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  • giulio manfredi
    La Stampa , 5/06/06, PAG. 43 (cronaca di Torino) CORSO BELGIO/IL GESTO PER PROTESTARE CONTRO L’ELEZIONE A SEGRETARIO DELLA CAMERA DELL’EX PRIMA LINEA,
    Messaggio 1 di 1403 , 5 giu 2006
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      "La Stampa", 5/06/06, PAG. 43 (cronaca di Torino)

      CORSO BELGIO/IL GESTO PER PROTESTARE CONTRO L’ELEZIONE A SEGRETARIO DELLA CAMERA DELL’EX PRIMA LINEA, D’ELIA

      «E’ il de profundis per la giustizia»
      Il figlio del maresciallo Berardi copre la lapide in memoria del padre

      «Non ci sono più assassini. Non ci sono più vittime. E’ morta la resistenza. E’ morta la democrazia. E’ morta la giustizia». Recita così il cartello con il quale Giovanni Berardi, segretario dell’Associazione italiana vittime del terrorismo, ha coperto ieri mattina la lapide in memoria del padre Rosario, maresciallo della polizia ucciso da un commando delle Brigate Rosse il 10 marzo 1978, in corso Belgio. Un gesto voluto soprattutto per protestare contro l’elezione alla carica di segretario di presidenza della Camera dell’ex terrorista di Prima Linea Sergio D’Elia, condannato a 30 anni di carcere per l’omicidio di un poliziotto.
      «Sono più di trent’anni - spiega Berardi - che chiediamo di tutelare la memoria delle vittime del terrorismo in modo concreto e non solo a parole, come purtroppo fanno certi politici quando si tratta di raccogliere voti. Poi, però, vediamo ex terroristi, condannati a pene pesantissime, eletti a prestigiose cariche istituzionali oppure assistiamo a un dibattito sull’amnistia che è di una banalità disarmante».
      Quello di Berardi è un richiamo «alla democrazia e alla giustizia per cui mio padre è stato ucciso. E come lui altre 400 persone. Proprio queste persone, ma soprattutto le loro vedove ed i loro orfani, non meritano di essere offesi. Verso di loro lo Stato deve avere almeno rispetto».
      Berardi confessa il suo smarrimento di fronte alla grazia che oggi tanti invocano a favore di terroristi che non si sono pentiti: «Noi non siamo contrari alla concessione della grazia, ma non accettiamo le concessioni della grazia ad personam. Siamo dunque contrari anche alla grazia che si vuole imporre a Sofri, che non l’ha mai chiesta e che ora pare pretenderla quasi fosse un risarcimento. Sta passando la tesi che i responsabili di qualsiasi nefandezza debbano tornare a respirare l’aria della libertà. Io posso solo ribattere che mio padre è da 28 anni che non respira più. Perché qualcuno gli ha sparato».
      Oggi, il figlio del maresciallo aggiunge che ora può accadere davvero di tutto: «Chi potrebbe stupirsi, dopo quanto è successo, della nomina di Curcio o di Moretti a consulenti di Prodi o di Napolitano?».
      Commenta però il futuro vicesindaco di Torino, Tom Dealessandri: «Da un punto di vista emotivo, sento di essere solidale con Giovanni Berardi, con la sua amarezza. Un uomo che ha avuto il padre ucciso in quel modo, credo proprio non possa che provare quei sentimenti, in generale; da un punto di vista politico e umano però non sono d’accordo. Io, come sindacalista, ho vissuto molto da vicino quel difficile periodo, che comunque è ormai alle spalle. Sono passati trent’anni da quei fatti sanguinosi. Ci sono stati cambiamenti profondi, la sconfitta del terrorismo rosso è stata totale. Le persone che hanno compiuto, allora, scelte sbagliate ma che hanno pagato il loro debito con la giustizia e con la società, devono avere la possibilità di un pieno e totale reinserimento, sotto ogni profilo. Non sarebbe auspicabile che siano tenute ai margini per decenni. E poi una società democratica veramente forte non ha nulla da temere da chi ha abbandonato per sempre il terrorismo». \

       

       

       

      "La Stampa", 5/06/06, pag. 12

      IL MINISTRO DELLA SALUTE: «NULLA DI STRANO, E’ PREVISTO NEL PROGRAMMA DELL’UNIONE»

      Turco: pronti a realizzare il «testamento biologico»
      «L’impegno c’è e intendiamo costruire larghe alleanze»


