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160Le streghe danzavano a Genova...

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  • Alberto
    6 gen 2002
       

      Oggetto: persecuzione antipagana a Genova

      Regina dei Giochi" o "Donna dei giochi", o "Regina d'Aprile", questi furono i nomi con cui Diana tramando' il proprio culto nel tempo...

      In una convenzione della fine del XII secolo tra l'abate di San Colombano di Bobbio (PC) ed un chierico della chiesa di San Siro, all'epoca sede vescovile genovese, si legge:
      Cum choreis femineis turpiter resonat Janua et ballationes atque cantiones [?] cum sono vetare debent [sacerdotes].
      (Notaio Guglielmo Cassinese, anno 1194, Archivio di stato di Genova).

      Analizzando i singoli termini della convenzione appare subito choreis femineis che si può tradurre con «gruppo danzante e cantante composto da donne». Quelle donne rendono Genova un luogo di suoni osceni (turpiter resonat). L'aggettivo turpis ed i suoi derivati sono un topos della condanna ecclesiastica delle manifestazioni popolari. Il III Concilio di Toledo (589) proibì che i partecipanti alle vigilie sacre «saltationibus et turpibus invigilet canticis» cioè che vegliassero alle danze e alle turpi canzoni. Il corrispondente editto reale prescrisse «quod belematiae et turpes cantici prohibendi sunt» dove le belematiae sono delle canzoni definite dalla chiesa «oscene». Nel 636 il Concilio di Châlons deplora che nelle feste si cantino «obscina et turpea cantica [?] cum choris foemineis». Il vescovo di Tours in un decreto dell'858 vietò che di domenica si facessero «illas [?] ballationes et saltationes canticaque turpia ac luxuriosa [?] nec in plateis nec in domibus, neque il ullo loco, quia haec de paganorum consuetudine remanserunt»
      Ballationes e cantiones, sono termini sconosciuti al Latino classico, evidentemente calchi di voci volgari come i provenzali balada e canso. Le donne genovesi di cui sopra hanno molto in comune con la regin'aurilhoza (regina d'aprile) della nota canzone anonima del Canzoniere di Saint Germain:

      I.
      All'entrada del tens clar - eya,
      Per joia recomençar - eya,
      E per jelos irritar - eya,
      Vol la regina mostrar
      Qu'el es si amoroza.

      A la vi'a la via, jelos
      Laissaz nos, laissaz nos
      Ballar entre nos, entre nos.
      II.
      El'a fait per tot mandar - eya,
      Non sia jusqu'a la mar - eya,
      Piucela ni bachalar - eya,
      Que tuit non venguan dançar,
      En la dansa joioza.
      III.
      Lo reis i ven d'autra part - eya,
      Per la danca destorbar - eya,
      Que el es en crementar - eya,
      Que om no li voill'emblar
      la regin'aurilhosa.
      IV.
      Mais per nient lo vol far - eya,
      Qu'ela n'a sonh de vielhart - eya,
      Mais d'un leugier bachalar - eya,
      Qui ben sapcha solaçar,
      La domna savoroza.
      V.
      Qui donc la vezes dançar - eya,
      E sont gent cors deportar - eya,
      Ben pogra dir de vertat - eya,
      Qu'el mont non aia sa par
      La regina joioza.

      A la vi'a la via, jelos
      Laissaz nos, laissaz nos
      Ballar entre nos, entre nos.

      «All'entrata del tempo chiaro, per ricominciare la gioia, pel geloso indispettire, la REGINA vuol mostrare ch'ella è tanto amorosa. Fuori, geloso fuori! Lasciateci, lasciateci ballar fra noi, fra noi.
      Fece lei mandare ovunque, che non sia fino al mare, già fanciulla oppur ragazzo, che non vengano a danzare nella danza gioiosa.
      D'altra parte viene il re, per la danza molestare, dato ch'egli ha gran timore che rapire gli si voglia la regina fiorente.
      Ma per nulla lo vuol fare, lei di vecchio non si cura, ma di un agile ragazzo, che ben sappia divertire donna tanto piacente.
      Chi vedesse lei danzare, e il bel corpo rallegrare, dir potrebbe in verità, che nel mondo non ha pari la regina gioiosa».
      (Ed. Crescini, trad. Sansone, La poesia dell'antica Provenza).

      Si tratta evidentemente di un testo che fa riferimento ad una festa primaverile nella quale appare una "signora del gioco" o "regina d'aprile" e le tematiche sessuali non sono neanche troppo allusive bensì esplicite.
      Dall'analisi di questa danza cantata pare sia scaturita la teoria di Paris e Jeanroy del monologo femminile come genere centrale della poesia pretrovatoresca e, tanto per cambiare, i trovatori furono travolti da quell'ondata di estremismo e di violenza che fu la crociata contro gli Albigesi o Catari. In particolare la canzone di danza primaverile si presenterebbe come momento liberatorio carico di significati che, in ottica ecclesiastica, possono essere definiti «turpi» ed «osceni». L'esistenza di tali manifestazioni diffuse anche a Genova prova l'esistenza di sostrati culturali strettamente imparentati almeno tra Genova e l'Occitania se non tra il Nord-ovest della penisola ed il Midi francese .
      Un documento di questo tipo serve a chiudere le bocche di tutti coloro che avversano le teorie murrayane sulla permanenza del paganesimo in Europa per tutto il Medioevo. Le streghe ed i pagani hanno sempre seguito le loro feste danzando e cantando in quelle manifestazioni che nel XII secolo sono definite "turpi" ma più tardi, nel Cinque-seicento, verranno definite dagli autori cristiani come dei sabba infernali.

      da http://www.streghe.com