
      obsolete preservando la riallocazione della forza lavoro in altri settori e la
      corretta dismissione degli impianti potenzialmente inquinanti.
      Per quanto riguarda la forza lavoro, è fondamentale che le risorse umane im-
      piegate in settori ed imprese non più in linea con le esigenze dello sviluppo
      moderno e sostenibile non vengano escluse dal sistema socio-economico.
      Tali risorse vanno preparate ad occupare nuovi posti di lavoro, allineando le
      competenze alle attività produttive promosse e create dal processo di tran-
      sizione. La creazione di nuovo lavoro (dignitoso e retribuito adeguatamente)
      dipenderà dal grado di innovazione del nostro sistema produttivo.
      Grafico 1 – Dall’economia lineare all’economia circolare
      122. Economia circolare: principi, obiettivi
      2.1. Economia circolare per un uso più efficiente
      e sostenibile delle risorse
      L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile e l’Accordo di
      Parigi sui cambiamenti climatici, entrambi adottati nel 2015, rappresentano
      due fondamentali contributi per guidare la transizione verso un modello di
      sviluppo economico che abbia come obiettivo non solo redditività e profitto,
      ma anche progresso sociale e salvaguardia dell’ambiente. Questa esigenza è
      ormai riconosciuta da tutti ed è diventata imprescindibile per scongiurare un
      futuro che continui ad accrescere problematiche sociali e ambientali.
      In questo contesto, un aspetto cruciale è quello della più razionale e sosteni-
      bile gestione delle risorse naturali, sempre più sotto pressione a causa della
      crescente popolazione, dell’aumento di domanda di materie prime e dell’au-
      mento delle diseguaglianze anche nelle nazioni meno ricche.
      Il tema è caratterizzato da una doppia dimensione. A monte (upstream), si trat-
      ta di gestire le risorse in modo più efficiente, ovvero aumentandone la produt-
      tività nei processi di produzione e consumo, riducendo gli sprechi, mantenen-
      do il più possibile il valore dei prodotti e dei materiali. A valle (downstream),
      occorre evitare che tutto ciò che ancora intrinsecamente possiede una residua
      utilità non venga smaltito in discarica ma sia recuperato e reintrodotto nel si-
      stema economico. Questi due aspetti costituiscono l’essenza dell’economia cir-
      colare, che mira attraverso l’innovazione tecnologica e una migliore gestione a
      rendere le attività economiche più efficienti e meno impattanti per l’ambiente.
      La transizione verso un’economia circolare che sappia gestire in modo più
      razionale ed efficiente le risorse materiali ed energetiche richiede un sistema
      coerente di strumenti regolatori ed economici e il coinvolgimento e la con-
      divisione di tutti i componenti del sistema sociale (imprese, pubblica ammi-
      nistrazione, consumatori/cittadini, associazioni).
      2.2. Economia circolare come nuovo modello
      integrato di produzione, distribuzione e consumo
      Nel corso degli ultimi 40 anni l’analisi del modello economico circolare si
      è molto evoluta. Attualmente, temi quali l’approvvigionamento sostenibile
      delle materie prime, i processi produttivi e la progettazione ecologica, l’a-
      dozione di modelli di distribuzione e consumo più sostenibili, lo sviluppo
      13dei mercati delle materie prime secondarie, sono divenuti elementi chiave
      del concetto di economia circolare. Passare dall’attuale modello di economia
      lineare a quella circolare richiede un ripensamento delle strategie e dei mo-
      delli di mercato per salvaguardare la competitività dei settori industriali e il
      patrimonio di risorse naturali.
      Un modello di economia circolare, che coinvolge le abitudini dei consuma-
      tori ed investe i processi produttivi e manifatturieri, non solo delle grandi
      imprese ma anche del reticolato di PMI che caratterizzano il Paese, è in gra-
      do di creare nuovi posti di lavoro e al tempo stesso ridurre notevolmente la
      domanda di materie prime vergini.
      Nel prossimo futuro bisognerà ideare e sviluppare sistemi più efficienti di
      rigenerazione, riuso e riparazione dei beni, facilitando la manutenzione dei
      prodotti e aumentandone la durata di vita. Gli operatori, quindi, dovranno
      concepire i propri prodotti con la consapevolezza che questi, una volta utiliz-
      zati, siano destinati ad essere riparati e riutilizzati.
      Il cambiamento deve altresì passare attraverso una revisione normativa che
      ne semplifichi l’attuazione e ne migliori la coerenza; che renda strutturale la
      collaborazione tra tutti gli attori dell’economia circolare – Pubbliche Ammi-
      nistrazioni, imprese, istituti di ricerca scientifica e tecnologica – che favorisca
      l’innovazione e il trasferimento di tecnologie e la competitività dei settori
      industriali.
      Box 1
      Il cambio di paradigma economico-ambientale: un nuovo concetto del rapporto economia e ambiente
      L’economia circolare si basa su un cambio di paradigma fondamentale. Sistema economico e sistema
      ecologico non si trovano, come nell’analisi economica tradizionale, su uno stesso piano, dove si scam-
      biano risorse naturali, fattori di produzione, beni e servizi economici, scarti e rifiuti (Grafico 2).
      Grafico 2 – Visione classica del rapporto paritetico tra sistema economico e sistema ecologico
      Fonte: La Camera (2009)
      Il modello economico tradizionale partiva, infatti, dalla considerazione che l’ambiente fosse “un serba-
      toio di rifiuti” ma ben presto emerse la necessità di analizzare il sistema economico globale come un
      sistema chiuso, in cui l’economia e l’ambiente non sono caratterizzati da correlazioni lineari, ma da una
      relazione circolare (K. Boulding, The Economics of the Coming Spaceship Earth, 1966; D.W. Pearce e R.K.
      Turner, “Economia delle risorse naturali e l’ambiente”, 1990). Il sistema economico si trova all’interno di
      un più ampio sistema ecologico e, pur usufruendo delle sue risorse naturali e dei suoi servizi ecosiste-
      mici, deve rispettarne regole di funzionamento e limiti fisici, biologici e climatici (Grafico 3).
      14Grafico 3 – Visione del sistema economico come componente del sistema ecologico
      Fonte: La Camera (2009)
      A differenza del sistema definito lineare, che parte dalla materia e arriva al rifiuto, un’economia in cui i
      prodotti di oggi sono le risorse di domani, in cui il valore dei materiali viene il più possibile mantenuto o
      recuperato, in cui c’è una minimizzazione degli scarti e degli impatti sull’ambiente, può essere definita
      “circolare”.