      ROMA

      Via libera al testamento biologico, ovvero all’adozione «della massima responsabilità da parte del cittadino». E’ nel programma dell’Unione. Lo ha annunciato il ministro della Salute, Livia Turco, a margine della prima Giornata nazionale del malato oncologico, voluta dalla Federazione dei volontari in oncologia. Il che significa che sarà possibile decidere del proprio futuro, mentre si è ancora in pieno possesso delle facoltà mentali, a proposito di trattamenti sanitari prolungati, qualora le stesse facoltà fossero gravemente compromesse o addirittura annullate.
      «Nei tempi giusti - ha chiarito il ministro - affronteremo anche questo provvedimento, con le metodologie necessarie di coinvolgimento e di discussione, perché sui temi etici c'è grande sensibilità e vanno costruite larghe alleanze».
      Colmare le disuguaglianze tra Nord e Sud del Paese, favorire un patto per la prevenzione e rilanciare la ricerca, mettendo in luce i centri di eccellenza che non mancano in Italia, sono le direttrici che Livia Turco si è impegnata a percorrere.
      Prioritario, il tema della ricerca, sulla quale bisogna investire di più. In campo oncologico, il nostro Paese, come ha ricordato il ministro, ha raggiunto risultati di grande rilievo in termini di diagnosi e terapia. Lo testimonia, infatti, il tasso di sopravvivenza che è in costante crescita. Però si registrano ancora disuguaglianze tra Nord e Sud, con un incredibile paradosso: nel Meridione ci si ammala di meno, ma si muore di più.
      Altra meta da raggiungere: valorizzare le eccellenze e colmare le lacune. Che non sono poche. Turco ha fatto esplicito riferimento alla carenza delle strutture per la radioterapia nelle regioni del Sud. «Il Servizio sanitario nazionale - ha spiegato - si basa su principi di solidarietà ed equità e deve poter garantire la stessa qualità delle cure a tutti i cittadini, ovunque essi risiedano».
      Nota dolente: le liste d’attesa. Secondo il ministro, bisogna considerare i malati oncologici tra le urgenze da trattare nelle strutture sanitarie.
      Insieme con il testamento biologico, i malati, le loro famiglie e chi li assiste si augurano un veloce percorso che tolga l’Italia dal vergognoso ultimo posto in Europa. «Vogliamo - ha rassicurato Livia Turco - che la terapia del dolore diventi sempre più parte dei livelli essenziali di assistenza e che sia diffusa in tutto il territorio nazionale».
      Ogni anno, in Italia, sono 270 mila le persone colpite da una forma di tumore e si stima che fra quattro anni arriveranno a 400 mila. Prevenzione dev’essere la parola d’ordine. Per concretizzarla, il ministero della Salute ha già un programma che prevede screening, riduzione dell'esposizione al fumo, riduzione del consumo di alcol, prevenzione delle infezioni, riduzione dell'esposizione ai cancerogeni. Ed è in fase di elaborazione il piano nazionale oncologico.
      Ma anche l’aspetto psicologico gioca un ruolo importantissimo nella malattia. E il ministro lo ha messo in evidenza. «C'è un sapere della sofferenza e della malattia che vanno ascoltati ed elaborati dalla scienza. Il sapere medico - ha concluso - non può fare a meno della persona sofferente, perché il malato non solo ha bisogno di cure, ma è protagonista della guarigione e del benessere».\




      IL PRESIDENTE DEGLI ANESTESISTI E RIANIMATORI: «PIÙ VOLTE ABBIAMO SOLLECITATO IL COMITATO NAZIONALE DI BIOETICA»

      «Fare in fretta, noi medici diciamo sì»



