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Ascoltiamo don Dolindo

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  • Luce2004
    Imparino i genitori ad educare i figli con tale amorosa fermezza, da non farsi mai sopraffare da loro, e da non essere costretti a tacere o ad usare parole
    Messaggio 1 di 120 , 1 feb 2013
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      Imparino i genitori ad educare i figli con tale amorosa fermezza, da non farsi mai sopraffare da loro, e da non essere costretti a tacere o ad usare parole prudentemente blande nelle loro prevaricazioni. I genitori che per una falsa prudenza o per un più falso amore si lasciano dominare dai loro figli, non fanno che preparare a loro stessi immensi dolori, quando non hanno più la forza di riprenderli. Inutilmente però i genitori rimproverano i loro figli se essi non sanno conquiderli con la forza soprannaturale che viene dalla preghiera e dall'esercizio della virtù. Se il cavallo s'accorge della viltà del suo cavaliere e non obbedisce al freno, molto più i fanciulli s'accorgono della viltà dei loro genitori e si ribellano alle loro esortazioni. Non bastano le percosse per educare, ci vuole il soffio vivificante e soprannaturale della grazia, il quale non passa attraverso cuori disordinati o disorientati dal peccato. Non s'impone il rispetto con la violenza ma con la giustizia; la storia dimostra con molta evidenza che la violenza dura poco, e che i tiranni sono scacciati da Dio, dai loro effimeri troni, poiché Egli stesso guida le nazioni con una provvidenza ammirabile di equità e di giustizia. (Padre Dolindo)

       

       

       

       

       



    • Lucia Pracilio
      Quale momento doloroso per Gesù! Egli non chiama più Dio col nome di Padre, perché non ne sente più l’intima familiarità, perché soffre non come Figlio
      Messaggio 120 di 120 , 3 apr
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        Gesù 190Quale momento doloroso per Gesù! Egli non chiama più Dio col nome di Padre, perché non ne sente più l’intima familiarità, perché soffre non come Figlio eterno di Dio ma soffre come uomo: «Dio mio, Dio mio!». Egli non trova aiuto e conforto in nessuno e ripete due volte, con espressione di amore intenso, Dio mio, Dio mio, per mostrare che anche in Lui ripone ogni suo amore ed ogni sua speranza! È abbandonato, ma si sente ancora tutto di Dio: Dio mio, e questo stesso accresce il suo dolore ed il suo spasimo! Egli lo ama e desidera di nuovo la sua familiarità, ma siccome si è sottoposto volontariamente a questa amarissima pena, non osa domandarla ed il suo desiderio lo nasconde in quella forma interrogativa piena di affetto: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Abbandonato nel momento nel quale aveva più bisogno di aiuto e di conforto; abbandonato quanto la perfidia umana infierisce contro di Lui senza limiti e senza ritegno… abbandonato!…

        (Padre Dolindo - Servo di Dio)

         

         




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