      15Fonte: www.matrec.com3. Un’istantanea della situazione attuale
      3.1. Il contesto internazionale
      La transizione verso un’economia efficiente nell’uso delle risorse, a basse
      emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici costituisce la rin-
      novata sfida a livello mondiale per raggiungere una crescita sostenibile ed
      inclusiva.
      Con una popolazione mondiale di più di 9 miliardi di persone prevista per il
      2050 e la rapida crescita economica dei paesi in via di sviluppo, la domanda
      di risorse naturali, in particolare di materie prime, si prevede continuerà a
      crescere in maniera esponenziale nei prossimi decenni. Tale tendenza de-
      terminerà anche un aumento degli impatti ambientali e climatici qualora
      non si adottino politiche e misure per un uso più efficiente delle risorse.
      In questo contesto, la diffusione di un nuovo modello “circolare” di produ-
      zione e consumo costituisce un elemento di importanza strategica per rag-
      giungere gli obiettivi globali di sostenibilità e rappresenta al contempo un
      fattore per rilanciare la competitività del Paese.
      A livello internazionale, nel corso di questi ultimi anni, il concetto più ampio
      di efficienza delle risorse è stato sviluppato in numerose iniziative in ambiti
      quali OCSE, UNEP International Resource Panel (UNEP-IRP) (Box 2) e G7/G8/
      G20.
      L’iniziativa della Presidenza del G7 tedesca del 2015 si colloca sul per-
      corso tracciato dalla Presidenza Giapponese del G8 nel maggio del 2008,
      nell’ambito del quale a Kobe è stato adottato il “Piano d’azione 3R – Ri-
      durre, Riutilizzare, Riciclare” contenente una serie di azioni volte a miglio-
      rare la produttività delle risorse, a promuovere la “società del riciclo” e il
      mercato internazionale dei prodotti riciclati e la riduzione di emissioni di
      gas serra.
      Sulla base dei risultati del vertice G7 di Elmau del 2015, del Summit di
      Ise-Shima del 2016, del Toyama Framework sul ciclo dei materiali, la Pre-
      sidenza Italiana del G7 del 2017 ha contribuito in maniera fattiva a tale
      processo, promuovendo l’adozione a Bologna di un piano di lavoro per
      sviluppare azioni comuni in tema di efficienza delle risorse ed economia
      circolare (Box 3).
      17Box 2
      Nascita e sviluppo del concetto di economia circolare
      Le radici del lavoro attuale sull’Efficienza delle Risorse
      Numerose sedi internazionali hanno trattato il tema dell’economia circolare e dell’efficienza delle ri-
      sorse in questi anni: oltre all’OCSE e all’UNEP-IRP (sede di riflessione scientifica, corrispettivo dell’IPCC
      rispetto ai problemi del clima), si segnalano il World Resources Forum, sede di dibattito scientifico-acca-
      demico; i lavori dell’EREP (European Resource Efficiency Platform) e del Gruppo Esperti “The economics
      of the environment and resource use” organizzati dalla Commissione Europea; la Resource Efficiency
      Flagship Initiative nell’ambito del Pacchetto Europa 2020; i lavori dell’Agenzia Europea dell’Ambiente
      fra i quali il rapporto “More from less: material resource efficiency in Europe” (2016). Tutti traggono
      radice dal Rapporto al Club di Roma “Fattore 4: Raddoppiare la Ricchezza, Dimezzare l’Uso di Risorse”
      di Ernst Von Weizsaecker e Amory Lovins (1998).
      I Rapporti dell’UNEP-IRP e dell’OCSE per il G7
      A seguito del vertice G7 di Elmau sotto Presidenza tedesca, è stato chiesto ad UNEP-IRP e OCSE quali
      siano le soluzioni più promettenti per migliorare l’efficienza delle risorse e dei suggerimenti in merito
      alle scelte politiche che si possono effettuare per facilitare la transizione verso un modello economico
      circolare basato sulla gestione sostenibile dei materiali. I Rapporti sono stati sottoposti alla discussione
      del G7 Ambiente del 2017 a Presidenza Italiana.
      Il rapporto dell’UNEP-IRP “Resource Efficiency: Potential and Economic Implications” (2017) rappresen-
      ta una rassegna esemplare sul tema. Analizza i trend storici, presenta una serie di “buone pratiche”, va-
      luta possibili traiettorie future, definisce le principali sfide e opportunità della transizione. Il principale
      messaggio del rapporto è che muoversi in direzione dell’economia circolare offre vantaggi sia dal punto
      di vista economico che ambientale. Politiche ben disegnate allo scopo possono ridurre l’uso globale di
      risorse stimolando al contempo la crescita economica, altresì promuovendo nuove figure professionali
      e riducendo fortemente le emissioni di gas serra.
      L’OCSE ha prodotto negli ultimi 20 anni una serie di studi sul tema dei flussi di materia, della gestio-
      ne sostenibile dei materiali, dell’efficienza delle risorse e dell’economia circolare da cui derivano
      utili linee guida sia per l’azione politica che per le imprese, riportate nel rapporto “Policy guidance
      on resource efficiency” (2016). L’innovazione tecnologica di prodotto e di processo, stimolata da
      adeguati strumenti ed incentivi pubblici, è la chiave per avviarsi verso un nuovo paradigma di svi-
      luppo orientato alla qualità dei prodotti e dei servizi nella fase sia di progettazione che di consumo
      e post-consumo. Si tratta di riuscire a chiudere il cerchio senza perdere risorse economiche im-
      portanti contenute in quelli che tradizionalmente sono ritenuti rifiuti o scarti senza alcuna residua
      utilità.. Concetti quali eco-design, responsabilità estesa del produttore (EPR), durata dei prodotti,
      piramide gerarchica nella gestione dei rifiuti, simbiosi industriale, dissociazione (“decoupling” tra
      valore aggiunto e quantità di risorse utilizzate) costituiscono elementi precipui della transizione
      verso un’economia più “leggera”.
      Box 3
      Piano di Lavoro Quinquennale (2017-2022) per l’Uso Efficiente e Sostenibile delle Risorse
      (Allegato al Comunicato G7 del 2017) – Bologna, 12 giugno 2017
      (http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/sviluppo_sostenibile/G7_environ-
      ment_communique_it.pdf)
      Aree prioritarie individuate per le azioni comuni a livello G7:
      - Indicatori di efficienza delle risorse
      - Efficienza delle risorse e dei cambiamenti climatici
      - Gestione sostenibile dei materiali a livello internazionale
      - Analisi Economica dell’efficienza delle risorse
      - Coinvolgimento dei cittadini e sensibilizzazione del pubblico
      - Spreco di cibo
      - Plastica
      - Appalti pubblici verdi
      - Criteri per l’estensione della durata di vita dei prodotti
      - Digitalizzazione della produzione
      18Box 4
      Esperienze internazionali
      Giappone
      Già nel 2000 il Giappone ha adottato una legge per promuovere l’economia circolare e trasformare la
      propria società, caratterizzata da elevata produzione, alto consumo e alta produzione di rifiuti, in una
      “società orientata al riciclo”.