      ROMA

      Sono loro, gli anestesisti e rianimatori, che più spesso hanno a che fare con la sofferenza infinita di una vita che, pur avendo passato il punto di non ritorno, non può spegnersi perché la si lascia attaccata alle macchine. «Noi siamo favorevoli al testamento biologico», dice Vincenzo Carpino, presidente nazionale dell’Aaroi, l’associazione che riunisce questi specialisti.
      Professore, la sua categoria si è espressa in qualche modo sul tema?
      «Senza alcun dubbio. Abbiamo condotto un censimento, su scala nazionale, dal quale è risultato che gli anestesisti e rianimatori non sono assolutamente favorevoli all’eutanasia. Noi siamo medici della vita, non della morte. Per questa ragione aspettiamo che il Parlamento ci faccia sapere se cambierà qualcosa nel nostro Paese, com’è già accaduto in altri».
      Si riferisce alle leggi sull’eutanasia che riguardano alcuni Stati del Nord Europa?
      «Esattamente. Olanda, Belgio, Danimarca. Ma da noi, la soluzione a questo annoso dibattito potrebbe essere proprio il testamento biologico».
      Che cosa avete fatto per promuoverlo?
      «Più volte abbiamo sollecitato il Comitato nazionale di bioetica. Dopo aver avuto i risultati di questo nostro censimento, abbiamo chiesto al Comitato di accelerare i tempi del lavoro che stava conducendo sull’argomento e di portare al più presto in Parlamento le linee guida che ne erano scaturite, per arrivare in tempi rapidi a un’approvazione».
      Perché è importante?
      «Perché lascia al cittadino la responsabilità di far sapere quali siano i suoi desideri qualora si dovesse trovare nell’impossibilità di scegliere se ricevere oppure no un’assistenza medica che si concretizzerebbe in un inutile accanimento terapeutico. A quel punto si potrebbe procedere con i malati che avessero dato tali disposizioni. Mentre adesso è assolutamente proibito...».
      ...come si dice, «staccare la spina?».
      «E’ un’espressione che detesto: non si parla di un ferro da stiro, ma di persone».
      Ci sono parenti di malati che chiedono di sospendere le cure, se non addirittura di ricorrere all’eutanasia?
      «E’ molto raro che lo facciano».
      Con il testamento biologico, però, cambierebbe tutto.
      «Certo, come accade per la donazione degli organi. Inoltre, se giungesse il momento in cui i rianimatori ritenessero che non ci sono più possibilità di salvare un paziente, si potrebbe procedere a un’assistenza essenzialmente biologica, evitando le manovre di rianimazione».
      In quali altri Paesi esiste la pratica delle ultime volontà riferite alla propria condizione biologica?
      «Ci sono Paesi, come abbiamo detto, che hanno superato il problema passando decisamente all’eutanasia. Negli Stati Uniti, invece, si è adottato il sistema del testamento e mi risulta che venga largamente praticato».
      Che cosa accadrebbe per i bambini?
      «Fino al compimento del diciottesimo anno di età, la responsabilità sarebbe dei genitori o di chiunque eserciti la patria potestà. Adesso, ci aspettiamo che dalle istituzioni arrivi, finalmente, una decisione».

       

       

       

    • giulio manfredi
      http://www.lospiffero.com/portineria/cannabis-terapeutica-radicali-produzione-anche-in-piemonte-18139.html La Repubblica , 19/09/2014 Commenti I GEMELLI
      Messaggio 1403 di 1403 , 19 set 02:27
      • 0 Allegato
        http://www.lospiffero.com/portineria/cannabis-terapeutica-radicali-produzione-anche-in-piemonte-18139.html



        "La Repubblica", 19/09/2014

        Commenti

        I GEMELLI DIVISI E UNA LEGGE CHE NON C’È

        CHIARA SARACENO

        L‘ASSENZA di una regolamentazione nazionale delle modalità in cui può avvenire la riproduzione assistita con donatore e/o donatrice sta già producendo i suoi effetti negativi. Sembrava che le linee guida approvate dalla conferenza delle regioni potesse avere un positivo ruolo di supplenza e di stimolo a ministra, governo e parlamento. Invece sta succedendo proprio quello che i piú ottimisti, me compresa, paventavano come rischio in una situazione giuridicamente non vincolante.
        Nonostante le linee guida siano state approvate all’unanimità da tutte le regioni, alla prova dei fatti ciascuna ha deciso di interpretarle a proprio modo, creando un ennesima situazione di frammentazione e diversificazione dei diritti su base terri- toriale. Chi — limitatamente alle coppie eterosessuali — può accedere alla riproduzione assistita cosiddetta eterologa varia da regione a regione in base all’età e al costo, quindi al censo. E in alcune regioni non può farlo del tutto.
        In questa assenza di una normativa condivisa, si rischia di tornare al far west che a suo tempo legittimò, come reazione, l’infausta legge 40, successivamente pressoché smantellata dalle diverse sentenze delle Corti.
        Il caso di Cattolica, dove si programma di dare a due diverse coppie la possibilità di far nascere come proprio figlio/a uno ciascuno di due gemelli genetici, perché concepiti con la donazione incrociata di gameti e ovocita da parte di un partner per coppia, è frutto di questa mancanza di regolazione condivisa. È vero, come ha affermato una delle due aspiranti madri, la possibilità di ricorrere alla fecondazione assistita eterologa fa, inevitabilmente, sì che in giro per il mondo ci siano persone che dal punto di vista genetico siano mezzi fratelli/sorelle, pur non essendolo dal punto di vista legale, so- ciale, relazionale. Proprio per evitare che questa situazione si diffonda troppo, le linee guida preparate dalla commissione di esperti nominata dalla ministra Lorenzini avevano indicato in dieci il numero massimo di bambini nati con i gameti di un donatore/donatrice. Questa indicazione era stata recepita anche dalle linee guida regionali. La scelta dell’ospedale di Cattolica, invece, programma addirittura la nascita di due bambini che, se pur non avranno lo stesso patrimonio genetico, dato che si tratterà di gemelli eterozigoti, nati dalla fecondazione da parte di due diversi spermatozoi di due diversi ovuli, saranno tuttavia geneticamente totalmente fratelli. Per giustificare questa soluzione, i medici e le coppie si nascondono dietro la «praticità », se non fortuna, di poter disporre di due coppie a donatori incrociati, di cui si garantisce l’anonimato reciproco. È bello che ci siano donne disposte a donare i propri ovociti «in eccesso», prodotti nel percorso da loro stesse fatto nella riproduzione assistita. Per certi versi è meglio, o non aggiunge sovraccarichi e rischi per la salute, che nel caso di una donna che si sottopone a stimolazione ovarica solo a fini di donazione. Così come è bello che un uomo doni parte del proprio sperma in eccesso rispetto a quello necessario per la fecondazione degli ovuli della sua compagna. Ma occorrerebbe evitare incroci come quelli di Cattolica, soprattutto pensando a chi nascerà. È vero che il patrimonio genetico non è tutto, e che si diventa figli perché qualcuno accoglie e fa crescere. Ma produrre intenzionalmente due gemelli che non saranno mai fratelli/sorelle, e che in futuro potrebbero interrogarsi sulla casualità per cui sono diventati figli dell’una piuttosto che dell’altra coppia, mi sembra un passo che richiederebbe maggiore cautela e riflessione.




