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Ascoltiamo don Dolindo

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  • Luce2004
    Imparino i genitori ad educare i figli con tale amorosa fermezza, da non farsi mai sopraffare da loro, e da non essere costretti a tacere o ad usare parole
    Messaggio 1 di 95 , 1 feb 2013
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      Imparino i genitori ad educare i figli con tale amorosa fermezza, da non farsi mai sopraffare da loro, e da non essere costretti a tacere o ad usare parole prudentemente blande nelle loro prevaricazioni. I genitori che per una falsa prudenza o per un più falso amore si lasciano dominare dai loro figli, non fanno che preparare a loro stessi immensi dolori, quando non hanno più la forza di riprenderli. Inutilmente però i genitori rimproverano i loro figli se essi non sanno conquiderli con la forza soprannaturale che viene dalla preghiera e dall'esercizio della virtù. Se il cavallo s'accorge della viltà del suo cavaliere e non obbedisce al freno, molto più i fanciulli s'accorgono della viltà dei loro genitori e si ribellano alle loro esortazioni. Non bastano le percosse per educare, ci vuole il soffio vivificante e soprannaturale della grazia, il quale non passa attraverso cuori disordinati o disorientati dal peccato. Non s'impone il rispetto con la violenza ma con la giustizia; la storia dimostra con molta evidenza che la violenza dura poco, e che i tiranni sono scacciati da Dio, dai loro effimeri troni, poiché Egli stesso guida le nazioni con una provvidenza ammirabile di equità e di giustizia. (Padre Dolindo)

       

       

       

       

       



    • Luce2004
      Ascoltiamo don Dolindo Qual è la mia fede? Ho fede io, e qual è la mia fede? Non si può dire di avere veramente fede, se non si conosce quello che si crede.
      Messaggio 95 di 95 , 15 apr 02:39
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        Ascoltiamo don Dolindo

        Qual è la mia fede?

        Ho fede io, e qual è la mia fede? Non si può dire di avere veramente fede, se non si conosce quello che si crede. È perciò necessario che ogni anima senta il dovere d'istruirsi nella fede, almeno come sente la necessità d'istruirsi nelle cose che riguardano la vita. Il catechismo, almeno, deve conoscersi completamente, e le formule delle preghiere fondamentali debbono sapersi bene a memoria.

        Occorre alimentare le prime cognizioni della fede con l'ascoltare prediche salutari e leggere il Vangelo e qualche libro buono, specialmente bisogna leggere le vite dei santi, nelle quali si vede la fede veramente vissuta, e s'impara a viverla praticamente. La fede è l'occhio dell'anima e deve custodirsi come si custodisce l'occhio. Può avere nell'anima le stesse debolezze dell'occhio corporale: è miope, e non guarda lontano, alle cose eterne, che appaiono confuse o annebbiate. Come nella miopia non si vedono distinta mente che le cose vicine, così nella miopia delle fede, non si vedono che le cose della vita presente e gli interessi temporali.

        La fede è presbite, quando non vede le cose vicine, non discerne i tesori che ha, non si affissa in Gesù Sacramentato che ci è tanto vicino, non apprezza la grandezza dei doni della grazia, la purificazione dell'anima con la confessione, il valore della preghiera, la ricchezza di un atto di pazienza, la bellezza di un'indulgenza, ecc. La fede è astigmatica, quando vede storto e non sa discernere le disposizioni della divina provvidenza nella vita. Per la fede si vedono con tranquilla unione alla divina volontà le contrarietà della vita; ma quando il suo occhio è infermo, le vede raddoppiate, triplicate, e può smarrirsi.

        L'occhio della fede ha addirittura le cateratte quando è oscurato dagli errori, quando s'incallisce nel peccato, che forma, come nelle cataratte, uno schermo che impedisce di vedere nella luce della verità. La fede può vedersi accecata dalle infezioni delle passioni, che sono come il glaucoma, come l'emorragia nella retina, il distacco della retina, che portano alla completa cecità. Tutti i malanni dell'occhio fisico possono richiamare l'anima alla considerazione dell'occhio della fede.

        Per la fede l'anima si orienta nel mondo soprannaturale, come si orienta la vita nel mondo naturale per i sensi interni ed esterni. Senza questi sensi provvidenziali, la vita sarebbe smarrita. v

         

         
         
        Crocifisso 9 okEcco il vero eroismo: immolarsi, riparare, perdonare, amare; ecco la vera regalità: dominare con la carità e col sacrificio di se stesso! Ecco il vero prestigio regale: la pace, il compatimento, la remissività, la beneficenza, la bontà! O Gesù, coronato di spine, disinganna la povera umanità in tutte le sue pazzie omicide; regna Tu solo sui regni e sui popoli, e donaci la pace sotto lo scettro del tuo amore!

        (Padre Dolindo)

         

         

         

         




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