      Nel Piano 3R di Kobe del 2008 e del Toyama Framework del 2016, l’approccio giapponese è stato poi
      chiaramente definito e condiviso da tutti i paesi G7: “Il nostro obiettivo comune è quello di realizzare una
      società che utilizzi le risorse in modo efficiente e sostenibile per l’intero ciclo di vita, riducendo il consumo
      di risorse naturali e promuovendo i materiali riciclati e le risorse rinnovabili, in modo da rimanere entro i
      confini del pianeta, rispettando i rilevanti concetti e approcci. Tutto ciò per garantire che la società faccia
      circolare ripetutamente le risorse, minimizzi le emissioni di rifiuti nella natura, impedisca la dispersione di
      rifiuti e gestisca carichi ambientali entro un limite accettabile in modo che la circolazione del materiale in
      natura possa essere mantenuta. Una tale società non solo fornisce soluzioni per le sfide relative ai rifiuti
      ed alle risorse, ma genera anche una società sostenibile a basse emissioni di carbonio in armonia con la
      natura che può creare posti di lavoro, rafforzare la competitività e realizzare la crescita verde”.
      Cina
      Il modello economico circolare è stato introdotto come un nuovo modello di sviluppo per aiutare la
      Cina a rendere la propria economia più sostenibile*. L’obiettivo principale dell’economia circolare, in-
      corporato nel concetto originale, è stato gradualmente spostato dalla fase di riciclo rifiuti al concetto
      più ampio di efficienza delle risorse nelle fasi di produzione, distribuzione e consumo.
      *Biwei S., Heshmatt A. e Geng Y. (2012), A Review of the Circular Economy in China: Moving from Rhetoric to Implementation,
      http://www.akes.or.kr/eng/papers(2012)/7.full.pdf
      Stati Uniti
      Gli Stati Uniti hanno adottato l’approccio per una gestione sostenibile dei materiali (SMM “Sustainable
      Materials Management”, derivazione OCSE) che mira ad un uso più produttivo dei materiali in tutto il
      loro ciclo di vita. Esso rappresenta un cambiamento nel modo in cui la nostra società pensa l’uso delle
      risorse naturali e la tutela dell’ambiente. Esaminando come i materiali sono utilizzati in tutto il loro ciclo
      di vita, un approccio SMM mira a:
      • utilizzare materiali nel modo più produttivo con l’accento su un loro minore utilizzo,
      • ridurre le sostanze chimiche tossiche e i loro impatti ambientali in tutto il ciclo di vita del materiale,
      • assicurare risorse sufficienti per soddisfare le esigenze di oggi e quelle del futuro.
      3.2. Il contesto europeo
      Il Settimo programma di Azione Ambientale promosso dall’Unione Europea
      definisce le coordinate entro le quali proporre le politiche ambientali euro-
      pee dal 2014 fino al 2020. Il tratto distintivo è rafforzare la tutela dell’am-
      biente e delle risorse naturali promuovendo uno sviluppo economico che sia
      efficiente nell’uso delle risorse e a basse emissioni di carbonio 1 .
      Il 2 dicembre 2015, la Commissione Europea ha presentato un pacchetto
      europeo sull’economia circolare 2 in cui analizza l’interdipendenza di tutti i
      processi della catena del valore: dall’estrazione delle materie prime alla pro-
      gettazione dei prodotti, dalla produzione alla distribuzione, dal consumo al
      riuso e al riciclo dei materiali.
      Tale pacchetto è composto da:
      • un Piano d’azione che individua le misure chiave e le aree specifiche di
      intervento,
      • quattro proposte di revisione e modifica delle principali direttive per la
      gestione dei rifiuti che comprendono anch’esse misure volte a stimolare una
      maggiore circolarità dei “rifiuti che possono tornare ad essere risorse”.
      1
      2
      http://ec.europa.eu/environment/action-programme/
      http://ec.europa.eu/environment/circular-economy/
      19In particolare, il Piano integra le proposte relative alla legislazione sui rifiuti
      stabilendo misure che impattano su tutte le fasi del ciclo di vita dei prodotti.
      Il Piano include anche azioni specifiche per alcuni settori o flussi di materiali,
      come la plastica, i rifiuti alimentari, le materie prime critiche, la costruzione e
      la demolizione, la biomassa e i bioprodotti nonché misure orizzontali in set-
      tori come l’innovazione e gli investimenti.
      Tra le misure previste dal Piano, particolare importanza assumono quelle che
      incideranno sulla progettazione dei prodotti finalizzata alla loro riparabilità,
      durabilità e riciclabilità. Inoltre, la revisione di tutta la normativa di settore, in
      corso di finalizzazione da parte dell’Unione Europea, dovrà prestare partico-
      lare attenzione alla coerenza delle varie misure, con particolare riferimento
      all’interfaccia prodotti-rifiuti e contenuto di sostanze chimiche. È infine im-
      portante ribadire la necessità di allocare ulteriori finanziamenti per la ricer-
      ca e per il trasferimento tecnologico per lo sviluppo dell’economia circolare,
      supportando anche le partnership pubblico-private.
      Box 5
      Esperienze di altri Paesi europei
      Agenzia Europea per l’Ambiente
      L’Agenzia Europea per l’Ambiente ha redatto negli ultimi anni una serie di rapporti sulle esperienze
      connesse all’Economia Circolare in Europa. Il rapporto More from Less* del 2016, in aggiornamento
      nel 2018, fornisce una panoramica delle misure intraprese nei diversi Paesi Europei per migliorare
      l’efficienza nell’uso delle risorse attraverso l’ausilio di indicatori e di schede per ciascuna nazione. Un
      recente rapporto del 2017 Circular by design – Products in the circular economy** presenta invece le
      prospettive tecnologiche e sistemiche per la transizione verso l’economia circolare.