        "La Repubblica", 19/09/2014

        Torino
        Comune contro Toro: “Cairo si tenga pure i 90 biglietti gratis e versi 80mila euro”
        L’attacco: non può calcolare gli ingressi come parte dell’affitto dell’Olimpico

        GABRIELE GUCCIONE

        «SE LI tenga », sbotta più volte Gioacchino Cuntrò, consigliere comunale del Pd, uno che di soldi se ne intende, un passato da bancario, un presente da tesoriere del partito. «Ecco, bravo, se li tenga — gli fa eco Michele Curto di Sel, il bersagliere della battaglia sull’affitto dello Stadio Olimpico — Diciamo pure a Cairo che se li può tenere i suoi biglietti gratis per le partite, basta che ci dia i soldi». Come pepe sotto al naso della Sala Rossa, il messaggio mandato a dire dal presidente del Toro, Urbano Cairo, ha avuto l’effetto sicuro di uno starnuto generale a Palazzo Civico.
        Diceva la missiva: «Come calcolare il palco e i 50 biglietti a partita messi a disposizione dell’assessore allo Sport e i 40 ingressi gratis per i consiglieri comunali? Solo quelli valgono 80mila euro l’anno». Una risposta alla richiesta, maturata in Comune, di acquistare lo stadio Olimpico o di fare un contratto più solido rispetto all’attuale da 250mila euro l’anno. La controreplica si è avuta ieri mattina, durante la riunione della commissione controllo di gestione. «Se Cairo crede che siano parte integrante del contratto e non, come fanno squadre come la Juventus, una donazione liberale, si tenga i biglietti e ci dia gli 80mila euro che lui stesso dice che valgono», ha tagliato dritto il radicale Silvio Viale. Una proposta che ha trovato d’accordo Gianni Ventura, pd: «Metta a disposizione il palco per il sindaco e gli ospiti della città e si tenga il resto ». Sulla stessa linea Curto e il grillino granata Vittorio Bertola, che ne ha parlato come della «chicca agitata come strumento di ricatto».
        L’assessore allo Sport, Stefano Gallo, ha incassato senza colpo ferire: «Se questa è l’indicazione del Consiglio sarà accolta». E ci ha pure messo il carico: «Sapete che vi dico, restituiremo anche i 10 biglietti che ci dà la Juventus». Un di più, a dir la verità, non richiesto, dato che, come ha fatto notare Viale, quelli sono un omaggio, non fanno parte di alcun contratto: «E a caval donato non si guarda in bocca». Chi pensava che la polemica sull’affitto dell’Olimpico fosse un fuoco di paglia agostano si è dovuto ricredere: il Comu- ne va avanti deciso. Il Toro dichiara che ai 250mila euro (e lo sconto, dopo il rinnovo di agosto, su tassa rifiuti e vigili urbani) vanno aggiunti 1,3 milioni per la manutenzione, che è d’obbligo, secondo contratto. Ma dai dati forniti ieri in commissione dal dirigente comunale Giancarlo Revelchione è emerso che in quei costi non c’è solo la manutenzione, ma le spese di gestione. In fondo “fatti” della società: 200mila euro di guardiania, 500mila di bollette, ecc. «Insomma — ha detto l’ingegnere — 1,3 milioni di manutenzione mi sembrano esagerati».