      *https://www.eea.europa.eu/publications/more-from-less
      **https://www.eea.europa.eu/publications/circular-by-design
      Germania
      Il primo paese europeo ad adottare una legge per l’economia circolare è stato la Germania (ciclo chiuso
      e gestione dei rifiuti, 1996) per la gestione dei rifiuti in un ciclo chiuso e per garantire uno smaltimento
      dei rifiuti compatibile con la protezione dell’ambiente. Il 29 febbraio 2012 il Gabinetto federale tedesco
      ha poi adottato il Programma nazionale di Efficienza delle Risorse (ProgRess)*. L’obiettivo del Program-
      ma è quello di strutturare l’estrazione e l’uso delle risorse naturali in modo sostenibile, per ridurre gli
      impatti sull’ambiente e rafforzare la competitività dell’economia tedesca. ProgRess si concentra sui
      fattori abiotici (combustibili fossili, minerali) e sull’uso materiale delle risorse biotiche. L’uso di materie
      prime è collegato all’utilizzo di altre risorse naturali quali acqua, aria, terra (suolo e sottosuolo), biodi-
      versità ed ecosistemi. Tuttavia, poiché tali risorse sono già oggetto di altri programmi, processi o nor-
      mative specifiche, non sono affrontati in dettaglio nel ProgRess. Esso copre l’intera catena del valore. Si
      tratta di assicurare un approvvigionamento sostenibile di materie prime, aumentando l’efficienza delle
      risorse nella produzione e nel consumo, migliorando la gestione del ciclo di vita. Nel marzo del 2016 è
      stato adottato dal Governo tedesco ProgRess II che include un’analisi di possibili indicatori specifici per
      l’economia circolare.
      *http://www.bmub.bund.de/en/topics/economy-products-resources-tourism/resource-efficiency/
      german-resource-efficiency-programme/overview/
      Francia
      Nella legge sulla transizione energetica per la crescita verde* (Legge 2015-992 del 17 agosto 2015) il Ti-
      tolo IV è dedicato interamente alla “lotta contro gli sprechi e alla promozione dell’economia circolare”.
      Gli artt. 69 – 172 trattano in dettaglio l’argomento. L’economia circolare in Francia si basa sul concetto
      di disaccoppiamento (con un obiettivo di aumentare del 30% GDP/DMC – indicatore della produttività
      delle risorse su base nazionale – entro il 2030 rispetto al 2010) sulla conservazione delle risorse, sull’e-
      stensione della durata dei prodotti, su modelli di produzione e consumo sostenibili, sull’eco-design e
      sul riciclaggio. L’economia circolare è riconosciuta come una leva importante per guidare la transizione
      verso la crescita verde ed è riconosciuta come uno dei cinque pilastri dello sviluppo sostenibile (arti-
      colo 70 I).La Francia adotterà una strategia per un’economia circolare nazionale “ogni cinque anni”
      (articolo 69).
      *http://www.gouvernement.fr/action/la-transition-energetique-pour-la-croissance-verte
      20Regno Unito
      Nel Regno Unito il WRAP (Waste and Resource Action Programme)*, operativo dal 2010, sintetizza la
      visione economica del paese con un orizzonte al 2020 (rispetto ad una linea di base 2010):
      - 30Mt di riduzione di input materiali nell’economia,
      - 20% in meno di rifiuti prodotti (pari a circa 50Mt).
      I quattro modi chiave per realizzare questi risparmi sono: riduzione di input materiali per la produzione di
      merci; riduzione dei rifiuti nella produzione e nel commercio; riduzione della quantità di prodotti lavorati
      gettati via; aumento della percentuale di prodotti che vengono utilizzati (affittati o prestati) e non comprati.
      Inoltre, tra il 2003 e il 2013, il NISP (National Industrial Symbiosis Programme) ha coinvolto in progetti di
      simbiosi industriale attivamente 15.000 aziende nel Regno Unito, generando 1 miliardo di sterline in ven-
      dite e riduzioni di costo pari a £ 1.1 miliardi per le società partecipanti, in gran parte PMI. Ha anche ridotto
      le emissioni di carbonio di 39 Mt, ha deviato 45 Mt di materiale dalla discarica e ha salvato o creato oltre
      10.000 posti di lavoro. Dal 2007, il modello NISP è stato esportato in più di 25 Paesi tra cui l’Italia.
      *http://www.wrap.org.uk/
      ** http://www.nispnetwork.com/
      Paesi Bassi
      Nel 2016, il Governo olandese ha fissato un duplice obiettivo a livello nazionale: ridurre del 50% l’uso
      di materie prime vergini entro il 2030 e diventare al 100% un’economia circolare entro il 2050*. Tra
      i settori chiave su cui si concentreranno gli interventi figurano: biomassa e cibo, plastiche, industria
      manifatturiera, settore delle costruzioni. I principi guida sono: eco-design per un uso minore e migliore
      delle risorse, consumo e produzione più sostenibili tramite un’estensione della durata di vita e di uso,
      rifiuti come materie da recuperare.
      *https://www.government.nl/documents/policy-notes/2016/09/14/a-circular-economy-in-the-netherlands-by-2050
      3.3. Il contesto italiano: necessità ed opportunità
      L’Italia ha un consumo materiale domestico (DMC) pari a circa 10 tonnellate
      pro capite, tra i più bassi dei Paesi G7 (Grafico 4) e in ambito EU28. Il trend di
      riduzione negli ultimi anni è stato molto forte, così come anche le importazioni
      nette di risorse che sono scese dalle circa 225 milioni di tonnellate nel 2005 alle
      155 nel 2015 (OCSE, Green Growth Indicators). Questo importante risultato è
      dovuto in parte alla congiuntura economica negativa internazionale ma anche
      alla sostanziale crescita nell’efficienza nell’uso delle risorse (Grafico 5), che tutta-
      via evidenzia ancora un forte divario con paesi quale Regno Unito e Giappone.
      Grafico 4 – Consumo materiale domestico in Italia, altri Paesi G7 e Mondo (tonnellate pro
      capite)
      Fonte: UNEP (2017)
      21Grafico 5 – Produttività delle risorse in Italia, negli altri Paesi G7 e nel Mondo (US $/kg)
      Fonte: UNEP (2017)
      Per quanto riguarda il settore rifiuti, nel 2015 la loro produzione risulta pari
      a 159 (29 urbani e 130 speciali) milioni di tonnellate 3 . A fronte del dato ag-
      gregato, che rimane costante negli ultimi 5 anni, cresce la frazione idonea a
      processi di riciclo, aumentando così le potenzialità per rendere sempre più
      circolare l’economia italiana.
      Interessante il dato sulle materie prime seconde generate a partire dalla rac-
      colta differenziata urbana. Considerando carta, legno, vetro, plastica ed or-
      ganico, sono state reimmesse sul mercato circa 10,6 milioni di tonnellate nel
      2014 (oltre 60% come recupero di materia), in aumento del 2% nel 2015
      sulla base di dati preliminari 4 . Questo dato va confrontato con i 15,6 milioni
      di tonnellate recuperate: la differenza è dovuta sia ai rendimenti connessi
      alle tecnologie impiegate (rese molto basse soprattutto per l’organico) sia
      alla generazione di scarti in uscita dai processi di riciclo. Il Box 6 presenta una
      panoramica della situazione in Italia nelle diverse filiere.
      L’avvio di una transizione verso l’economia circolare rappresenta un in-
      put strategico di grande rilevanza con il passaggio da una “necessità” (l’effi-
      cienza nell’uso delle risorse, la gestione razionale dei rifiuti) ad una “oppor-
      tunità” ovvero progettare i prodotti in modo tale da utilizzare ciò che adesso
      è destinato ad essere rifiuto come risorsa per un nuovo ciclo produttivo.
      L’Italia, Paese tecnologicamente avanzato e da sempre abituato a competere
      grazie ad innovazione e sostenibilità, deve necessariamente muoversi in una
      visione europea di transizione verso un’economia circolare, sfruttare le op-
      portunità e farsi promotrice di iniziative concrete.
      L’economia circolare comporta benefici per l’ambiente e per la società. Dal
      punto di vista ambientale, la preservazione del capitale naturale – e dei con-
      ISPRA, Rapporto Rifiuti Urbani – Edizione 2016, http://www.isprambiente.gov.it/it/pubbli-
      cazioni/rapporti/rapporto-rifiuti-urbani-edizione-2016
      4
      Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile (2016), L’Italia del Riciclo – 2016.
      3
      22nessi servizi ecosistemici – passa anche per la ridotta pressione sulle risorse
      e il minore utilizzo di territorio per lo smaltimento dei rifiuti in discarica.
      Questo è fondamentale in un Paese come l’Italia in cui il fattore naturale può
      costituire una delle principali leve di sviluppo economico come ci dimostra
      la crescente domanda di turismo sostenibile e culturale.
      Dal punto di vista economico, puntare sull’economia circolare vuol dire quindi
      stimolare la creatività del sistema imprenditoriale italiano in funzione della va-
      lorizzazione economica del riuso di materia: il materiale non diventa mai rifiuto.
      Investire in ricerca e sviluppo facendo sistema, rappresenta una possibilità
      concreta per le nostre PMI, soprattutto manifatturiere, di ripensare e modifi-
      care il proprio modello produttivo per consolidare la propria presenza nelle
      catene del valore globali.
      La creazione di un’economia circolare diffusa sul territorio nazionale con-
      sente, altresì, di trasformare una serie di problematiche proprie del sistema
      produttivo nazionale in delle opportunità.
      In primis, è richiesta una maggiore informazione relativa ai processi produt-
      tivi (uso di risorse, quantità materiale riciclato adoperato o non avviato a
      discarica, ecc.) che, grazie alla maggiore trasparenza, da una parte, contribu-
      isce a ridurre i fenomeni illeciti sia in fase di produzione che di smaltimento
      dei rifiuti, dall’altra consente alle imprese virtuose di veder premiata dai con-
      sumatori, sempre più attenti e consapevoli, la qualità delle loro produzioni
      grazie alla loro tracciabilità.
      Inoltre, per un sistema Paese come quello italiano povero di materie prime,
      utilizzare (e riutilizzare) materiale riciclato generato internamente permette
      di essere meno dipendenti dall’approvvigionamento estero, con annessa mi-
      nore vulnerabilità alla volatilità dei prezzi specie in un momento di grande
      instabilità nei Paesi che hanno le maggiori dotazioni di tali risorse.
      La ridotta dipendenza dall’estero, insieme alla razionalizzazione dei sistemi
      produttivi, consente di ottimizzare i costi delle attività produttive con be-
      nefici per imprese e cittadini, con conseguente impatto positivo anche sulla
      competitività internazionale fondata su maggiore qualità a prezzi inferiori.
      A questo scopo è utile lo sviluppo ed il consolidamento del mercato delle
      materie prime seconde.
      Per quanto riguarda la questione occupazionale, è necessario investire nella
      formazione di nuove figure professionali specializzate (a livello progettuale
      ed operativo), che diventino strumento e al tempo stesso beneficiari del pro-
      cesso economico orientato alla circolarità: in un momento di difficoltà nella
      creazione di nuova occupazione, l’economia circolare può dare il via ad un
      processo virtuoso utile a ridurre l’esodo di giovani italiani all’estero, diminu-
      ire il fenomeno di coloro che non sono coinvolti in processi di formazione e
      non cercano lavoro (NEET) e garantire lavoro sostenibile, equo e dignitoso,
      limitando i contrasti tra la crescente fetta di popolazione (italiani e stranieri)
      che ha difficoltà a vivere in modo adeguato.
      23Box 6
      Situazione della gestione dei rifiuti in Italia
      In Italia sono già state avviate sin dal Decreto Ronchi le riforme necessarie a favorire lo sviluppo di una
      economia circolare. Nel 2016 l’Italia presentava un livello di recupero e riciclaggio molto avanzati con
      riferimento ai rifiuti urbani e di eccellenza in Europa per quanto riguarda i rifiuti speciali. Per incremen-
      tare ulteriormente i livelli di recupero e riciclaggio e poter raggiungere i livelli richiesti dalla normativa
      europea, in fase di emanazione, è necessaria inoltre un’omogeneizzazione delle performance tra il
      Nord ed il Centro-Sud.
      Va sottolineato, inoltre, che l’azione delle filiere produttive, oltre ad una generale riduzione degli im-
      patti ambientali, deve puntare a conseguire un uso più efficiente delle risorse, ed in particolare porsi
      l’obiettivo di chiudere il più possibile i cicli della materia, facendo in modo che gli scarti di produzione,
      i materiali ed i prodotti possano essere reintrodotti nei cicli produttivi o riutilizzati, negli stessi cicli
      produttivi che li hanno prodotti o in altri che sono territorialmente o funzionalmente connessi con i
      primi. In sostanza bisogna riuscire a mettere in atto ciò che è stato definito come “simbiosi industriale”.
      Nei due Grafici sottostanti sono riportate (ultimi dati EUROSTAT) le performance nazionali di recupero,
      riciclaggio e compostaggio rispetto allo smaltimento finale in discarica per i rifiuti urbani e per i rifiuti
      speciali, rispettivamente.