        Torino
        Meo, bocciata eccellente della lista metropolitana

        IL CASO/ BATTAGLIA NEL PD PER I NOMI DELLA GRANDE COALIZIONE

        SARA STRIPPOLI

        DOPO due sere di discussione accesa e uno strascico di riunioni ancora nel pomeriggio di ieri, il listone della “grande coalizione” metropolitana dalla quale Sel resta fuori, è pronto. Il 12 ottobre si voterà dalle 8 alle 20, e ad essere chiamati ad esprimere la loro preferenza saranno i consiglieri dei 316 Comuni del Torinese. Il sindaco di Moncalieri Roberta Meo non sarà della partita e i nomi definitivi inseriti in elenco sono Lucia Centillo (Pd), Michele Paolino (Pd) Mimmo Carretta (Pd), Domenica Genisio (Pd), Antonella Griffa (Pd), Roberto Montà (Pd), Alberto Avetta (Pd), Francesco Brizio (Pd), Claudio Martano (Pd), Eugenio Buttiero (Pd), Vincenzo Barrea (Pd), Barbara Cervetti (Moderati), Renzo Pinard (FI), Andrea Tronzano (FI), Eugenio Gambetta (FI), Rosanna Giachello (FI) e Gemma Amprino (Ncd).
        La rissa comunque è stata tutta interna al Pd. Solo ieri è arrivato il dodicesimo nome dei Democratici e ancora una volta lo scontro, caso Meo a parte, si è consumato sullo sfondo delle lotte valsusine. Dopo le rimostranze per la presenza della “Sì Tav” di centrodestra Gemma Amprino, il segretario provinciale Fabrizio Morri insisteva perché fosse una donna ad entrare in lista. La sua proposta era Anna Allasio, sindaco di Bussoleno, una delle poche amministratici a non opporsi alla Tav. Niente da fare. Allasio alla fine ha rinunciato - qualcuno sospetta pressioni del fronte No Tav - e al suo posto è entrato Mauro Carena, ex-Lega, expresidente della Comunità montana Alta Val di Susa: «Era il nome che sin dall’inizio arrivava dalla Val di Susa, solo che inizialmente pensavo che Sel avrebbe accettato di entrare nella lista», dice Morri. La decisione ha sollevato critiche e proteste, soprattutto da parte del presidente dell’assemblea regionale Alessandro Altamura. Il nome eccellente fra gli esclusi è senza dubbio quello di Roberta Meo, costretta ad andare a primarie il 30 novembre per inseguire il secondo mandato. Lo sfidante è il suo vicesindaco Paolo Montagna, anche lui Pd e la sfida si annuncia aspra. Nella lista metropolitana Meo è stata sostituita dall’assessore di La Loggia Antonella Griffa. Dopo la forte opposizione espressa da Erika Faienza, portavoce dei Comuni dell’area sud, la decisione era inevitabile, pena una sicura bagarre che avrebbe immobilizzato la prosecuzione dei lavori in segreteria. «Roberta Meo mi ha detto che preferiva evitare sicure strumentalizzazioni in vista delle primarie e ha ritirato la sua candidatura», chiarisce Morri.
        Con la Lega fuori per scelta, se il Movimento 5 stelle riuscirà a raccogliere le firme necessarie per presentare la lista, alla fine potrebbero essere due i consiglieri pentastellati ad entrare a far parte della Costituente metropolitana.





        Metro Torino, accordo sblocca 35 milioni

        Pubblicato Giovedì 18 Settembre 2014, ore 14,01

        Siglata la convenzione tra Regione Piemonte e la società Infra.To che regola l'erogazione del contributo di 35 milioni di euro per tratta 4 'Lingotto-Bengasi' della linea 1 della metropolitana di Torino. L'intervento consiste nella costruzione di due stazioni (Italia'61-Regione Piemonte e Bengasi), tre pozzi di ventilazione e una galleria di 1,9 km. L'opera costerà 194 milioni: 35 stanziati dalla Regione attraverso i fondi ex FAS (ora FSC) 111,13 dallo Stato, 4 dal Comune e 7,42 da Infra.To. (Ansa)



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