      Si può vedere come per i rifiuti urbani la quota dei rifiuti riciclati, compostati e recuperati sia net-
      tamente superiore a quella dei rifiuti smaltiti in discarica. Occorre inoltre evidenziare che alcuni dei
      paesi che mostrano conferimenti in discarica più bassi di quelli dell’Italia ottengono tale risultato grazie
      al ricorso all’incenerimento dei rifiuti (recupero energetico) e non mediante il ricorso al riciclaggio e
      compostaggio.
      Grafico 6 – Ripartizione percentuale della gestione dei rifiuti urbani in Europa
      Nel Grafico 7, relativo ai rifiuti speciali, si può notare che le performance nazionali siano di assoluto
      rilievo con un conferimento in discarica che è fra i più bassi in Europa.
      24Grafico 7 – Ripartizione percentuale della gestione dei rifiuti speciali in Europa
      Per quanto riguarda le performance di riciclaggio dei rifiuti urbani (Grafico 8) poi bisogna constatare che
      si registra un andamento in costante crescita che fa prevedere l’imminente superamento della soglia
      fissata al 50% dal legislatore europeo come obiettivo per il 2020. Con la progressiva estensione della
      raccolta differenziata spinta ed estesa a tutte le frazioni (compresa la frazione organica) in maniera
      uniforme sul territorio nazionale (colmando il ritardo delle regioni del Sud) l’Italia sarà in grado di in-
      crementare ulteriormente le performance di riciclaggio, rendendo residuale il conferimento in discarica
      dei rifiuti.
      Grafico 8 – Percentuali di riciclaggio dei rifiuti urbani
      25Per quanto riguarda il recupero energetico l’Italia, con 5,4 milioni di tonnellate di rifiuti urbani
      incenerite, si attesta nel 2016 pari ad una percentuale del 18%. Il ruolo dell’incenerimento dei
      rifiuti in Italia è, così come delineato nel DPCM 10 agosto 2016, residuale e tuttavia necessario
      alla chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti in sostituzione del conferimento dei rifiuti in discarica
      esclusivamente per quelle quantità di rifiuti che non potranno essere intercettate dalla raccolta
      differenziata spinta.
      Grafico 9 – Percentuali di incenerimento rifiuti urbani su totale produzione
      In Italia vi sono diverse filiere di eccellenza tanto nel campo dei rifiuti urbani quanto in quello degli
      speciali:
      Oli esausti: l’Italia è il secondo paese in Europa per quantità di oli esausti rigenerati. In molti altri paesi
      europei gli oli usati vengono inviati a recupero energetico invece che al riciclaggio. A tal fine occorre
      ricordare che la rigenerazione degli oli usati costituisce una virtuosa operazione di riciclaggio e che tale
      operazione è sovraordinata nella gerarchia dei rifiuti al recupero di energia. Per tale motivo si ritiene
      indispensabile la fissazione di un obiettivo vincolante a livello europeo di rigenerazione degli oli. Propo-
      sta che l’Italia ha già avanzato in sede di revisione delle direttive europee del “pacchetto rifiuti” e che
      dovrà continuare a sostenere presso la Commissione Europea.
      Compostaggio e digestione anaerobica: l’Italia presenta uno dei sistemi di gestione dei rifiuti orga-
      nici più avanzati d’Europa per qualità delle raccolte e del compost ottenuto e per quantità di rifiuti
      organici trattati. Con 5,7 milioni di tonnellate di rifiuti urbani raccolte e trattate nel 2016 (Grafico 10)
      su circa 9 milioni di tonnellate di rifiuti organici prodotte, l’Italia raggiunge attualmente un tasso di
      riciclo pari al 63%. Tale filiera inoltre ha ancora margini enormi di miglioramento per quanto riguar-
      da l’intercettazione dei rifiuti organici ancora non raccolti in maniera separata, il completamento
      dell’impiantistica necessaria al riciclaggio delle frazioni raccolte, la realizzazione di un sistema di
      qualità delle raccolte e dell’impiantistica di trattamento nonché per l’individuazione delle opportu-
      ne modalità di finanziamento del sistema.
      26Grafico 10 – Quantità rifiuti urbani e totali sottoposti a compostaggio e digestione anaerobica
      Imballaggi: in Italia è ben strutturato da vent’anni un sistema di gestione degli imballaggi basato sul
      principio della responsabilità del produttore. Tale sistema assicura il raggiungimento di tassi di rici-
      claggio ben superiori a quelli fissati dalla normativa comunitaria con alcune filiere particolari (legno)
      che hanno saputo fare della mancanza di materie prime un’opportunità di sviluppo.
      Le percentuali nazionali di riciclo delle diverse filiere (anno 2015) sono mostrate nel grafico seguente.
      Gli obiettivi di riciclo imposti dalla normativa comunitaria sono tutti ampiamente superati. Nono-
      stante ciò, il settore ha ancora margini di miglioramento da sfruttare unitamente allo sviluppo ar-
      monizzato delle raccolte differenziate su tutto il territorio nazionale. La plastica, invece, è la frazione
      che necessita di sforzi ulteriori in ricerca e sviluppo al fine di trovare soluzione tecnologiche che ne
      aumentino il tasso di riciclo.
      Rifiuti di imballaggio avviati a recupero o riciclo per filiera (%)
      90
      80
      72,5 73,4
      70
      74,3
      78,7 79,7
      70,3 70,9
      69,9
      59,0 61,1
      60
      50
      38,0
      40
      65,4 66,9
      40,7
      30
      20
      10
      0
      acciaio
      alluminio
      carta
      legno
      2014
      plastica
      vetro
      totale
      2015
      Grafico 11 – Percentuale di rifiuti da Imballaggio avviati a recupero o riciclo per filiera
      Fonte: Programma generale di Prevenzione e di Gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio
      CONAI – Relazione generale consuntiva 2015
      27Fonte: www.matrec.com
      284. Economia circolare: un cambio
      di paradigma
      4.1. Le imprese
      4.1.1. Il design dei prodotti
      Il design ha un ruolo fondamentale per lo sviluppo di prodotti che rispec-
      chino il più possibile i principi dell’economia circolare. Durante la fase di
      concezione, progettazione e sviluppo, vengono prese decisioni che possono
      incidere in modo significativo sulla sostenibilità o meno del prodotto duran-
      te il proprio ciclo di vita (Grafico 12).
      Pertanto è necessario che in fase di concezione e progettazione siano condotte
      opportune valutazioni preliminari configurando possibili scenari di mercato al
      fine di valutare i requisiti di sostenibilità ambientale e di sostenibilità economica.
      A tal fine è fondamentale basarsi su approcci di Life Cycle Thinking, ovvero me-
      diante analisi e valutazioni, applicando metodologie standardizzate, che ten-
      gano conto degli impatti generati lungo tutto l’intero ciclo di vita del prodotto
      e non solo focalizzando l’attenzione sul fine vita. Lo sviluppo di un nuovo pro-
      dotto deve avvenire seguendo i principi dell’ecodesign e attraverso l’impiego
      di strumenti che permettono di valutarne i diversi impatti ambientali.
      I materiali: razionalizzare l’uso delle risorse materiche (efficienza nell’uso
      dei materiali), cercando di sostituire materiali non rinnovabili con materiali
      rinnovabili, riciclati, riciclati permanenti, biodegradabili e compostabili. Va-
      lorizzare le risorse a livello territoriale o di prossimità per ridurre gli impatti
      ambientali del trasporto e creare un’identità locale del prodotto.
      La necessità è di “creare” nuovi materiali che contemplino al meglio sosteni-
      bilità e circolarità. È essenziale la conoscenza delle caratteristiche ambientali
      e sociali dei materiali per evitare di perseguire scelte di progetto che non
      favoriscono la circolarità delle risorse.
      I processi produttivi: aumentare l’efficienza nell’uso delle materie prime;
      migliorare la logistica degli approvvigionamenti e della distribuzione; ridurre
      al minimo la produzione di scarti di lavorazione o fare in modo che questi
      siano gestiti come sottoprodotti. I processi di simbiosi industriale offrono un
      contributo importante per valorizzare gli scarti dei processi produttivi ridu-
      cendo i costi di processo e arrivando a ottenere ricavi dalla vendita. Utilizzare
      approvvigionamenti energetici da fonte rinnovabile.
      La disassemblabilità: permettere più agevolmente la smontabilità delle di-
      verse componenti di un prodotto in relazione anche alle tipologie di materiali
      impiegati.
      29La riciclabilità: favorire il recupero e riciclo dei materiali, evitando di avere
      componenti multimaterici con incastri irreversibili che non possono essere
      avviati al processo di riciclo.
      La modularità: favorire la progettazione di prodotti seguendo il principio
      della modularità per permettere la sostituzione delle parti, il recupero e riuso
      di assiemi e sottoassiemi.
      La riparabilità e la manutenzione: permettere la sostituzione delle parti
      tecnologicamente obsolete o danneggiate e favorire una manutenzione che
      permetta l’allungamento del ciclo di vita del prodotto stesso.
      La sostituzione e gestione delle sostanze pericolose: cercare soluzioni
      materiche che non contengono sostanze pericolose per rendere più facil-
      mente riciclabili i prodotti, prendendo anche a riferimento la normativa eu-
      ropea sulle sostanze chimiche. Tuttavia, per molteplici prodotti, la presen-
      za di specifiche sostanze pericolose negli stessi è dettata dalla necessità di
      garantire determinate prestazioni e caratteristiche (anche di durabilità) che,
      sulla base delle attuali conoscenze e tecnologie disponibili, non possono es-
      sere raggiunte con sostanze alternative. È, pertanto, necessario anche garan-
      tire un’opportuna gestione e recupero delle sostanze pericolose.
      Il riutilizzo: permettere un reimpiego del prodotto per la stessa funzione
      anche a seguito di eventuale manutenzione.
      La raccolta: fase fondamentale per la chiusura del cerchio e per permettere
      ad un prodotto o a parte di esso di essere avviato ad una fase di manuten-
      zione, preparazione per il riutilizzo o riciclo.
      La rigenerazione: permettere che le parti funzionanti e riutilizzabili di un
      prodotto usato possano essere reimpiegate in un nuovo prodotto.
      La qualità del riciclo: favorire il processo di riciclo cercando di mantenere
      il più possibile le caratteristiche dei materiali. Una riduzione della qualità del
      materiale porta inevitabilmente ad un minore valore economico dello stesso.
      Produrre solo quello che si può “ricircolare”: nel nuovo paradigma non si
      generano più rifiuti che non possono essere riciclati o residui che non possa-
      no essere riutilizzati in altri cicli produttivi.
      Grafico 12 – Il processo di design per lo sviluppo di prodotti circolari
      304.1.2. Nuovi modelli di impresa
      Perseguire i principi dell’economia circolare rappresenta un’opportunità per
      creare nuovi modelli d’impresa. Per valutare le possibili soluzioni percorribili
      è necessario passare da una logica di approccio lineare ad uno circolare met-
      tendo talvolta in discussione i modelli di business sino ad oggi perseguiti e
      confrontandosi con le nuove richieste di mercato.
      Di seguito i principali modelli di riferimento dell’economia circolare, che a
      loro volta possono essere declinati in ulteriori attività di business (Grafico 13):
      Forniture o acquisti sostenibili
      La capacità di provvedere a forniture di risorse totalmente da fonte rinnovabili,
      da riuso e da materiali riciclati, riciclabili o biodegradabili e che si basano a loro
      volta su filiere di produzione circolari per gli aspetti di produzione e consumo.
      Questo modello permette di spingere la domanda di mercato verso un mi-
      nor impiego di risorse non rinnovabili e talvolta scarse, oltre a ridurre le
      quantità di rifiuti e rimuovere inefficienze di sistema. È un modello che vede
      ad oggi già delle premialità per le forniture alle Pubbliche Amministrazioni
      grazie agli appalti pubblici verdi (GPP) e i Criteri Ambientali Minimi (CAM)
      introdotti per alcuni comparti merceologi.
      Recupero, riuso e riciclo delle risorse
      Questo modello si basa sulla capacità di un’azienda di ritirare il proprio pro-
      dotto giunto alla fine di un ciclo di vita, per reimpiegarlo nuovamente. Il
      reimpiego può essere di alcune componenti o dell’intero prodotto a seguito
      anche di una fase di manutenzione (se necessaria). Questo è un modello di
      business che promuove il ritorno dei flussi di risorse e trasforma i potenziali
      rifiuti in valore anche attraverso servizi innovativi di riuso e/o riciclo.
      Estensione della durata del prodotto
      Questo modello di business si basa sulla commercializzazione di prodotti
      pensati per durare a lungo nel tempo. La fase di progettazione del prodotto,
      anche applicando i principi della modularità, è fondamentale per prevedere
      e facilitare interventi di manutenzione e sostituzione dei componenti, ag-
      giornamento delle funzioni e in alcuni casi di restyling estetico. Diversi casi
      di imprese a livello internazionale hanno dimostrano come questo modello,
      applicato ad alcune tipologie di prodotti, sia apprezzato dal mercato perché
      offre anche la possibilità di servizi aggiuntivi gratuiti come la manutenzione/
      aggiornamento in fase d’uso o la sostituzione del prodotto danneggiato.
      Piattaforme di condivisione
      Grazie ad una digitalizzazione sempre più avanzata, negli ultimi anni si so-
      no moltiplicate le piattaforme di collaborazione tra gli utenti per gruppi di
      prodotti, prodotti specifici o proposte di idee. Una condivisione che vede la
      partecipazione attiva di individui, enti pubblici, organizzazioni e imprese, che
      creano valore anche attraverso la diffusione di informazioni.
      31Dal prodotto al servizio
      Modello di business che negli ultimi anni è stato adottato per auto, apparec-
      chi IT, musica e film in streaming, attrezzature sportive e che sta prendendo
      piede anche in altri comparti come abbigliamento, arredamento, oggettistica,
      giocattoli e imballaggi. Con questo modello i prodotti non vengono acquista-
      ti ma utilizzati da uno o più utenti attraverso un contratto tipo “pay-per-use”.
      Grafico 13 – Approccio circolare per lo sviluppo di prodotti e servizi
      Box 7
      Industria 4.0
      La quarta rivoluzione industriale, cosiddetta “Industria 4.0”, grazie alla diffusione delle tecnologie
      digitali, sta trasformando profondamente il comparto industriale e i meccanismi attraverso cui ha
      storicamente prodotto valore, innovazione, occupazione e benessere. Grazie all’accresciuta capa-
      cità di interconnettere e far cooperare le risorse produttive (asset fisici, persone e informazioni,
      sia all’interno della fabbrica sia lungo la catena del valore), le tecnologie digitali non solo possono
      aumentare competitività ed efficienza, ma fanno da leva all’introduzione di nuovi modelli di busi-
      ness, fino a superare la tradizionale distinzione tra prodotto, processo produttivo e servizio.
      Il piano Industria 4.0 adottato dal Governo può rappresentare un’opportunità per accompagnare
      la transizione verso un’economia circolare, sia sostenendo in generale investimenti in ricerca e
      sviluppo e in tecnologie innovative, sia favorendo la diffusione nelle imprese di sistemi basati sulla
      raccolta e l’analisi di grandi quantità di dati, con lo scopo di efficientare i processi produttivi in
      termini di tempo e di risorse impiegate.
      La digitalizzazione sarà, infatti, un fattore abilitante per la transizione verso il modello di economia
      circolare: la connessione dei prodotti e delle fabbriche, della catena del valore e degli utenti potrà
      consentire di progettare il ciclo di fabbricazione del prodotto assieme a quello del suo utilizzo e del
      suo riutilizzo in una logica di sostenibilità ambientale ed economica. A livello aziendale, sarà possi-
      bile ottimizzare il consumo di risorse, ridurre gli sprechi energetici e gli scarti generati nel processo
      di produzione, la gestione del magazzino sarà resa più efficiente collegando richieste provenienti
      dalla produzione e approvvigionamento. L’impatto si estende oltre la dimensione aziendale. Ri-
      guarderà l’intero sistema produttivo, andando ad abilitare la progettazione e la gestione di filiere
      integrate di produzione e de-produzione, rendendo possibile anche la simbiosi industriale.
      4.1.3. La simbiosi industriale
      L’economia circolare presuppone azioni lungo tutto il ciclo di vita dei ma-
      teriali finalizzate alla chiusura dei cicli e all’efficienza delle risorse. Non è più
      soltanto “economia del riciclo”, ma l’attenzione è su tutta la catena del valore
      che coinvolge una pluralità di attori pubblici e privati e stimola processi vir-
      tuosi di cooperazione e nuovi modelli di business.
      La simbiosi industriale (o metabolismo industriale), espressamente richiama-
      ta dal Piano d’Azione per l’Economia Circolare dell’Unione Europea del 2015
      come uno degli strumenti più importanti per la transizione verso l’economia
      32circolare, coinvolge industrie tradizionalmente separate con un approccio
      integrato finalizzato a promuovere vantaggi competitivi attraverso lo scam-
      bio di materia, energia, acqua e/o sottoprodotti 5 . I benefici sono economici,
      ambientali e sociali per tutto il territorio coinvolto. La simbiosi si pone come
      strumento di eco-innovazione di sistema per l’uso efficiente delle risorse e
      coinvolge aziende dissimili attraverso la creazione di reti di condivisione di
      risorse anche grazie ad opportune piattaforme di incontro domanda/offerta
      per rendere note le caratteristiche dei residui anche al fine di effettuare va-
      lutazioni e approfondimenti sulle possibilità di utilizzo in nuovi processi pro-
      duttivi, affrontando la problematica correlata allo scambio di informazioni
      confidenziali e know-how specifico di ognuna delle realtà coinvolte.
      Ad esempio per quanto riguarda la simbiosi industriale, va predisposto un
      portafoglio organico e sistematico di strumenti economici che supporti le
      imprese nei processi di sviluppo, con specifico riguardo al superamento dei
      fattori di criticità e alla piena valorizzazione delle nuove opportunità.
      Oltre alle esperienze sviluppate da Enea in Sicilia, in Lazio e in Emilia Roma-
      gna (Grafico 14), si segnala l’esistenza della prima rete nazionale di simbiosi
      industriale SUN – Symbiosis User Network. Tale network mira a promuovere,
      attraverso la simbiosi industriale, un cambiamento culturale verso l’economia
      circolare, favorendo l’incontro dei diversi interlocutori interessati, la creazio-
      ne e la condivisione di conoscenza e l’individuazione di nuove opportunità di
      sviluppo economico, sociale e territoriale per il nostro Paese.
      Grafico 14 – Esperienze di Simbiosi Industriale in Italia e principali caratteristiche
      Fonte: ENEA
      Chertow M.R., “Industrial Symbiosis: Literature and Taxonomy“, Annual Review of Energy
      and Environment, 2000.
      5
      334.1.4. La bioeconomia
      La bioeconomia, ovvero il sistema socio-economico che comprende e inter-
      connette le attività economiche che utilizzano biorisorse rinnovabili del suolo
      e del mare per produrre cibo, materiali ed energia, rappresenta una declina-
      zione fondamentale dell’economia circolare, in quanto, oltre a basarsi su risor-
      se rinnovabili, alimenta il “ciclo biologico” ovvero il recupero e la valorizzazione
      energetica degli scarti organici dei processi di produzione e/o dei rifiuti. Su
      questa linea, il 20 aprile 2017 è stata presentata pubblicamente la Strategia
      Nazionale sulla Bioeconomia 6 : essa �<br/><br/>(Message over 64 KB, truncated)
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